
Davis Guggenheim è un regista cinematografico. Ha girato vari film, tra cui alcuni commerciali. La sua passione, come quella di suo padre prima di lui, sono i documentari, e il suo film più recente - e forse migliore - The First Year, è incentrato su alcuni insegnanti di scuola privata al loro primo anno d'insegnamento, una specie di Hoop Dreams sull'istruzione privata.
Nel corso della realizzazione di un film, un regista deve "liquidare i diritti". Un film basato su un romanzo protetto da copyright deve ottenere il permesso dal titolare dei diritti; una canzone nei titoli di testa deve ottenere il permesso dell'artista che la interpreta. Questi sono limiti ordinari e ragionevoli del processo creativo, resi necessari da un sistema legislativo sul copyright. Senza un sistema del genere, non avremmo niente di simile alla creatività prodotta da registi come Guggenheim.
Ma le cose che appaiono accidentalmente nel film? I poster sulla parete di un dormitorio, la lattina di Coca-Cola in mano all'"uomo con la sigaretta", la pubblicità su un camion sullo sfondo? Anche questi sono lavori creativi. Il regista ha forse bisogno di un permesso per mostrarli nel proprio film?
"Dieci anni fa", spiega Guggenheim, "se una persona qualunque riconosceva del lavoro artistico accidentale," bisognava liquidarne il copyright. Oggi le cose stanno assai diversamente: "Se un qualunque pezzo artistico è riconoscibile da chicchessia...bisogna liquidare il copyright e pagare" per usarlo. "[....] Quasi ogni lavoro creativo, che sia un mobile o una scultura, deve essere liquidato prima che possa essere usato".
Bene, immaginate solo cosa questo significhi. Nella descrizione di Guggenheim: "[....] Prima di girare, un certo numero di persone stipendiate ha il compito di informare gli avvocati di tutto ciò che andrà utilizzato sul set". Questi spulciano la lista e dichiarano che cosa può essere usato e cosa no.
"Se non si trova l'originale di un lavoro creativo... non lo si può usare," e anche se lo si trova, spesso verrà negato il permesso. Sono dunque gli avvocati a stabilire cosa può apparire nel film, e sempre loro a decidere cosa potrà o non potrà esserci nella storia."
Gli avvocati insistono su questo controllo perché il sistema giuridico ha insegnato loro che un controllo ridotto può comportare costi ben più alti. Il film Il pianeta delle dodici scimmie fu bloccato dal tribunale ventotto giorni dopo la sua uscita perché un artista sosteneva che una sedia nel film rassomigliava allo schizzo di un pezzo da lui disegnato. Nel film Batman Forever si rischiò perché la Batmobile percorreva un cortile protetto da un presunto copyright e l'architetto aveva chiesto del denaro prima che il film uscisse. Nel 1998, un giudice bloccò per due giorni l'uscita de L'avvocato del Diavolo perché uno scultore affermava che il suo lavoro era visibile sullo sfondo di una scena. Eventi simili hanno insegnato agli avvocati che bisogna controllare i registi e convinto gli "studios" che il controllo della creatività è, in fin dei conti, una faccenda legale.
Questo controllo crea non soltanto spese, ma anche impedimenti. "Il costo per me," dice Guggenheim, "è in creatività... Improvvisamente il mondo che stai cercando di creare diventa completamente generico e privo degli elementi che utilizzeresti normalmente...Il mio lavoro è concettualizzare e creare un mondo, portare la gente nel mondo che io vedo. Ecco perché mi pagano in quanto regista. E se io vedo una persona con un certo stile di vita, un certa immagine appesa al muro, che vive in un determinato modo, tutto questo è essenziale alla visione che io cerco di ritrarre. Ora devo in qualche modo giustificarlo e questo è sbagliato."
Questo non è un libro sul cinema. I problemi dei cineasti sono, in fin dei conti, poca cosa. Ma ho cominciato quest'esempio perché ci porta a un più complesso ordine di problemi che qui cercheremo di indagare. Cos'è che induce una persona a creare una regola tanto sciocca ed estrema? Perché dovremmo appesantire il processo creativo, non solo nel cinema e nell'arte in generale, ma addirittura nell'innovazione intesa nel senso più ampio del termine?
La legislazione sul copyright, ha scritto la professoressa Jessica Litman, abbonda di regole che la gente comune commenterebbe dicendo: "Non può esserci una legge del genere. Sarebbe sciocco". Eppure in realtà simili leggi esistono , dicono proprio questo e sono, proprio come la gente comune giustamente pensa, stupide.
[........]
Cos'è che ci porta a costruire un mondo giuridico nel quale il consiglio che un regista affermato può dare a un giovane regista è il seguente:
Ad un artista diciottenne dire: "Sei completamente libero di fare tutto ciò che vuoi". Ma poi gli darei una lunga lista di tutte le cose che non potrebbe includere nel suo film, perché non sarebbero legalmente approvate. Per le quali dovrebbe pagare. [Dunque la libertà? Eccola]: "Sei completamente libero di fare un film in una stanza vuota, con i tuoi due amici".
Davis Guggenheim
Un'epoca è caratterizzata non tanto dalle idee che vi sono discusse, ma da quelle che sono date per scontate. Il carattere di un'era dipende da ciò che è indisputabile. Il potere funziona grazie a idee che solo un folle metterebbe in dubbio. Il "dato per scontato" è prova di sanità mentale, "quello che sanno tutti" la linea di demarcazione tra noi e loro.
Questo significa che una società, a volte, s'inceppa. A volte per interferenza di queste idee indiscusse, il costo della discussione diventa troppo alto. Il compito più difficile per gli attivisti sociali e politici di questi tempi è trovare il modo di indurre le persone a ripensare ciò che tutti noi diamo per vero. La sfida sta nel seminare il dubbio.
Così è per noi. Le conseguenze della rivoluzione tecnologica, dunque culturale, più significativa dei tempi moderni, ci stanno tutte attorno. Questa rivoluzione ha prodotto la spinta più forte e diversificata all'innovazione dei tempi moderni. Eppure siamo confusi da una serie di idee su un aspetto centrale di questa prosperità, comunemente definita "proprietà". Tale confusione ci porta ad alterare il contesto in modi che cambieranno la prosperità circostante ma in effetti ignorandone completamente le cause. Questi cambiamenti porranno fine alla rivoluzione stessa. E' un'affermazione forte per un libro così sottile e, per indurvi a continuare, va specificata un minimo. Non sto dicendo che Internet finirà, Internet sarò con noi per sempre, anche se sarà il carattere di Internet a cambiare. E non pretendo di poter provare questa fine di cui mi faccio ammonitore: c'è troppo ancora di contingente e di incompiuto, troppo pochi i dati certi per fare previsioni convincenti.
Ma voglio indurvi a credere all'esistenza di un cono d'ombra nella nostra cultura e del danno che questo cono d'ombra genera.
Nel comprendere questa rivoluzione e la creatività da essa introdotta, il ruolo di una parte di importanza cruciale ci sfugge sistematicamente. E dunque non ci accorgiamo nemmeno di quando questa parte scompare, o - fatto ancora più importante - di quando è rimossa. Non vedendone gli effetti, non ne vediamo nemmeno la scomparsa.
Questa cecità danneggerà il contesto dell'innovazione. Non soltanto quella degli imprenditori di Internet (sebbene si tratti di una parte assai importante del mio discorso) ma anche l'innovazione di autori e artisti più in generale. Questa cecità porterà a dei cambiamenti in Internet, tali da minarne la potenzialità nel creare qualcosa di nuovo - potenzialità attuate dall'Internet originaria ma sempre più compromesse man mano che questa subisce delle modifiche.
La lotta contro questi cambiamenti non è quella tradizionale tra destra e sinistra o tra liberal e conservatori. Mettere in questione delle teorie sulla "proprietà" non è mettere in discussione la proprietà stessa. Io sono fanaticamente a favore del mercato, nella sfera del mercato propriamente intesa. Non dubito del prezioso e importante ruolo giocato dalla proprietà in molti, probabilmente quasi tutti, i contesti. Il mio non è un argomentare sul commercio contro qualcos'altro. L'innovazione che difendo è commerciale e non commerciale allo stesso tempo. Gli argomenti cui faccio ricorso per difenderla sono fortemente legati alla destra come alla sinistra. La disputa reale, al momento, è tra vecchio e nuovo. Quella delle pagine seguenti è la storia di come tribunali, legislatori e proprio coloro che hanno creato la Rete originaria hanno trasformato un contesto designato a promuovere il nuovo in modo da proteggere il vecchio.
[......]
Così è oggi per noi: Internet minaccia quanti prosperarono nel vecchio regime. Questa è la storia di come reagiscono. Chi potrebbe prosperare nel nuovo regime non si è schierato a difenderlo dal vecchio. La domanda che pone questo libro è se lo farà. La risposta fino adesso è chiara: no.
Tratto da: Il futuro delle idee di Lawrence Lessig, edito in Italia da Feltrinelli. Scheda del libro sul sito Feltrinelli.
Lawrence Lessig è professore di legge alla Stanford Law School, è uno dei più grandi oppositori alle attuali leggi sul copyright, ma è noto soprattutto per essere il fondatore ed attuale amministratore delegato di Creative Commons, la fondazione che si occupa della creazione delle licenze omonime, le più utilizzate su internet.
Eppure, ne sono certo, molti utilizzano tali licenze senza comprendere a fondo per quale motivo Lessig abbia deciso di creare licenze alternative al classico copyright, perché abbia deciso di contrapporre al classico "tutti i diritti riservati" il suo personalissimo "qualche diritto riservato".
La lettura di questo libro vi aiuterà a comprendere meglio i contorti meccanismi legislativi che minacciano, non soltanto internet come la conosciamo oggi, ma la libertà creativa in generale. Il primo capitolo, di cui vi ho riportato uno stralcio, esemplifica già al meglio il livello di schizofrenia raggiunto dalla legislazione sul copyright ma il libro non è soltanto un elenco di esempi sul perché il copyright è sbagliato, Lessig vi racconterà di come è nato il copyright, di come si è modificato nel corso degli anni e, soprattutto, vi sottoporrà proposte interessantissime su come modificare il sistema di gestione dei diritti intellettuali in modo da creare un sistema più equilibrato e ragionevole.
Consiglio vivamente la lettura di questo libro a tutti.
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il libro adotta la creative commons?
se si, dove lo scarico?
non ditemi che è coperto dal copyright
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Ajkain, credo che il libro sia stato distribuito secondo il classico sistema del copyright, d'altronde il libro è stato scritto nel 2001, nello stesso anno in cui Lessig ideò le creative commons (che però furono rese disponibili solo nel 2002).
Il suo secondo libro, che però non ho ancora avuto tempo di leggere e che si intitola "Free Culture" è stato rilasciato con licenza Creative Commons ed è scaricabile a quest'indirizzo.
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