I politici ed i media, ovvero, quanto i governanti vorrebbero poter controllare internet...

27 mag
2008

Il 19 Maggio 2008 il Sen. Joe Leiberman, democratico, candidato alla Vice Presidenza degli Stati Uniti durante la campagna elettorale del 2000, quella che alla fine si concluse con la risicata e discussa sconfitta di Al Gore in favore dell'attuale Presidente George W. Bush, ha scritto all'Amministratore Delegato di Google Eric Schmidt chiedendogli di "rimuovere immediatamente da Youtube il contenuto prodotto dalle organizzazioni terroristiche islamiche".

Libertà di parola negata, immagine 1

Deviant Art


La risposta dello Staff di Google non si è fatta attendere, ed è leggibile
direttamente sul blog dedicato alla Policy dell'azienda:

Lo staff del Sen. Lieberman ha identificato numerosi video che, secondo loro, violerebbero le linee guida della Community di Youtube. In risposta alle loro preoccupazioni abbiamo esaminato, finendo per rimuoverli, un certo numero di video presenti nel sito, principalmente perché essi rappresentavano violenza gratuita, promuovevano violenza, ed incitavano all'odio. Molti dei video segnalati, che non contenevano violenza o incitazioni all'odio, non sono stati rimossi in quanto non violano le linee guida della Comunità.

Il Senatore Lieberman ha dichiarato, in una lettera inviata oggi, che tutti i video in cui vengono menzionati od in cui si vedono questi gruppi [ndr. islamici] dovrebbero essere eliminati da Youtube -- anche i contenuti legali, che non presentano violenza o frasi d'odio. Noi rispettiamo e comprendiamo il punto di vista del Senatore, ma Youtube incoraggia la libertà di parola e difende il diritto di chiunque di poter esprimere il suo punto di vista, anche se impopolare. Noi riteniamo che Youtube sia la piattaforma più ricca e rilevante per gli utenti proprio perché essa ospita diversi punti di vista, ed invece di soffocare il dibattito noi diamo la possibilità ai nostri utenti di visualizzare tutto il contenuto ritenuto accettabile, consentendo quindi la possibilità di formarsi un'opinione autonoma in merito. Naturalmente gli utenti sono sempre liberi di esprimere il loro disappunto verso un particolare video presente nel sito, lasciando i loro commenti o video di risposta. Il dibattito è salutare.

Interessante anche il tag utilizzato da Google per archiviare questo articolo di risposta al Sen. Lieberman: libertà d'espressione.

I politici vorrebbero tanto poter controllare internet, fare ciò che in Italia già succede con i giornali e le televisioni (gli ultimi casi sono quelli di Anno Zero, colpevole di aver dato spazio a Grillo e di Travaglio a "Che Tempo Che Fa", colpevole di aver raccontato un fatto sul Presidente del Senato Schifani ). In particolare i nostri politici, che non sono certo noti per la loro predisposizione nei confronti delle nuove tecnologie, quando si tratta di materie inerenti il controllo dei media sono tra i più attivi al mondo. In merito ad internet ricordiamo ad esempio le corbellerie proferite dall'ex Ministro dell'Istruzione Fioroni, che voleva realizzare anche per il web nostrano un bel sistema di censura alla cinese, oppure dell'attuale Ministro degli Esteri Franco Frattini che in qualità di Commissario Europeo alla Giustizia, guardacaso, voleva anch'egli approntare un bel sistema in grado di censurare l'accesso ai contenuti internet in cui erano presenti alcune parole da lui ritenute "sensibili" (come "bomba", "terrorista", ecco, ora che le ho scritte anche i mio sito sarebbe censurabile), o infine come Luca Volontè, deputato UDC, che riuscì a far chiudere in Italia un sito da lui ritenuto "l' ennesimo attacco alle istituzioni religiose e alla fede cristiana", ma che poi si dovette scontrare con la ferma volontà dei server statunitensi, che negarono la possibilità di chiudere il sito in quanto il contenuto era considerato, guarda un po', "legale".

Non parlare, non vedere, non sentire

Deviantart

Sono sicuro che, se la diatriba tra il Sen. Lieberman e Google fosse avvenuta in Italia le cose si sarebbero svolte diversamente. In fondo basta studiare il comportamento dei politici nostrani per convincersi di ciò. Il politico nostrano non avrebbe scritto alcuna lettera al titolare del sito (in questo caso Google), dunque non si sarebbe mai sviluppato lo scambio di opinioni che c'è stato tra Google e Lieberman, questo perché il politico italiano non si abbassa a discutere con individui da lui ritenuti di rango inferiore. Il politico italiano avrebbe semplicemente presentato un esposto alla Magistratura, uno al Ministero dell'Interno, una denuncia alla Polizia Postale, nonché un'interpellanza urgente alla Camera. Il sito nel giro di pochi giorni sarebbe stato chiuso, con il plauso di giornali e telegiornali che avrebbero fornito all'ignaro telespettatore/lettore una notizia con questi toni: La polizia postale e la Guardia di Finanza, su segnalazione del parlamentare X Y, hanno chiuso un sito in cui erano presenti video che inneggiavano al terrorismo islamico. Il titolare (foto in primo piano), personaggio conosciuto sui gruppi internet, è stato denunciato alle autorità competenti ed ora rischia fino a 10 anni di carcere. Ecco perché Google non sarebbe mai potuto nascere in Italia, ed ecco perché, caro Fully, articoli come questo, anche se scritti in buona fede, mi fanno semplicemente orrore. I nostri governanti non aspettano altro che una semplice scusa per tapparci la bocca.

Fonti: Think Progress ed il blog di Google

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