Le case discografiche non impareranno mai: Warner Music denuncia SeeqPod

Nonostante sia ormai opinione diffusa che alcune strategie commerciali siano state la vera causa del declino dell'industria del disco le Major discografiche sembrano non voler imparare dai loro stessi errori e proseguono imperterrite per la loro strada, fatta di divieti, denuncie e persecuzioni. Molte etichette discografiche indipendenti hanno capito che il file sharing potrebbe essere un buon veicolo pubblicitario per le loro produzioni, così anche artisti di chiara fama come i Nine Inch Nails ed i Radiohead, ma le major discografiche continuano invece a denunciare senza criterio qualsiasi servizio e/o prodotto che consenta l'ascolto e la condivisione gratuita di musica. Questa volta vittima della "battaglia per la difesa del copyright" è Seeqpod.

Viene da pensare che se, 60 anni fa, le major fossero state gestite dallo stesso tipo di "dirigenti" la radio non sarebbero mai potute nascere in quanto sarebbero state perseguitate, denunciate e chiuse; di conseguenza oggi non esisterebbe nessun media in grado di trasmettere brani musicali, ergo, molto probabilmente, le classifiche, le radio commerciali, le trasmissioni musicali, ovvero tutto ciò che ha reso le major ricche e potenti, non sarebbero mai nate.

Tale affermazione non è del tutto campata in aria, infatti ciò che Seeqpod offre agli utenti non è altro che la possibilità di ascoltare musica in streaming (quindi senza scaricare alcunché) recuperata in internet grazie ad un particolare motore di ricerca specializzato nello scovare brani musicali in formato mp3 sparsi in giro per il web.

Seguendo una logica di funzionamento che è alla base di internet, specialmente del cosiddetto web 2.0, Seeqpod offre un servizio del tutto legittimo, basato sul paradigma: Search (Cerca), Use (Utilizza), Share (Condividi). In questo caso si cercano brani musicali, si utilizza il servizio per creare una propria playlist, si condivide la playlist generata con altri utenti del web. Praticamente tutti i più importanti business nati su internet, da Google in poi, si reggono su questo semplice paradigma.

Un paradigma che funziona benissimo ma che proprio non va giù all'industria tradizionale, la quale purtroppo può fare leva su una legge molto discutibile che infatti è stata oggetto di ampia discussione su queste pagine.

Nel caso specifico però la suddetta legge, grazie ad alcune clausole di non perseguibilità, renderebbe legittimi e legali i motori di ricerca quali Google, lo stesso SeeqPod ed anche The Pirate Bay, ma purtroppo dove non arriva la legge le Major fanno arrivare le clausole e le eccezioni.

Nello specifico Warner si appella al fatto che la legge consente sì di linkare dati protetti da copyright, ma non di ascoltarli e di salvarli in una playlist, possibilità ovviamente offerte da SeeqPod!

Come ho già scritto quando ho trattato la denuncia contro The Pirate Bay, semmai Warner dovesse riuscire a vincere una causa sfruttando questi appigli legali allora bisognerebbe davvero preoccuparsi, perché a rischio non sarebbe soltanto il futuro di Seeqpod, ma di tutto il web. Sono ottimista in quanto il web odierno produce ormai troppa ricchezza perché qualcuno possa pensare davvero di intaccarne i principi di funzionamento, ma dall'altra parte c'è un rischio non meno preoccupante, ovvero che sul campo rimangano soltanto i grandi nomi in grado di reggere l'impatto di lunghe ed estenuanti cause legali, ovvero i soliti noti, Google, Yahoo, Microsoft, Ebay, mentre a tutti gli altri potrebbero rimanere soltanto le briciole. Questo è ciò che in passato è avvenuto con tutti gli altri media di massa. Dobbiamo lavorare ed impegnarci affinché la storia non si ripeti nuovamente.

Fonte: Wired

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