Godetevi quest'articolo intriso di razzismo e luoghi comuni come non se ne vedeva da qualche tempo.
Ovviamente lo scritto in questione ha trovato spazio nel verde fogliaccio protofascioleghista della Lega Nord, dove altrimenti? (forse neanche Il Giornale avrebbe tanto ardire).
Ma lasciamo che questi falliti teorici della "celticità dello Stato" si sfoghino, hanno preso parecchie mazzate nell'ultimo periodo, la maggioranza degli italiani da Bolzano a Lampedusa contano nella speranza che il partitaccio razzista di Bossi diventi solo uno dei tanti brutti ricordi di questa infame stagione politica.
Nel frattempo consegno alla cloaca di questo sito l'articolo in questione, il suo redattore e "La Padania" tutta, dal direttore all'ultimo degli scribacchini.


E io tiferò contro...
«La nazionale da sempre è un grande strumento di unificazione del Paese». Parola di Romano Prodi, che ieri ha avuto il tempo di scrivere una lettera aperta al cancelliere tedesco, niente meno che sulla Gazzetta dello Sport. E quindi? Quindi io sto dall’altra parte. Quindi tifo contro, contro “questa” nazionale che viene usata per nascondere i mali di “questo Paese”.
Non me ne vogliano i padani Buffon, Zambrotta, Pirlo, Gilardino, Del Piero o Inzaghi, niente di personale. Ma io, per dirla come Gaber proprio non riesco a sentirmi italiano. Mi sento milanese, lombardo e padano, ma orgoglioso di questa Italia proprio non riesco ad esserlo. Non mi piacciono i bagarini che, anche se si gioca a mille chilometri di distanza, cercano di spacciare i biglietti a cifre incredibili. E non sono padani. Non mi piacciono quelli che vendono magliette, bandiere, petardi, parrucche e trombette taroccate ed esentasse, per santificare l’italico rituale. E non sono padani. Non mi piacciono quei “tifosi” che hanno fatto casino, sfasciando e imbrattando, per la vittoria di rigore rubata contro l’Australia. E non erano padani. Non mi piacciono quelle persone, tifosi e calciatori ma soprattutto giornalisti, che su Lippi cambiano idea ogni due giorni: ne pensavano tutto il male possibile ieri, ne chiedono la riconferma oggi dopo due stentate vittorie. Non è da padani. Non mi piacciono quelli che passano le loro giornate a stabilire come, quanto e perché faccia bene cantare l’inno di Mameli, scomunicando smemorati, stonati e taciturni. Non è da padani, io preferisco la Terra dei cachi. Non mi piacciono quei politici, e ce ne sono tanti a sinistra e qualcuno anche a destra, che contano sui gol di Totti per fotterci in silenzio un altro po’ di stipendio e di libertà. Non è da padani. E poi, se la devo dire tutta, non mi piacciono gli spaghetti con la pummarola, preferisco il risotto; non mi piace il mare, preferisco la montagna; non mi piace volare Alitalia, preferisco la Lufthansa; non mi piace il mandolino, preferisco la banda d’Affori; non mi piacciono i Savoia, prefersico Maria Teresa D’Austria. e non mi piacciono, soprattutto d’estate, quelli che fanno sempre casino facendo risuonare i loro “ahò” anche nel silenzio delle isole Aran; e non mi piacciono quelli che si arrangiano e vivono una vita da abusivi orgogliosi di fregare il prossimo; e non mi piace la mafia, la camorra, la ’ndrangheta e la sacra corona unita; e ancora non mi piacciono le tifoserie “appassionate ma civili” del Sud, come quella del Napoli, che vengono santificate dai giornalisti ma hanno quasi sempre accolto a sassate, spranghate, botte, sputi e pulcinellate i tifosi che scendevano da Nord; e non mi piace Biscardi, non mi piace Galeazzi, non mi piace Moggi, non mi piace Petrucci, non mi piacciono i calciatori che cambiano squadra con la stessa frequenza con cui cambiano le mutande, non mi piacciono i Rolex regalati ad arbitri e guardalinee, non mi piace il calcio a pagamento su Sky.
E poi proprio non mi piace l’inno di Mameli, né la musica né tantomeno il testo, tanto che quando comincia il “pa-ra-pa-pa” prima del giornale radio Rai delle 24 tolgo l’audio. Che rompipalle, dirà qualcuno, ma purtroppo è così: come faccio a tifare l’Italia? Certo tifo Milan, tifo Ivan Basso, tifo Valentino Rossi, tifo la ProRecco di palla nuoto, tifo l’hockey Milano, mi piacciono il basket, la pallavolo e l’atletica leggera. Ma mi permetto un sogno. Che un giorno non troppo lontano un atleta padano porti con sè, sul podio, un po’ di verde, un foulard, magari una bandiera.
Come fecero le Pantere Nere americane alle Olimpiadi, noi aspettiamo che i nostri leoni, che pur ci sono, trovino l’orgoglio e il coraggio di dichiararsi, di dare voce e colore alla loro identità. Nell’attesa, questa sera (a proposito vi aspettiamo per la radiocronaca su Radio Padania libera dalle 19.30!) tifo per la Germania. Anzi, per la Repubblica federale tedesca.
Fonte: La padania on line del 04/07/2006
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ed io tiferò contro questo "megatonto" che ha scritto questa assoluta demenza e credo che gli scribacchini siano dei grandi giornalisti nei confronti dell'estensore dell'articolo
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Pasquale visto il risultato finale, sia del referendum che della partita contro la Germania, c'è da credere che questi dementi si portino sfiga da soli!
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Parole SANTISSIME,
forse troppo moderate. Io ci sarei andato giù di più, ma poi doveva essere pubblicato. La vera fogna è questa nazionine che non esiste tenuta insieme dal nulla e che nulla ha da dire e insegnare a nessuno.
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L'Italia è uno schifo, ma possibile che tutti facciano finta che siamo in una nazione civile??? Malgrado le triuppe d'occupazione presenti sul territorio da quasi un secoli i Tirolesi hanno messo in piedi un esempio di amministrazione pazzescamente efficiente con capitale Bolzano. Alzate il culo e andate a vedere cosa significa essere una civiltà superiore... caproni!!!!!!! E a noi i Savoia...... che pena.
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