La decrescita oggi è un fantasma da esorcizzare, tanto che si ha paura persino a nominarlo, e si parla invece di crescita negativa. Ci hanno abituati all'idea che tutto deve crescere, facendoci completamente dimenticare che il mondo nel quale stiamo vivendo rimane sempre lo stesso anzi, la sua capacità di fornire i servizi che permettono la nostra sopravvivenza viene erosa ogni giorno di più. Ce lo ricorda allora Maurizio Pallante con questo snello libretto in cui ci spiega che la crescita non è una legge divina ma un sistema stupido per andare velocemente a sbattere contro un muro.
Il parametro principe che viene oggi utilizzato per misurare la crescita è il PIL, a proposito del quale Pallante scrive:
A differenza di quanto comunemente si crede, questo indicatore (il PIL ndr) non misura l'incremento dei beni prodotti da un sistema economico, ma l'incremento delle merci scambiate con denaro. Non sempre le merci sono beni, perchè nel concetto di bene è insiat una connotazione qualitativa [...] che invece non pertiene al concetto di merce. Se si fanno code in automobile aumenta il consumo della merce carburante, ma si ha uno svantaggio, una disutilità. Viceversa non necessariamente i beni sono merci, perchè si può produrre qualcosa di utile senza scambiarla con denaro, ma per utilizzarla in proprio o per donarla. [...] La cura dei propri figli o l'assitenza dei propri vecchi fatta con amore è qualitativamente molto superiore della cura che può prestare una persona pagata per farlo. Ma questa attività svolta in cambio di denaro fa crescere il prodotto interno lordo, l'altra donata per amore, no.
L'autore ci informa anche che, secondo l'Euripes, tra il 2000 ed il 2003 la produzione di rifiuti in Italia è cresciuta del 3,8 per cento, la produzione di merci del 2,4 per cento. La produzione è oggi un'attività finalizzata a trasformare le risorse in rifiuti attraverso un passaggio intermedio, sempre più breve, allo stato di merci.
A queste ed altre politiche assurde tenta di dare un risposta il Movimento per la decrescita felice, fondato da Maurizio Pallante e la cui filosofia ha parte preponderante in questo libro.
Fatene buon uso e felice decrescita a tutti!
Nient'altro da leggere.
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Ciao, ben tornato, ti leggo da un tot.. sei stato invitato al mio meme.. passa dal mio blog
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Non ho letto il libro, ma io non credo che si possa avere una decrescita felice.
Poi ognuno può intendere felicità in modo diverso, ma l'essere obbligati a cambiare abitudini, a ridurre il numero di popolazione e ad attivare tutte quelle pratiche indispensabili per rendere sostenibile il sistema, non possiamo considerarlo un passaggio felice.
Indispensabile, ma non felice.
O perlomeno felice secondo l'attuale standard (lo shopping generalmente ti rende felice, giusto per citarne una) che poi sia sbagliato su quello ci troviamo, ma la realtà in cui viviamo è questa.
Concordo con la decrescita, ma far credere alla gente che si possa essere felici spaccandosi la schiena sui campi (sostanzialmente è un ritorno al settore primario, l'autoproduzione) mi sembra forse eccessivo. Capisco che non si voglia impaurire il pubblico, ma illuderlo mi sembra un fatto molto grave, tipico da policante.
Saluti
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flescflesc, ora passo da te...
Luca M, la questione è piuttosto complessa. Mettiamola così: il mondo occidentale si è dato dei "parametri" per valutare il "benessere" di una nazione. Credo che questi parametri siano discutibili e vadano rivisti perché molte nazioni, pur di tenere sotto controllo parametri come il PIL, il rapporto deficit/PIL, l'inflazione, adottano politiche che beneficiano le elites economiche ma impoveriscono il cittadino.
Probabilmente non si tratta
Non dico che si debba tornare tutti a zappare la terra ma, dolenti o nolenti, ci ritroveremo a dover rivedere le nostre "aspettative".
Scusate il ritardo con cui vi ho risposto!
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Un buon consiglio per il prossimo ordine che farò su BOL ^__^
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