In 3 per Howe Gelb

7 feb
2007

Howe Gelb

Questo post e' un esperimento (speriamo piaccia): e' composto a sei mani per poter parlare il piu' possibile in maniera completa dell'oggetto in questione; restando in tema musicale direi che abbiamo formato una specie di "complessino": ognuno dei componenti apportera' un contributo personale con le proprie impressioni ed informazioni. Oggetto dell'articolo e' Howe Gelb.

Ho conosciuto Howe Gelb grazie ai due "soci" Convertino e Lucalosvizzero. Una delle cose che piu' mi ha colpito e di cui ho discusso con i due amici sopra citati e' il fatto che a volte Howe suoni la chitarra ed usi la voce in maniera apparentemente sgraziata e disarticolata: ascoltando ad esempio Purple Child ci si accorge che la cosa e' troppo evidente, è voluta; la chitarra è stonata perchè vuole essere un prolungamento della voce e viceversa.
Dire che Howe è uno sperimentatore ed un improvvisatore eclettico e' riduttivo. Ha fondato i Giant Sand dove confluirono Convertino (quello originale) e Burns, poi creatori a loro volta dei Calexico; contemporaneamente aveva un secondo gruppo, la Band of Blacky Ranchette con il compianto amico fraterno Rainer Ptacek.
Non solo: con Lisa Germano, gia' violinista di John Mellencamp, ha formato per un unico lavoro gli OP8, con Convertino e Burns ancora i Friends of Dean Martinez.
Cercare di inquadrare il genere di musica che fa Howe Gelb e' a mio avviso arduo se non impossibile: si passa dal rock al blues al folk al country al rock desertico (posso dire sia l'erede di Ry Cooder, che con il suo mitico lavoro "Paris Texas" apri' un nuovo orizzonte musicale) per finire al gospel, presente nell'ultimo lavoro da solista "Sno angel". Ma andando oltre ogni tentativo di catalogazione, che fra l'altro può interessare relativamente, di lui colpisce come non sia mai banale: ascoltando i suoi dischi si avverte che in realtà non è disordinato come vuole farci credere a prima vista.
Concludo citando l'immagine di una sua copertina che secondo me rappresenta bene il percorso da lui scelto: la foto ritrae Howe al volante di una macchina mentre decide di seguire i binari di una ferrovia anziche' quelli molto piu' agevoli ed ovvi della strada maestra.
Bukowski

Howe Gelb, nativo della Pennsylvania ma trasferitosi a Tucson in Arizona, rende molto bene l'idea della solitudine che attanaglia chi vive nel deserto; non è però una solitudine triste, cupa, bensì fantasiosa e ricchissima, che spesso sfocia in eccessi e paranoie. Gelb è senz'altro un creativo e lo dimostra molto bene nell'album "Confluence" dove si fregia di testi, arrangiamenti e quant'altro così come un fine collaboratore nella ricerca di melodie e suoni unici.
Convertino (quello vero…) lo spalleggia spesso con le sue percussioni velate e ruffiane, con quel modo di suonare che è solo suo, visibile nello stupendo dvd dei Calexico.
Gelb, due mogli all'attivo, nei suoi dischi ama pure la compagnia femminile: Paula J.Brown, ex- Go-go's, "schitarrizza" e poi diventa sua prima moglie, Juliana Hatfield lo affianca nell'album "Verve" del lontano 1986.
Ancora una nota: non deve confondere l'aggettivo coniato da Bukowski "rock desertico" perché non si parla dello stoner desertico o delle desert sessions dei Kyuss o dei Queen Of The Stone Age: qui il deserto sussurra, racconta il ritmo lentissimo delle interminabili giornate tra la sabbia, i cactus ed il nulla…
Convertino

La mia conoscenza di Howe Gelb è legata ai Giant Sand, gruppo che ha dato moltissimo alla musica rock sin dagli esordi (1985). Per essere puntigliosi Gelb e l'amico Rainer Ptacek cominciarono la loro avventura qualche anno prima utilizzando il nome di Giant Sandworms (avete presente il film Dune?).
I primi due album dei Giant Sand (Valley of Rain datato 1985 e Ballad of a Thin Line Man del 1986) sono pietre miliari del rock: una ritmica punk scarna e selvaggia sulla quale si innestano armonie pulp, suoni desertici (ai quali hanno accennato sopra sia "Convertino" che "Bukowski"), melodie vocali suadenti alla Lou Reed, una vera e propria rottura degli schemi conosciuti al tempo.
La Tucson di allora è una città in fermento: dà le origini al genere chiamato Pasley che vede proprio nei Giant Sand i principali esponenti.
"Strappacorde-Gelb": mi verrebbe da soprannominare così il Gelb degli inizi, per la sua innata capacità di dominare la musica suonando forte anche con la chitarra acustica in mano; uno stile aggressivo che nel tempo si è smorzato per dar spazio ad una maggiore creatività ed introversione, con un processo graduale diventato definitivo dalla morte di Rainer Ptacek.
Nei dischi successivi all'87 si trova traccia di questa evoluzione (sono quelli meno 'rimasti' nelle mie orecchie) sino al bellissimo Chore Of Enchantment (2000) in cui convergono tutte le riflessioni di un Gelb toccato dalla scomparsa dell'amico.
Lucalosvizzero

Leggi anche:

  1. Asia il Supergruppo chiude Astimusica 2007
  2. Dischi del 2007: la classifica di Lucalosvizzero

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