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Purtroppo è di oggi la notizia che in Russia è stato ucciso un altro giornalista.
Pochi giorni fa l'opinione pubblica mondiale era stata scossa dall'omicidio di Anna Politkovskaya, una giornalista che con coraggio aveva denunciato la corruzione nei palazzi del potere e soprattutto aveva denunciato al mondo i massacri perpetrati in Cecenia.
Questi due omicidi hanno sicuramente colpito l'opinione pubblica mondiale, ma non abbastanza, come troppo poche e troppo indecise sono state le parole di condanna e di preoccupazione spese dagli altri capi di Stato, in primis dal nostro Premier Romano Prodi.
Perché, se queste due morti da sole non dovessero bastare per guardare con orrore a ciò che sta avvenendo in Russia, allora è il caso di guardare i numeri: Anatoly Voronin è il tredicesimo giornalista assassinato da quando è salito al potere Vladimir Putin, il quarantesimo da quando il comunismo è crollato.
Vale la pena chiedersi, chi è veramente Vladimir Putin, possiamo considerare lo Stato Russo un paese democratico?
Io come sempre preferisco guardare all'equilibrio geopolitico mondiale nel suo insieme, e se osserviamo con attenzione la successione di eventi che stanno caratterizzando la recente storia politica del nostro pianeta non possiamo che esserne turbati, si sta delineando uno scenario davvero preoccupante:
Insomma, non c'è da stare tranquilli.
Visto che della situazione americana ho già scritto in altri post, che ho espresso anche la mia opinione su Kim Jong-il, il dittatore Coreano, e che in passato ho espresso la mia opinione anche sulla situazione in medioriente, questa volta vorrei raccontarvi di Vladimir Putin e della situazione politica nello Stato Russo, lo faccio attraverso un articolo di "Left Avvenimenti", che a suo tempo avevo ritenuto molto interessante e che, visti i fatti di cronaca di questi giorni, ritengo sia anche molto attuale.
Buona lettura ed abbiate pazienza per la lunghezza di questo intervento.
Allo stato russo appartengono direttamente quotidiani e settimanali come Rossijskie Vesti, Rossijskaia Federazia. Le agenzie di stampa Itar Tas e Ria Novosti. Le televisioni Rtr (appartenente alla holding statale Vgtrk), Canale 1, Canale Russia, Canale Kultura e Radio Rossi.
Di proprietà diretta dell'azienda statale del gas Gazprom sono invece i quotidiani e i settimanali Segodnja, Itogi, Sjem Dneje, Izvesija e Tribuna Sem Dnei. Le emittenti Radio Troika, Radio Pervoe Populiarnoe, Radio Do-Radio, Radio Next. Nel cinema, Nrv-Kino (casa di produzione cinematografica), cinema multisala Oktiabr, il più grande cinema di Mosca, e cinema multisala Cristal Palace, il più grande cinema di San Pietroburgo.
E infine le proprietà compartecipate fra Stato Russo e Gazprom sono i giornali Nesavizimaya Gazeta, Orgonio, Rossijskaia Gazeta, Trud, Rabocheja Tribuna, Selkaia Zhizhn, Profil; Tv-6, Radio Echo di Mosca e Radio Mayak.
Rinazionalizzazione, recupero della mentalità sovietica. Ma soprattutto controllo totale del consenso grazie alla concentrazione dei media nelle mani del gigante dell’energia. Il piano dello zar Putin per restituire alla Russia il ruolo di superpotenza mondiale. Senza esclusione di colpi.
La Russia torna un attore di primo piano sulla scena internazionale e l’arma che Putin intende usare è una multinazionale salita alla ribalta delle cronache durante la crisi del gas di quest’inverno: Gazprom. Il colosso di Stato è un fenomeno unico nel suo genere: rappresenta la maggiore concentrazione economica del paese, capace di associare alla gestione delle risorse energetiche il controllo quasi totale dei media russi. Attraverso la nuova statalizzazione, al fine di ricostruire uno Stato forte e autoritario, il petrolio ed il gas tornano ad essere per la Russia strumenti di riacquisizione di peso politico internazionale. In questa prospettiva, sul piano interno, i colossi statali diventano il mezzo che, attraverso l’acquisto dei media nazionali, assicura la formazione e il consolidamento del consenso intorno alla presidenza Putin.
Il caso più eclatante di esproprio e concentrazione statale delle proprietà mediatiche è stata la vicenda dei due oligarchi Boris Berezovsky e Vladimir Gussinsky. La rete televisiva Ntv di Gussinsky venne comprata dalla Gazprom tra il marzo e il novembre del 2000, prima attraverso l’acquisto del 30 per cento delle azioni rastrellate sul mercato e poi aumentando la quota dopo un finanziamento che la stessa Gazprom aveva concesso alla Ntv e che la rete tv non era stata in grado di restituire. In questo modo, facendo leva sulle difficoltà economiche di Gussinsky, l’industria del gas ha posto sotto il controllo diretto del Cremlino la Ntv e l’intera Media-Most, che ha ceduto a Gazprom anche tutti i media di riferimento. Dopo tre giorni di carcere e la sottrazione di tutto il suo impero, Vladimir Gussinsky si è trasferito in Israele.
Stessa tecnica per l’espropriazione dell’impero di Berezovsky. La Ort (una delle tre principali tv russe), la rete privata Tv-6, il quotidiano Nesavizimaya Gazeta ed il settimanale Ogonio sono passati sotto il controllo dello Stato e della Gazprom.
Il panorama televisivo russo si sta così per trasformare in un unico grande canale governativo, visto che Canale 1 (l’ex canale unico dell’Urss) è rimasto sotto controllo del Cremlino, la Ntv e la Ort appartengono a Gazprom e la Rtv è proprietà dello Stato. Vanno aggiunte anche Canale Russia e Canale Kultura, controllate da Putin.
Gazprom non si limita alla proprietà delle televisioni. Viktor Cernomyrdin, ex direttore dell’officina del gas di Oremburg e ex ministro dell’Industria petrolifera e del gas, durante il governo Gorbaciov fondò il consorzio di Stato Gazprom. Finita l’era sovietica e divenuto primo ministro, tramite il colosso del gas controllava le agenzie di stampa Itar Tas e Ria Novosti, le radio Golos Rossi e Mayak, i quotidiani Rossijskaja Gazeta, Trud, Rabocheja Tribuna e Selkaja Zhizhn e il settimanale Profil. Gazprom ha preso la prima radio, Echo di Mosca, e il primo settimanale russo Itogi. Ma l’operazione più importante è stata l’acquisto del 50,19 per cento delle azioni della storica testata Izvestija. Il quotidiano più venduto di tutto il paese, con le sue 230mila copie al giorno, prima della seconda rielezione di Putin aveva espresso riserve sulla modernizzazione del paese, indicando in Putin un esponente del riformismo dall’alto, non in grado di completare la transizione alla democrazia.
Il proprietario di Izvestija Vladimir Potanin, titolare del gruppo Onexim, e dei quotidiani Komsomolskaya Pravda e Komsomolka, dopo aver subìto fortissime pressioni politiche e giudiziarie, ha venduto Izvestija pochi giorni dopo la condanna a nove anni di prigione di Khodorovsky per gli stessi capi di imputazione a lui contestati. Al momento dell’acquisto, Gazprom possedeva già importanti quotidiani come Tribuna e interi gruppi come Sem Dnei, editrice dell’omonima rivista che vende oltre un milione di copie.
In tutto, Gazprom detiene il 16 per cento del mercato editoriale russo e il 30 di quello moscovita.
Nel campo televisivo, il potere di Gazprom e dello Stato è pressoché assoluto: è proprietario di Ort, Ntv, Ntv-Plus, Ntv Mir, Ntv-America e Rtr. Ma anche gli altri media non sfuggono al controllo di Putin. Nel settore cinematografico, ad esempio, Gazprom è proprietaria della casa di produzione Ntv-Kino e delle due sale più importanti del paese, nelle città di Mosca, Oktiabr, e San Pietroburgo, Cristal Palace. Nel campo radiofonico, oltre a Radio Echo Mosca, controlla Troika, Pervoe Populiarnoe Radio, Do-Radio e Next, che insieme coprono il 13 per cento dello share radiofonico.
La discontinuità fra Putin e Eltsin è fortissima. Putin oggi rappresenta quella fazione dei servizi segreti federali (Fsb), che si è data l’obiettivo di ridare alla Russia il ruolo di potenza nel quadro multipolare del mondo globalizzato. Primi passi indispensabili, la riappropriazione statale delle risorse strategiche e il recupero del sentimento nazionalista dopo il crollo. Gazprom si è rivelato lo strumento capace di coniugare esproprio delle ricchezze energetiche e consenso popolare.
Con una serie di inchieste della magistratura, e con l’appoggio della gran parte dell’opinione pubblica indignata contro gli oligarchi indebitamente arricchitisi, Putin ha avviato insieme a Alexej Miller, suo ex collega del Reparto relazioni estere di San Pietroburgo e oggi presidente unico di Gazprom, una gigantesca operazione di controllo dei mezzi di comunicazione tramite la Gazprom-Media, presieduta da Nikolai Senkevich, in vista delle elezioni politiche del 2007 e delle presidenziali del 2008.
Già l’anno scorso il Parlamento europeo, in una relazione, ha denunciato che «in Russia la democrazia si è indebolita, in particolare con il controllo, da parte del governo, di tutti i principali canali televisivi e della maggior parte di quelli radiofonici, con la diffusione dell’autocensura nella stampa scritta, le nuove limitazioni al diritto di manifestazioni pubbliche, il peggioramento del clima per le Ong, un accresciuto controllo politico del potere giudiziario, tutti elementi destinati a rafforzare il Cremlino. Il parlamento Ue - continua ancora la relazione - esprime preoccupazione quanto all’evidente indebolimento dell’impegno della Russia a favore della democrazia e deplora le restrizioni imposte all’operato dei mass media liberi e indipendenti».
Nonostante questo, Germania e Italia hanno sottoscritto accordi con la Russia. Come quello Eni-Gazprom, poi saltato; e quello sul gasdotto North european gas pipeline. Entrambi non solo violano la diversificazione regionale degli approvvigionamenti, ma stipulano alleanze con il maggiore responsabile delle limitazioni della libertà di stampa e dell’indebolimento della democrazia che il rapporto Ue denuncia.
Il governo russo a partire dal 2004 ha iniziato ad occuparsi anche del controllo della rete telematica. Alcuni esponenti del Consiglio della Federazione Russa, la camera alta del Parlamento, considerano internet «una enorme discarica» e hanno proposto l’istituzione di un comitato di professionisti con potere di controllo delle informazioni di rete. Il provvedimento andrebbe ad aggiungersi all’azione che l’intelligence già svolge nei confronti del web attraverso l’installazione obbligatoria sui provider, pena il ritiro della licenza, di sistemi di controllo per poter accedere a qualsiasi informazione sugli utenti. E con internet, il cerchio di Putin si chiude: sei milioni di cittadini usufruiscono della rete.
Fonte: Left 7 Aprile/13 Aprile 2006.
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mi viene solo uno sconforto immane...
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Chi è veramente Vladimir Putin?...
Vale la pena chiedersi, chi è veramente Vladimir Putin, possiamo considerare lo Stato Russo un paese democratico?...
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Lo so Drizzt, c'è poco da stare allegri..
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Salvatore..., l'hai già letto questo articolo...???
Corriere della Sera
come ho detto su omb, 'sto essere è una fogna a cielo aperto...
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L'ho letto, grazie della segnalazione, pollice verso!
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Il controllo dell'informazione è importante, Putin che nel passato faceva parte delle gerarchie comuniste , oggi non potendo applicare la dittatura hanno trasferito i poteri mediatici e quindi di controllo dell'informazione ad una unica società di controllo statale.
Quindi possono fare quello che vogliono, in Italia forse abbiamo o avremo lo stesso problema .
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