
La signora Najah Bazzy
DEARBORN, Michigam - L'anno scorso, alla fine del Ramadan, Najah Bazzy ricorda di aver raccolto più di 10.000 dollari in donazioni da distribuire ai bisognosi, e che un vasto auditorio, sufficiente a contenere 400 persone affamate, fu riempito di tavoli imbanditi da cibo gratis per celebrare la fine della festività.
Ma quest'anno, alla fine delle festività, i contributi caritatevoli sono stati davvero pochi. La signora Bazzy ha detto che ammontano a meno di 4.000 dollari e, per la prima volta da quando ha iniziato la sua opera di carità, quei soldi sono serviti per comprare cibo sufficiente soltanto per 85 famiglie bisognose, e nonha potuto contare su altri regali.
Storie simili si ripetono in tutte le comunità islamiche degli Stati Uniti. Il terrore dei Mussulmani è che queste donazioni possano ricevere l'attenzione di agenti federali alla continua ricerca di potenziali finanziamenti ai terroristi, per questo motivo molti di loro sono diventati decisamente restii ad effettuare donazioni alle cause islamiche, anche se per fini di beneficenza.
La Signora Bazzy, un'animata infermiera di 46 anni che veste alla classica maniera dei mussulmani ha detto al NY Times: "Non possiamo smettere di donare perché la carità è un pilastro dell'Islam - un dovere. Si tratta di un dilemma morale. Dimenticarsi del resto del mondo per paura? La mia famiglia è qui in America da 101 anni, e come Americana mi sento offesa".
Il mese sacro del Ramadan dovrebbe essere un momento di doni, soprattutto per i Mussulmani più fedeli, per i quali la carità, o zakat, è uno dei cinque dogmi della loro religione. "Zakat" è una parola araba che significa purificazione, i testi sacri definiscono anche l'ammontare delle donazioni - almeno il 2,5 percento dei propri guadagni annuali.
Ma ultimamente la paura ha spesso trionfato sulla fede.
Quando la signora Bazzy ha iniziato a chiamare le persone per chiedere contributi, loro rifiutavano la donazione e chiudevano la telefonata, dicendogli solo in un secondo momento, magari dal droghiere o durante la coda in banca, di non chieder loro soldi attraverso il telefono perché probabilmente il governo li stava controllando.
Nessuno era disposto a pagare con assegno e, appena la signora Bazzy offriva loro una ricevuta per il pagamento loro la guardavano terrorizzati - le donazioni più grosse sono state donazioni anonime da 100 dollari infilate dentro una busta.
Il costruttore che in un primo tempo le aveva offerto spazio in un nuovo edificio per la sua opera di carità, ha poi rinunciato, dicendo che un eventuale raid della polizia avrebbe potuto allontanare possibili acquirenti ed abbassare il valore degli affitti. L'ironia è che la signora Bazzy ha evitato qualsiasi connessione con istituzioni religiose, ed ha persino chiesto un'ipoteca sulla sua casa per finanziare il suo antico sogno di aiutare i più poveri. Ma alle persone basta vederla con il suo velo in testa per convincersi che fa parte di un'organizzazione religiosa.
Gli stessi problemi li riscontrano le altre organizzazioni o gli altri singoli che cercano di ottenere fondi.
L'imam del Centro Islamico d'America, Sayyid Hassan Qazwini, è uno dei favoriti del Governo Americano per aver pubblicamente appoggiato il Presidente Bush durante l'invasione in Iraq.
L'Imam Qazwini, è stato invitato alla casa bianca per quattro o cinque volte, ed è stato fotografato con il turbante in testa mentre veniva baciato sulla guancia dal Presidente; il primo ottobre del 2003 egli ha anche avuto l'onore, prima figura religiosa mussulmana dopo l'11 settembre, di benedire l'apertura del Congresso.
Tuttavia, la sua nuova brillante moschea da 15 milioni di dollari, una bella struttura bianca con una cupola d'oro e due alti minareti , la più grande moschea d'America, ha ancora debiti per 6 milioni di dollari. I contributi sono calati rapidamente quest'estate dopo la guerra in Libano, secondo l'Imam, esattamente quando Bush espresse il suo supporto senza riserve ad Israele. Anche altre moscee hanno riportato problemi simili. Il sentimento generale è che l'inclinazione del governo americano verso Israele porti a perseguitare chiunque sostenga la causa araba.
Molta di questa paura è causata da alcune azioni federali che molti Mussulmani Americani ritengono inutilmente invasive.
L'ufficio del Terrorismo e l'Intellegence Finanziario del Dipartimento del Tesoro ha bloccato, dal 2001, cinque delle maggiori opere di carità Mussulmane degli Stati Uniti, trattenendo milioni di dollari in beni, anche se nessuna organizzazione o singolo è mai stato arrestato per reati connessi al terrorismo. Enti di beneficenza Mussulmane che operano a livello mondiale sono state collegate in qualche modo ai terroristi, ma se esiste una prova negli Stati Uniti questa è rimasta segreta.
"La cosa triste è che ci sono Enti di Beneficenza Islamici coinvolti nel finanziamento ai terroristi", ha dichiarato Daniel L. Glaser, assistente segretario per il finanziamento ai terroristi e per i crimini finanziari. "Non possiamo chiudere i nostri occhi davanti a questo. Dobbiamo trovare un modo per risolvere il problema".
L'Imam Qazwini, discendente di un'importante famiglia di Sciiti Iracheni, ha puntato il dito sul fatto che molti Mussulmani Americani, particolarmente quelli provenienti dal mondo arabo, hanno lasciato la loro nazione per scappare da regimi repressivi, aspettandosi di trovare negli Stati Uniti libertà ed opportunità. Invece si ritrovano oggi ad affrontare problemi molto simili a quelli che avevano nel loro paese.
"Molte delle persone che arrivano dal Medio Oriente vivono ancora con la fissazione di essere controllati dalle autorità", ha dichiarato in un'intervista. "Sentire la stessa pressione delle autorità qui, intensifica in loro la paura verso la comunità".
Ahmad Chebbani, 46 anni, ha servito come Presidente della Camera di Commercio Arabo Americana per otto anni, fino a Giugno. La sua azienda di Contabilità, Omnex Accounting and Tax Service, occupa una storica abitazione in Warren Avenue, il cuore della comunità, dove molti delle insegne dei negozi sono sia in Inglese che in Arabo.
Gli Arabo-Americani compongono più di 1/3 dei 100.000 abitanti di Deadborn, ed il Michigan ha una delle più grandi comunità arabe d'America. I sentimenti espressi in queste righe si ripetono in tutte le comunità mussulmane degli Stati Uniti.
Il sig. Chebbani, in qualità di proprietario della sua azienda ed anche come privato, usava contribuire con una donazione annua di 50.000 dollari, una parte di queste somme andava ad organizzazioni religiose. Lui dona ancora, ma direttamente alle famiglie bisognose, oppure gruppi finanziari o istituzioni secolari come Il Museo Nazionale Arabo Americano.
In qualità di più importante commercialista della comunità - nel suo ufficio c'è una fotografia di lui con l'ex Vice Presidente Al Gore - in più gestisce le finanze di alcune delle più influenti famiglie di Deadborn. Alcune hanno smesso totalmente di donare, altre continuano a farlo ma rifiutando di chiedere le deduzioni fiscali. La sua stima indica che le donazioni da parte della comunità si sono dimezzate.
Il fiscalista Chebbani dichiara che "I donatori sono drasticamente diminuiti a causa della paura; La gente associa le donazioni ad un rischio, e non vogliono più farle, c'è una mancanza di fiducia nel sistema giudiziario degli Stati Uniti, con una semplice accusa potresti finire in galera, magari a causa di prove segrete usate al fine di perseguirti".
Gli uffici della "Life for Relief And Development" hanno subito una retata questo Settembre sulle basi di una dichiarazione giurata sigillata. Il governo ha dichiarato che la retata non era collegata a questioni terroristiche, anche se agenti della Task Force antiterrorismo hanno partecipato al raid.
A seguito di eventi come questo alcune organizzazioni Mussulmane stanno considerando la possibilità di denunciare il Governo Federale per il mancato rispetto del Primo Emendamento, la libertà di espressione religiosa.
L'Imam Qazwini, come tutti gli altri mussulmani intervistati, hanno dichiarato di supportare la fine del terrorismo, ma che il governo sta lanciando ciecamente una rete troppo grande. L'Imama Qazwini ha ricordato che in un'incontro avvenuto subito dopo l'11 Settembre 2001, il Presidente gli disse che i terroristi possono distruggere qualche costruzioni, ma non le fondamenta della nazione.
"Spero che abbia ragione, ma temo che non sia così", ha detto l'Imam al New York Times. "Sembra che i terroristi siano stati capaci di toccare le fondamenta di questo paese - le nostre libertà civili sono compromesse, la nostra libertà di religione anche".
Fonte (inglese) New York Times
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