Frontiera USA: ora i controlli ai laptop vengono effettuati anche su dati cifrati

Non so quanti di voi siano a conoscenza di questa delicata questione, che riguarda sicuramente i diritti di tutte le persone che, per lavoro o per svago, decidono di intraprendere un viaggio negli Stati Uniti. Dopo il crollo delle Torri Gemelle, come tutti sappiamo, il Governo degli Stati Uniti ha pesantemente aumentato le attività tese al controllo ed allo spionaggio degli americani nonché delle persone che, per un motivo o per l'altro, si ritrovano a passare un certo periodo negli USA.

Tra questi controlli ovviamente c'è quello che riguarda le persone che cercano di varcare il confine statunitense, ovvero tutti i viaggiatori che arrivano sul suolo americano a seguito di un viaggio aereo. Da tempo, tra i controlli effettuati dagli agenti di frontiera, c'è quello che riguarda il contenuto dei laptop trasportati dai viaggiatori. Un poliziotto di frontiera ha il diritto di aprire il nostro laptop e verificarne il contenuto, può inoltre porre sotto sequestro il nostro apparato informatico per effetuare verifiche più approfondite.

Secondo l'interpretazione legislativa i poliziotti possono fare questo in quanto già autorizzati ad aprire i bagagli dei clienti. Ma naturalmente c'è una grossa differenza tra il controllare velocemente il contenuto di una valigia ed il verificare il contenuto di un computer, che contiene dati estremamente personali, contenuti che potrebbero essere protetti dal segreto aziendale, più una serie di cose che riguardano la sfera strettamente personale del viaggiatore.

Le proteste contro questa violazione della privacy sono tantissime, c'è chi sottolinea come tale politica penalizzi anche il turismo perché nessuno ama l'idea di vedere la propria vita messa sotto la lente d'ingrandimento ed ancor peggio nessuno tollera il rischio di perdere il possesso del proprio computer perché qualche autorità ha deciso di sequestrarlo in base a principi legali davvero discutibili.

Poliziotto ispeziona un laptop

Ma la pressione ed il controllo a cui sono sottoposti i viaggiatori, invece di diminuire sembra peggiorare sempre più.
Peter Swire, un membro del Center for American Progress Action Fund, nonché professore al Moritz College of Law dell'Ohio, denuncia in questo articolo un fatto ancora peggiore. A quanto pare ora gli agenti di polizia non si limitano più ad effettuare un controllo sui dati in "chiaro" presenti sul computer, ma pretendono anche che i viaggiatori forniscano alle autorità le password dei propri computer nonché le password e le chiavi utilizzate per poter accedere ad eventuali dati criptati memorizzati sull'hard disk del viaggiatore.

Tutto questo, come denunciato da Swire, è inaccettabile. ecco perché il professore della Morizt University ha presentato una testimonianza ad una commissione del Senato degli Stati Uniti che si occupa di diritti umani e libertà civili. Potete leggere l'intero documento scaricandolo da qui.

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