
L’estensione del regime della proprietà intellettuale alle nuove tecnologie della comunicazione ha acceso, negli Stati Uniti d’America, un interessante dibattito in ambito accademico. Illustri giuristi nordamericani, tra i quali Lawrence Lessig, James Boyle e Yochai Benkler, hanno affrontato il tema delle libertà correlate a Internet ed hanno elaborato le teorie che, nei loro aspetti essenziali, qui si tenta di descrivere in un breve overview.
Il filo conduttore del discorso è il tentativo di dimostrare i motivi per cui il modello “tutti i diritti riservati” non si rivela adeguato alle moderne tecnologie di comunicazione.
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Sperando che gli argomenti proposti siano di vostro interesse e gradimento, intraprendiamo questo nuovo percorso pubblicando il primo capitolo, intitolato "INTERNET".
Sono grata sin da ora a tutti coloro che vorranno presentare osservazioni personali e muovere critiche utili e stimolanti sugli argomenti - seppur brevemente - trattati.
Mi piacerebbe molto, inoltre, che giudicaste il mio modo di scrivere. Io perseguo l'obiettivo di essere, per chi mi legge, lineare e scorrevole, ma ammetto che non mi viene così facile come vorrei che fosse! Vorrei migliorare, e il vostro contributo sarà decisamente prezioso. Grazie per la vostra attenzione che mi avete, già da subito, dedicato e dimostrato!!
BUONA LETTURA A TUTTI!!
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CAPITOLO 1 - INTERNET
La storia dei mezzi di comunicazione è fortemente segnata dalle scoperte tecnologiche, che hanno comportato importanti trasformazioni nelle relazioni interpersonali e sociali. Così, se possiamo considerare l'invenzione di Gutenberg come la pietra angolare che ha dato impulso a ciò che, nei secoli a venire, diverrà l'editoria moderna, allo stesso modo, oggi, possiamo considerare Internet come l'invenzione che ha dato il via ad un nuovo modo di fare comunicazione; un'invenzione in grado di consentire la diffusione delle idee con estrema velocità e con un alto grado di libertà. Internet è, in altre parole, la versione più moderna di uno dei principi basilari della democrazia: la libertà d'espressione.
Ciò che maggiormente ha contribuito ad eleggere Internet quale strumento ideale per un’ampia ed immediata circolazione delle idee è il principio su cui si basa la sua struttura. Si tratta del c.d. principio “end-to-end”, in base al quale l’elaborazione del contenuto di un documento non è posta nel cuore della rete, ma alle sue periferie. Il potere di controllo, che consiste nella discriminazione del contenuto, è cioè posto alla fine, nelle mani dell’utente del computer.
Un esempio servirà a chiarire il concetto.
I vecchi sistemi telefonici prevedevano i c.d. “uffici di commutazione”, nei quali un operatore smistava le chiamate fra i vari apparecchi. Una chiamata da Brescia a Bergamo, per esempio, avrebbe dovuto necessariamente passare per il centralinista, che quindi avrebbe indirizzato la chiamata. In questo tipo di sistema, il controllo è di tipo accentrato. Non così in Internet dove, al contrario, il network è in se’ incapace di discriminare il contenuto delle informazioni e il controllo, pertanto, è decentrato. L’utente diventa così “centralinista di se stesso”.
Mentre nel caso del vecchio sistema telefonico, è il centralinista dell’ufficio di commutazione che è perno dell’intero sistema, perchè è grazie alla sua mente ed alla sua mano che si realizza la connettività, nel caso di Internet non esiste un attore centrale, ma tanti “centralinisti di se stessi”, i quali decidono quale tipo di informazione ricevere ed elaborare. Questo perchè i protocolli che assicurano la connettività in Internet sono liberi. Agevolmente si osserva che il centralinista – o, più realisticamente, un’impresa che occupa un’analoga posizione strategica – potrebbe, per esempio, essere censorio. Potrebbe, cioè, rifiutarsi di collegare numeri bresciani a numeri bergamaschi per pure questioni di campanilismo. Di contro, in Internet, tutti possono usare il protocollo della rete. Tutti, dunque, possono elaborare e indirizzare l'informazione come meglio ritengono.
Tutto ciò premesso, è evidente che risiede proprio nell’architettura di Internet la ragione per cui i contenuti delle idee – siano essi immagini, testi, suoni, film, ecc. – scorrono in esso liberamente. Non è azzardato quindi considerare Internet come una garanzia strutturale di libertà e come un laboratorio virtuale dove, potendo le idee circolare liberamente, si sviluppano creatività e innovazione.
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Il prossimo capitolo è così intitolato: "La teoria dei tre strati."
Date le premesse su riportate, la prossima volta c'addentreremo nell'argomento...
Spero di ritrovarvi tutti!! A presto!!
Dodi Lenoci
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Ottimo inizio Dodi
Un argomento molto interessante e ben esposto, imho.
Avevo trovato un paio di informazioni sull'argomento, che se ti va, puoi leggere qui.
Scusate l'"autoreferenzialità"
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Con tutta la simpatia che provo nei tuoi confronti mi sento di doverti correggere su alcuni punti fondamentali del tuo ragionamento. Secondo la mia esperienza gran parte dei guai di cui internet oggi soffre sono dovuti al fatto che la gente carica la rete di esagerate valenze sia positive che negative, proponendola di volta in volta come la salvezza o la perdizione del mondo.
A mio avviso Internet deve essere considerato per quello che è: un mezzo! Vale qui il parallelo con la stampa, ma anche con il cinema o la televisione, che, specialmente agli inizi, sono stati considerati strumenti di Dio o del demonio, a seconda delle convenienze.
La vera innovazione di Internet non risiede nella sua struttura ma nella cultura che ha trasmesso: la cultura della condivisione del sapere e delle idee che proveniva dagli ambienti scientifici ed accademici e che è sopravvissuta in rete nonostante sia stata praticamente eliminata nei suoi luoghi di origine.
Difatti chi cerca di reprimere questa cultura trova oggi in Internet tutti i mezzi necessari per praticare quella censura di cui tu neghi l'esistenza. Io ho toccato con mano le restrizioni esistenti nei paesi arabi, tutti i giorni leggiamo sui giornali delle censure praticate in Cina ed anche a casa nostra un ministro che cerca di emularli
Spero di esserti stato utile, ciao
Jimmi
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L'esempio non mi sembra molto calzante. I centralinisti esistono ancora.
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Ciao OldPap,
ti ringrazio per la critica: mi è utile per capire come viene recepito ciò che scrivo.
L'esempio che uso ha il solo scopo di spiegare il tipo di controllo che (non) viene esercitato in Internet.
Perché giustifichi il tuo intervento con: "I centralinisti esistono ancora."? Ti riferisci ai centralinisti degli uffici di commutazione o ai centralinisti in genere? E, ad ogni modo, mi chiedo e ti chiedo, è essenziale, ai fini dell'argomento trattato, rilevare la loro attuale esistenza o meno?
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Gran bello inizio, dato che hai chiesto un analisi da chi ti legge, ora ti dico come la penso io:
. Come Jimmi anche io ti dico che forse internet nn è veramente senza censura, se mi appoggio su un server altrui e queste cose vanno contro il server che mi da l'hosting, io mi vedo cancellato il sito in quattro e quattr'otto! Anche se sostanzialmente in noi paesi industrializzati si può dire tutto cosi non è in Cina per esempio, dove perfino il mio blog (in cui credo di non aver mai parlato di politica, e meno che mai della Cina) è bloccato!
Il modo di scrivere è buono, forse con qualche parola difficile ma comunque molto scorrevole e facilmente assimilabile
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JIMMI, ti ringrazio per il tuo commento.
Noto che parli della "gente", e questo lo apprezzo molto in quanto riconosco il dato dell'esperienza, che a me manca. Io studio sui libri e, pertanto, non rilevando sul campo, non ho un approccio pratico alla materia. Del resto, studio giurisprudenza, non informatica.
Tuttavia, dovendo io rispondere alla traccia richiestami, sono stata costretta a limitare le mie letture alle teorie dei tre giuristi americani che ho citato in premessa. In particolare, ti rinvio al seguente link (chissà se il collegamento ipertestuale l'ho saputo fare (Doxaliber, grazie per la tua infinita pazienza!!), che ho usato, inter alia, come fonte del primo capitolo.
L'innovazione di Internet sta, come giustamente scrivi, nell'esplosione della condivisione del sapere e delle idee. Questo è pacifico. Ma, a monte, cosa ha consentito questo fenomeno se non il modo (la struttura quindi) in cui i fondatori di Internet hanno impostato la Rete? Quello che denuncia Lessig e gli altri (io ne compendio le teorie) è proprio la tendenza di voler contrastare gli obiettivi originari (perseguiti in un'ottica di libertà), che hanno dato l'imprinting ad Internet.
In conclusione Jimmi, confermo ciò che scrivi in chiusura e, anzi, ti anticipo che hai proprio colto in toto il fulcro della mia relazione, per la redazione della quale ho seguito lo schema hegeliano "tesi - antitesi - sintesi": i primi paragrafi sono la "tesi", cioè metto a nudo Internet, facendone emergere tout court le potenzialità/debolezze; seguiranno quindi l'"antitesi" e la "sintesi".
THISEND, grazie per la tua osservazione sul mio modo di scrivere! Ti comunico che sarà presa in debita considerazione.
Per quanto riguarda la sostanza dell'articolo, devo confessarvi che mi fa molto piacere leggere ciò che avete scritto perchè solo confrontandomi riesco a notare i punti critici di ciò che scrivo. Finchè sono solo io a leggermi, non può che andare sempre tutto bene! E finchè potrò approfittare di un periodo come questo in cui posso rispondervi, sono contenta di leggere le vostre critiche.
Come tu osservi e come ho scritto su, Internet oggi non è senza censura. L'esempio che riporti è decisamente emblematico per spiegare bene qual è il problema che sta intensificandosi. Ma, ai suoi primordi, Internet era censurato/censurabile? E allora, quali sono le soluzioni prospettate per risolvere questa pericolosa tendenza (che di fatto è esercitabile solo dalle grandi imprese)? La risposta è nella "sintesi" ...per cui vi rimando... alle prossime puntate!!
Grazie a tutti, siete davvero molto gentili... e utili (sì Jimmi!!).
P.S. devo imparare ad essere più breve...
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Quindi toccherai anche il caldo tema della Net Neutrality, immagino.
Bene, è una cosa su cui cercare di fare chiarezza
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LONGINUS, no sorry, non ne parlerò nella relazione che stiamo pubblicando. Ad ogni modo, non è escluso che possa trattare l'argomento in futuro! Anzi, ti ringrazio per l'idea!
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Scusate se non partecipo ai commenti, ma con la connessione a 56k riesco a stento a leggere le e-mail e, quando capita, a "pubblicare" un articolo dopo 10.000 tentativi e varie "cadute" della linea.
Per cui mi riaccontento di "ripulire" il blog dallo spam e di "leggere" i vostri commenti, senza intervenire.
Passiamo all'articolo, e partiamo dalla fine, devo correggere Dodi, in effetti nella relazione di Dodi c'è un accenno anche alla Net Neutrality, non si approfondisce molto questo aspetto, ma un accenno c'è, a meno che la memoria non mi inganni (in questo momento non ho in mano la relazione per rileggerla!), quindi la previsione di Longinus è corretta, si toccherà anche il tema "caldo" della Net Neutrality.
Jimmi e Thisend hanno fatto degli appunti corretti, sicuramente internet è censurabile (ma applicare strumenti di censura ad internet è molto più complesso rispetto ad altri media), e sicuramente internet non è la panacea di tutti i mali.
Rimane il fatto che il modo di fare comunicazione nato con internet è rivoluzionario, ed è per certi versi paragonabile all'invenzione della stampa di Gutemberg! Anche la televisione e la radio sono state grandi rivoluzioni, e sono rivoluzioni che ancora oggi viviamo sulla nostra pelle ed influenzano la nostra quotidianità. Credo che al momento pochi si rendano conto delle potenzialità offerte dallo "strumento" internet.
Vorrei veramente approfondire il discorso, perché mi affascina, ma al momento non ho davvero tempo a mia disposizione.
Forse alcune delle mie "idee" in proposito sono estrapolabili da questo vecchio articolo su Doxaliber, vorrei partecipare più attivamente al dibattito, ma per ora mi è "quasi" impossibile.
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