Ma che cacchio è questo open source?

13 mag
2008

Spesso parliamo di Gnu/Linux, Software Libero, Open Source, dando per scontato che le persone comprendano gli argomenti che stiamo trattando. Molto probabilmente non è così. Anche grazie al tam-tam mediatico degli ultimi anni (in inglese lo chiamerebbero hype) molti sanno cosa sia Linux, anche se ormai molti, forse troppi, lo confondono e lo associano ad Ubuntu, la distribuzione derivata da Debian a cui sicuramente si deve il maggior merito della grande pubblicità ottenuta da Gnu/Linux negli ultimi anni. Non è un caso infatti se molte delle recensioni che compaiono sui giornali tecnici, soprattutto quelli stranieri, siano sempre incentrate sul confronto tra Windows Vista (e/o Mac OSX) e Ubuntu. Eppure qualche tempo fa un mio amico, che pur conosce Ubuntu e Linux, mi ha chiesto: "ma che cacchio è questo Open Source?"

Che cacchio è questo Open Source?

Molti di voi risponderebbero che Open Source significa "Codice Sorgente Aperto". Una percentuale un po' più bassa saprebbe dire che cosa è il codice sorgente ed un numero ancora inferiore sarebbe in grado di spiegare ad una persona i vantaggi del software open source rispetto al software proprietario. La maggior parte delle persone non saprebbe assolutamente cosa rispondere a questa domanda. Partiamo quindi da quest'ultima categoria di individui.

Il codice sorgente

Qualche tempo fa, leggendo un articolo in lingua inglese, ho avuto modo di vedere quest'immagine:

Orologio Open Source

Fonte

L'esempio dell'orologio dovrebbe rendere bene l'idea. L'interfaccia di un programma è quella con la quale voi utenti interagite, nel caso dell'orologio l'interfaccia è rappresentata dalle lancette e dai numeri, nel caso di un software naturalmente l'interfaccia è rappresentata dai menu, dalle aree di testo, dai bottoni. Il codice sorgente invece, nel caso dell'orologio, è rappresentato da tutti i meccanismi che stanno dentro alla cassa, meccanismi che voi non vedete ma che sono fondamentali per il funzionamento del vostro segnatempo.
Un altro esempio, utilizzato spesso per spiegare cosa sia un codice sorgente, è quello delle pagine web. Prendiamo ad esempio Google:

L'interfaccia web di Google

L'interfaccia di Google

Il codice sorgente di Google

Il codice sorgente di Google

Ora credo che a tutti sia chiaro il significato di Open Source. Ma molti ancora si staranno chiedendo: va bene, ma cosa me ne faccio del codice sorgente? Io uso il programma, non mi importa come è scritto e chi lo ha scritto. Del codice sorgente non saprei cosa farmene.

Utilizziamo nuovamente l'esempio dell'orologio per dare una spiegazione a questa vostra giusta rimostranza. Quando acquistate un orologio potete scegliere se acquistare un modello di plastica da pochi soldi, interamente saldato, che quindi in caso di rottura dovreste buttare via, oppure potete optare per un orologio più costoso, per il quale spenderete di più ma al quale potrete modificare la batteria e che eventualmente, in caso di rottura accidentale o di malfunzionamento, potreste far riparare da un esperto artigiano. Un orologio quest'ultimo che quindi, ragionevolmente, durerà più a lungo; se siete miliardari potreste anche pagare un orologiaio da cui farvi realizzare un bell'orologio da taschino personalizzato. Nel software è la stessa cosa, potete scegliere se comprare un software in scatola, che è così e tale rimarrà fino alla sua "morte", oppure potete scegliere un software open source, che chiunque può "riparare" in caso di guasto e che quindi potreste adattare non solo nelle funzionalità, ma anche in base al tipo di computer utilizzato (Apple, PC, Sparc, Cellulare). Spesso il software open source funziona su vari sistemi operativi ma anche su diversi tipi di processore, a volte ciò è vero anche per il software closed source, ma in questo caso tutto dipende dalle volontà commerciali del produttore (ad esempio Adobe non ha ancora realizzato un plugin flash per i computer a 64bit) ed in ogni caso di solito dovrete sborsare soldi per ogni versione del software che deciderete di utilizzare. A volte il software proprietario potrebbe essere gratuito, proprio come una buona parte del software open source, ma in realtà pagherete tale software con la "dipendenza tecnologica" alla piattaforma. Ad esempio, il flash player di cui sopra è ormai quasi un obbligo per il web, ed è naturalmente un software proprietario che nessuno può modificare, migliorare, riscrivere; ergo siamo tutti in qualche modo dipendenti dalla volontà di Adobe. Se poi, come nel caso dei processori a 64bit, Adobe decidesse che il tuo computer non è di particolare interesse commerciale, allora tu, proprietario di questo computer, ti attaccheresti al tram, ovvero, o ti adatti a vivere senza flash oppure cambi computer. Se invece Adobe Flash fosse un software open source (e magari libero) sicuramente qualcuno avrebbe già creato una versione per i processori a 64bit, magari anche per gli Sparc e pure per i cari vecchi Amiga. Ma Adobe Flash non è software open source e non è uno standard aperto, quindi gli utenti di sistemi operativi a 64bit devono arrangiarsi come possono.

Orologio da taschino

Abbandoniamo l'esempio dell'orologio e consideriamo un caso ancora più chiaro: le auto. Credo che per tutti voi sia una cosa ragionevole e normale l'idea che la vostra auto sia smontabile, che si possa aprire il cofano, che un qualsiasi meccanico possa smontare il vostro motore, cambiarne i pezzi, potenziare la centralina, cambiare l'olio, i filtri, le sospensioni e qualsiasi altra parte meccanica che necessiti di una revisione o di un miglioramento. Eppure la maggioranza di voi non è un meccanico e di certo non saprebbe mai mettere mano ad un motore. Però sapete che ci sono molte persone in grado di fare questo lavoro al posto vostro e tra queste persone sicuramente c'è il vostro meccanico di fiducia. Provate però ad immaginare cosa succederebbe se un giorno i costruttori di auto decidessero di produrre automobili la cui carrozzeria è completamente saldata, che quindi non possono essere smontate e riparate da nessuno. L'unica cosa che i vostri meccanici potrebbero fare sarebbe effettuare il cambio d'olio e l'aggiunta del liquido refrigerante, ma se ci fosse un guasto al motore non ci sarebbe nessun meccanico con il permesso di sistemare il guasto, non solo a causa delle saldature che impediscono qualsiasi intervento ma anche perché nel frattempo un legislatore compiacente avrà scritto leggi che vietano di dissaldare le carrozzerie e di smontare le auto, per studiarle ed eventualmente modificarle. Se le auto fossero così non avreste scelta, dovreste aspettare che il costruttore dell'auto rilasci una "motor pack" (o addirittura una nuova auto!) in grado di sistemare i problemi al motore; nel frattempo dovreste arrangiarvi a camminare con un motore imperfetto. Esisterebbe un "business" di imprenditori che rivenderebbero sistemi per migliorare tutto ciò che nei motori delle auto saldate non va bene: il raffreddamento del motore, l'affidabilità generale, il sistema di frenata, la tenuta di strada, la mescola delle gomme. Ma queste "utility" sarebbero "incollate" alla scocca, perché, essendo il cofano ed il motore saldati non esisterebbe altra via se non quella di fare aggiunte "esterne". Soluzioni "estemporanee" come incollare un ventilatore davanti alle prese d'aria per risolvere il problema del "surriscaldamento del motore".

Una ventola di raffreddamento su un'auto

Un'auto modello "proprietario" con antivirus, ehm, ventilatore incorporato, alcuni ne vanno matti.

Non sarebbe un granché un mercato dell'auto così ridotto, vero? Le auto sarebbero tutte uguali, non esisterebbero meccanici che fanno modifiche sportive, non ci sarebbero gare perché tutti andrebbero alla stessa velocità, su strade tutte uguali e noiose.

Immaginate ora che le auto "saldate" siano prodotte quasi esclusivamente da una sola casa automobilistica, che detiene il monopolio sull'intero settore, supponete inoltre che, un po' per il potere della casa automobilistica, un po' per ragioni puramente commerciali, ogni cosa prodotta nel mercato dell'auto venga pensata solo ed esclusivamente per essere utilizzata nelle auto "saldate". Le gomme dell'auto, la larghezza delle carreggiate, i telepass, i navigatori satellitari, finanche le pompe di benzina, che in teoria potrebbero funzionare con qualsiasi auto ma che in realtà sono "dimensionate" per funzionare solo con le auto "saldate". Un po' come quando si cerca di infilare la pistola della pompa di gasolio dentro un'auto che funziona a benzina verde. Immaginate che tutte queste cose: le dimensioni delle carreggiate, le dimensioni delle ruote, il tipo di pistola delle pompe di benzina, gli specchietti retrovisori, siano protetti da un brevetto che ne impedisce la modifica e l'adattamento su altre vetture. In questo caso oltre all'auto saldata (Software Proprietario) avremmo a che fare con dei formati proprietari. Come potete immaginare le due cose messe insieme sarebbero un vero ostacolo alla concorrenza del mercato ed un vero problema per la crescita tecnologica del settore. Perché se io posso costruire la mia auto ma non posso montargli le gomme (perché si possono montare solo sulle auto "saldate"), non posso utilizzarla sulle strade (perché sono troppo piccole ed io non ho il permesso di fare auto così piccole) e non posso alimentarle con la benzina (perché le pompe sono realizzate per funzionare solo con l'auto "saldata") allora la mia auto è come se non esistesse, nessuno potrebbe utilizzarla, nemmeno io!

Ma voi la comprereste un'auto "saldata"?

Una ragazza sexy allunga le gambe su una ferrari

Se sei un buon meccanico puoi realizzare un'auto così, per conquistare la ragazza invece sono richieste abilità diverse.

Sicuramente non voi, a voi piace smanettare con la vostra auto e di certo non volete essere costretti a cambiare il vostro bolide solamente perché le gomme si sono consumate (e non si possono sostituire) o perché il motore si è fuso (e non si può aggiustare). Eppure con il software molti di voi scelgono proprio l'auto "saldata", un po' perché non avendo mai visto un'auto classica non siete in grado di comprenderne gli indubbi vantaggi, un po' perché tutti usano l'auto saldata e questo vi tranquillizza, un po' perché siete abituati a guidare l'auto saldata e non volete cambiare, ed un po' perché le strade, le pompe di benzina e le gomme sono pensate per quel tipo di auto "proprietarie" ed anche se sapete che altri produttori realizzano pompe, gomme e strade alternative in grado di funzionare con qualsiasi auto, voi non vi fidate. Chi può biasimarvi, d'altro canto nessuno ha voglia di rimanere in mezzo alla strada perché il benzinaio non vuole farvi il pieno. Anche la ragazza di Out Run ve ne direbbe quattro se fosse costretta a farsela a piedi, di sicuro vi manderebbe in bianco per un bel pezzo.

Magari alcuni di voi temono anche che l'auto classica, quella non saldata, quella che una volta utilizzavate ma a cui ora siete stati "disabituati", sia roba da meccanici smanettoni, una "roba" venduta in kit di montaggio che quindi vi dovete montare da soli. Montarvela da soli capite? Proprio voi che ormai siete abituati ad avere la vostra auto già bella e pronta, magari con tanto di marce automatiche, accessorio a cui ormai siete adusi da anni! Pigroni. Ma sappiate che questo in realtà non è vero, è solo un vostro timore, perché l'auto classica in realtà non dovete montarvela da soli, ha più accessori dell'auto saldata ed in più esiste anche la versione a marce automatiche, al massimo sarà necessario un po' di tempo in più per apprenderne il funzionamento, un piccolissimo sforzo in più che però sarà ampiamente ripagato da tutti gli altri innumerevoli vantaggi. Insomma, i vantaggi li conoscete già, la vostra auto per fortuna è open source, in realtà disponete di un mezzo che può essere aggiustato ed aggiornato da un sacco di meccanici diversi, un'auto che se voleste non dovreste più sostiture perché basterebbe solo una buona manutenzione, un po' di cura, ed alla peggio un cambio di cilindri e pistoni quando i chilometri sul groppone diventano troppi.

Non sarebbe male vero? Ma diciamoci la verità, per chi è abituato ad avere l'auto "saldata", consegnata periodicamente sotto casa, potrebbe essere un problema recarsi presso uno dei concessionari e richiedere un'auto normale. Tanto più che purtroppo questi concessionari d'auto, ormai abituati a vendere solo auto saldate, non venderebbero più auto classiche, se ci andasse bene al massimo ci fornirebbero una scocca su cui poi ci toccherebbe montare il motore tutto da soli. Un'operazione che i meccanici impegnati a promuovere le auto classiche avrebbero reso più semplice, ma che è pur sempre un'operazione un po' complicata per chi non capisce niente di motori. In questi casi la soluzione migliore sarebbe quella di procurarsi il "motore" (in questo caso il cd della distribuzione che ci piace) e farcelo installare da un amico che lo ha già fatto in passato. Se non disponessimo di un'amico alla peggio potremmo sempre chiedere ad uno dei tanti meccanici esistenti, molto probabilmente il motore ve lo installerebbero anche gratis; oppure potreste cercare l'elenco di quei "concessionari" abbastanza professionali da fornirvi un'auto (computer) con il motore open source che preferite (leggasi Linux) già preinstallato nel vostro bolide.

Auto open source, magari! Perché la ciliegina sulla torta di questa storia è che l'auto la pagate, ed anche diverse migliaia di euro, invece il software open source 9 volte su 10 è gratuito, al massimo, se proprio volete, dovete pagare soltanto l'eventuale assistenza. Magari esistesse davvero un'auto open source alla qualità ed al costo del software libero, ovvero bella e gratuita. Ma non si può avere tutto dalla vita, per ora dovrete accontentarvi del software.

Pensateci su, ma considerate quest'ultima fondamentale variabile, se le auto non fossero "open source" Michael J.Fox non avrebbe mai potuto viaggiare nel tempo con la sua Delorian opportunamente modificata da quel pazzo del Dr. Emmett Brown. :mrgreen:

La delorian di Ritorno al futuro

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27 Risposte to “Ma che cacchio è questo open source?”

  1. nino scrive:

    a proposito di auto open source, esiste e si chiama oscar, certo bisogna vedere se un giorno vedrà la luce

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  2. Sara scrive:

    Oh che bello, grazie!!
    Anche se Ubuntu e debian rimangono misteriosi...Seguirò le tracce dei link sperando che parlino in lingua comprensibile come hai fatto tu! ; D

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  3. Delian scrive:

    Articolo grazioso :) complimenti ^^

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  4. nudge scrive:

    Ottima recensione :D !!

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  5. Doxaliber scrive:

    @Sara, magari di Debian e Ubuntu parlerò in un'altra occasione. ;-)

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  6. Daniele scrive:

    Ottimo articolo e direi anche chiarissimo.
    Complimenti. :-) )

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  7. lucalosvizzero scrive:

    ... se non dico la mia non sono proprio contento ;-)
    Il costruttore di macchine saldate ha deciso (Lui ha deciso) che il vostro modello è da buttare e dovete cambiarlo con uno nuovo che: consuma di più, non vi da nulla in più rispetto al vostro e costa pure .... Quando Microsoft smetterà di autentificare Windows xp (attivazione di windows via internet), allora Vista sarà quel "nuovo" modello.

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  8. gato scrive:

    Lo so che c'entra poco con il discorso open source (anche se io preferisco il freesoftware :-D ) ma nel paese da dove vengo (Romania) fino al 1990 più del 90% delle macchine in circolazione erano di un unica marca : la Dacia fatta sulla base della Renault 12 . Si era arrivato al punto che uno non chiedeva che tipo di macchina hai, ma al massimo che colore... questo solo se eri cosi fortunato da poterti permettere una macchina visto che costava l'equivalente di più o meno 50000 euro attuali, e non valeva niente. Come tutte le cose che non hanno concorenza. Ho visto macchine con 30000 km con il motore da rifare .....Non so perché ma mi ricorda tanto un certo sistema operativo con delle finestre.........

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  9. Doxaliber scrive:

    Grazie a tutti per i complimenti.

    @Gato, in un prossimo articolo magari spiegherò la differenza tra Open Source e Software Libero, per ora non volevo creare confusione. Bella la storia dell'auto. :-)

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  10. ilPestifero scrive:

    Complimenti davvero.
    Questo articolo è una pietra miliare per spiegare ai newbie cos'è il Software Open Source.

    bravo!

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  11. MementoMori scrive:

    Non sono rimasto molto colpito dall'articolo. Sicuramente molto semplice e adatto a chi non ha mai sentito parlare di opensource ma non citare Stallman e i 4 principi base della GPL (licenza regina tra le licence OS) mi è sembrato parecchio strano per un articolo come questo... In ogni caso:

    se è opensource è libero per definizione...

    http://www.infotel-telematica.mobi/newsletter02_19.html
    non ho letto tutto l'articolo del link ma almeno ci sono esposti i famosi 4 principi ;)

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  12. sybillinux scrive:

    @ nino: grazie a nome di tutti per il link, un esempio fondamentale, che ci riporta al concetto dell'importanza del progetto non coperto da segreti anche per tutti i tipi di hardware che utilizziamo; c'è anche il telefonino open source (ma io sono pigro e non vi metto il link)

    cioè questo commento è off-topic: qui si parla di software, io parlo di software+hardware, anche perchè il software senza hardware è come un disco senza il giradischi

    il concetto non è foresto in certi settori, anzi, in alcuni casi il progetto deve essere liberamente consultabile per legge (e quindi copiabile e modificabile anche se la legge magari non lo prevede)

    posso fare l'esempio degli impianti elettrici delle abitazioni, o di quelli del gas, eccetera
    come sempre quindi vi sono due pesi e due misure

    ma torme di filosofi hanno percorso i secoli con l'unico scopo di arrivare a una visione unitaria della realtà (tant'è vero che oggi il campo più fecondo della filosofia e l'ontologia, anche se io preferisco l'etica, che è anche più utile)

    i fisici quantistici lavorano da decenni per risolvere il problema di elaborare una teoria unificatrice (cascano, ovviamente, a causa della gravità) e il loro modello standard è più un ostacolo che uno strumento

    quindi probabilmente sarebbe ora di arrivare alla teoria unificatrice anche in altri campi, per poi confluire in una teoria unificatrice di tutti i campi del sapere, insomma, un rave party di consapevolezza

    in buona sostanza: quanto ha detto doxaliber vale per tutto quello che ci circonda nella realtà quotidiana delle società tecnologiche

    appena si comincia a chiedere "come è fatto questo?" si trovano problemi e disuguaglianze, e soprattutto facce molto ostili
    e sapete perchè?
    perchè se sotto il prezzo di ogni cosa che siamo costretti a comprare ci fosse scritto il suo costo di produzione "secco", riacquisteremmo la percezione del valore delle "cose" (comprese le persone)
    sorvolando su aspetti più triviali, questo scardinerebbe l'attuale inesorabile meccanismo della virtualizzazione del credito, e vi posso assicurare che ne vedremmo delle belle...

    voi lo sapete cosa mangiate per esempio? io al massimo ritengo che lo possiamo supporre

    quindi, io per la mia natura di snob, non ci tengo a convincere gli altri, anche perché non sono un missionario grazie a dio, quindi per oggi sono sintetico e chiudo qui

    ma una buona volta mi lascerei scappare un sorriso se la gente cominciasse seriamente a incazzarsi e a darsele di santa ragione

    (riflettiamo tutti un minuto sull'espressione "di santa ragione")

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  13. sybillinux scrive:

    @ MementoMori

    ciao, a me il tuo commento colpisce molto invece

    mi ha fatto riflettere, e ripensare alle 3 leggi della robotica

    mi sono convinto molte volte che isaac, anche se faceva finta di prendere in corner lo studioso (perché isaac non si legge, si studia) per intrattenerlo, abbia scoperto i nervi della strutturale debolezza di un sistema che si fondi su leggi precostituite (il che quadra con il personaggio)

    aggiungo io...

    in alcuni casi la rigidità delle leggi è un effetto della debolezza della struttura (la religione, lo stato)

    in altri ne è la causa (la tecnologia, tanto per restare in tema, e l'informatica)

    per avere leggi efficaci proporrei di rinunciare al concetto di rigidità, per sostituirlo con quello duplice di coerenza + inequivocabilità
    questi due concetti di apparente rigidità, messi insieme, paradossalmente, mi portano a pensare che, sotto il loro fiero cipiglio, l'evoluzione sarebbe un fatto naturale

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  14. sybillinux scrive:

    @ doxaliber

    ti devo dire 3 cose, ma te ne dico solo 2

    1 - ti odio! da quando ti conosco non riesco più a dormire!

    1b - (per l'avvocato di doxaliber: era un "ti odio" simbolico, solo i grandi possono essere amati o odiati, tutti gli altri suscitano sentimenti assai tiepidi e incolori... quindi non la prenda come un offesa ma come un complimento)

    2 - mi dispiace ma non sono d'accordo:

    Se sei un buon meccanico puoi realizzare un’auto così, per conquistare la ragazza invece sono richieste abilità diverse.

    un buon meccanico può conquistare la ragazza in 3 modi:
    a) costruendo solo l'auto e facendosi una doccia molto intensa (ma il secondo punnto dipende dai gusti della ragazza)
    b) conoscendo bene e applicando con le dovute cautele
    - il principio del motore a scoppio, in particolare quello basato su pistoni e cilindri
    - l'importanza della lubrificazione
    - l'importanza dell'affidabilità della meccanica per tutta la durata della gara (per non dover fare ricorso ai box)
    c) meglio ancora: unendo a) + b)

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  15. sybillinux scrive:

    ps: Wednesday, May 14 2008 03:43:44

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  16. sybillinux scrive:

    Wednesday, May 14 2008 08:19:45

    @ avvocato di doxaliber

    senta, ci ho ripensato

    sono io che voglio fare causa a doxaliber, perché mi ha creato dipendenza, si è comportato da pusher, rendendomi dipendente dall'intelligenza

    questo, al di là del danno generale della dipendenza, mi rende anche ulteriormente un emarginato sociale, proprio per la specifica natura della dipendenza

    adesso devo solo scegliere avvocato, ci sono taormina e previti che insistono per avere l'incarico
    perchè io, come ha detto pippo baudo qualche sera fa, ho lanciato tanti giovani, insomma, faccio quello che posso

    pippo baudo ha detto anche alla signorina intenditrice di musica, che gli chiedeva cosa pensa dei giovani, che questi giovani voglio "tuttoessubbito... all@once"...

    be' io non ci credo, questi due ragazzi hanno subito tante ingiustizie, e credo che se lo siano meritato di veder decollare la loro carriera...

    quindi siccome proprio mi si spezza il cuore, tirerò a sorte, come quando andavo a votare, per non far cattiveria a nessuno

    nella speranza che doxaliber che lei rappresenta, mi offra anche la possibilità di addossargli un nuovo capo di imputazione, mi sentirei con il cuore più leggero:

    taormina e previti, per ora sconosciuti, hanno grandi possibilità, e io confido nella vostra collaborazione per poterli aiutare tutti e due...

    se poi lei, 35enne, ormai agli sgoccioli della sua carriera, volesse fare un piccolo sacrificio, potrebbe lasciare il posto a uno dei due

    faremmo in questo caso doppiamente del bene: lasceremmo loro lo spazio e l'occasione per esprimersi, e potremmo vederli giocare uno contro l'altro, imparando tutti noi finalmente cos'è il fair play

    farebbe anche un grande servigio al suo cliente, perché, mi creda sulla parola, questi sono ragazzi in gamba:

    finirebbe tutto a tarallucci e vino

    un cordiale saluto, da un fiero ma leale avversario

    sybillinux

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  17. Doxaliber scrive:

    @MementoMori, un argomento può essere affrontato eseguendo vari approcci. Quello che proponi tu, con le solite citazioni a Stallman ed alle regole della GPL è un approccio più accademico ed al quale si ricorre più spesso, io ho cercato di fare qualcosa di diverso. L'articolo era scritto proprio pensando a quelle persone che non hanno mai sentito parlare di opensource e che di informatica si interessano soltanto in modo marginale.

    Inoltre ho una grande ammirazione per Stallman, mi piace la licenza GPL e sono totalmente a favore del software libero. Ma Stallman e la GPL sono solo una parte (anche se importante) dell'universo che ruota intorno al software libero. Esistono altre persone, esistono altre licenze, esistono altre storie. Io ritengo che l'approccio migliore per spingere le persone ad interessarsi delle cose non sia quello freddo ed accademico e che sia necessario per prima cosa instillare in loro la curiosità e la voglia di saperne di più. Solo dopo, con chi vorrà approfondire, si potranno affrontare discorsi più filosofici e tecnici.

    @Sybillinux, grazie.

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  18. Michael Saliba scrive:

    Ho appena letto l'articolo di Doxaliber che cerca di giustificare la moda oggi molto diffusa di rimpiazzare il software proprietario con il software open source. Penso che sono ragionamenti un po' sempliciotti, come si può facilmente capire dalla strana convinzione che è meglio un software 'che chiunque può "riparare" in caso di guasto'. Questo implica che il software è un software molto facile, cioè di serie B, senza le soluzioni difficili che a volte servono per risolvere dei problemi che oggettivamente sono difficili.
    Dopo una vita in cui ho scritto del software per tirare fuori i miei clienti da situazioni in cui il software standard non era capace di tirarli fuori, mi vien da ridere come farebbero i sostenitori dell'open source a attenere gli stessi risultati con dei programmi abbastanza facili da essere compresensibili e modificabili da chiunque. Non siamo ridicoli per favore!
    Chiaro, i miei clienti dipendono da me e se un accidente mi portasse via di colpo allora sono fritti! Questo è il vero problema del software proprietario, non quegli esempi incompleti e logicamente bucati su orologi e auto. Però l'idea che tutto il software del futuro deve essere modificabile da chiunque mi fa rabbrividire!

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  19. Doxaliber scrive:

    @Michael Saliba, ritieni i miei esempi bucati ma non ti addentri maggiormente nel tentativo di smontarli, come mai? Posto il fatto che naturalmente si tratta di esempi e quindi come tali vanno presi.

    Penso che sono ragionamenti un po’ sempliciotti, come si può facilmente capire dalla strana convinzione che è meglio un software ‘che chiunque può “riparare” in caso di guasto’. Questo implica che il software è un software molto facile, cioè di serie B, senza le soluzioni difficili che a volte servono per risolvere dei problemi che oggettivamente sono difficili.

    Non mi sembra così strana come convinzione. Naturalmente comprendere il codice scritto da altri non è certamente un'operazione semplice, ma rimane pur sempre un'operazione abbastanza fattibile, posto che il codice sia scritto bene e sia ben documentato. A riprova di quanto affermo ci sono le statistiche sul numero di sviluppatori del kernel linux, che non è certamente un software semplice, ma il cui numero di sviluppatori ha una crescita vertiginosa. Spesso il loro contributo è minimo, ma quel minimo contributo apporta modifiche e miglioramenti spesso notevoli. Esistono tantissimi software con licenza libera la cui complessità non solo è paragonabile a quella di altri software proprietari, ma a volte la supera. Nonostante tutto il numero di sviluppatori è in continua crescita.

    Dopo una vita in cui ho scritto del software per tirare fuori i miei clienti da situazioni in cui il software standard non era capace di tirarli fuori, mi vien da ridere come farebbero i sostenitori dell’open source a attenere gli stessi risultati con dei programmi abbastanza facili da essere compresensibili e modificabili da chiunque. Non siamo ridicoli per favore!

    Conoscendo il campo mi sembra che il tuo ragionamento sia quello del piccolo sviluppatore che realizza piccoli software di utilità, di solito di tipo backoffice, adattati su misura per il cliente. La complessità nella realizzazione di tali software è medio bassa, spesso bassissima, quindi ragionevolmente qualsiasi programmatore potrebbe mettere mano al tuo codice, comprenderlo ed anche migliorarlo. Può essere invece che abbia frainteso e che tu sia impegnato nello sviluppo di software altamente complessi, in tal caso il tuo lavoro è svolto necessariamente in team con altre persone, altrimenti saresti fuori dal mercato. Lavorando in team saprai che il ricambio di programmatori è sempre abbastanza alto, soprattutto se si parla di programmatori di alto livello che possono sviluppare software molto complessi. Nei software molto complessi ognuno sviluppa una porzione di codice che esegue compiti specifici e qualcuno organizza la direzione del lavoro. Spesso nello sviluppo i programmatori vengono sostituiti con altri, a cui ovviamente va il compito di aggiornarsi e prepararsi sul codice già scritto da altri. Nel software open source è più o meno la stessa cosa, si lavora in team. Solo che gli sviluppatori sono molti di più e chiunque può apportare le sue idee ed i suoi improvement. Il software proprietario in tal senso non può assolutamente reggere la concorrenza, non ha i numeri e le proporzioni per farlo. Tutto sommato credo che tu lo sappia, ed è questo che probabilmente ti preoccupa. Abituato all'idea di software come "prodotto" e non come "servizio" non sapresti come ricollocare la tua attività sul mercato. Tu, come d'altro canto scrivi, vivi esattamente sulla "dipendenza" che il cliente ha verso di te, in una situazione non molto dissimile da quella che ho descritto nel mio articolo.

    Però l’idea che tutto il software del futuro deve essere modificabile da chiunque mi fa rabbrividire!

    Se anche le grandi software house si stanno adattando al cambiamento, e se anche grandi aziende di ricerca e consulenza come Gartner affermano che l'open source prenderà il sopravvento sul mercato, mi sa che anche tu dovrai adattarti alla nuova realtà. Ritengo comunque che in nicchie molto specialistiche il software proprietario continuerà ad esistere ancora per molto tempo. Io comunque, fossi al posto tuo, rivaluterei il mio punto di vista.

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  20. jimmi scrive:

    Ma non è finita qui! Pensate che alcune auto saldate, per ora poche ma in futuro molte di più, dopo qualche tempo smetteranno di funzionare se non pagate altri soldi, ed inoltre il produttore ha cominciato a distribuire copie delle chiavi della vostra macchina alle polizie di mezzo mondo senza neanche avvisarvi.
    Per fortuna che in macchina non ci lascio cose indispensabili o segreti personali (o no?).

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  21. [...] le Creative Commons, viva la GPL, viva l’Open Source, viva Wikipedia! Letto 1 [...]

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  22. Michael Saliba scrive:

    Non perdo più tempo a discutere con Doxaliber, dato che ora non fa solo l'esperto di software ma anche il psicologo e quasi quasi il sociologo! Io per un altro po' continuerò a scrivere i miei programmi ad hoc per dei clienti specifici, poi quando smetto mi limiterò ad osservare se questa grande ondata di standardizzazione verso il basso avrà veramente successo o no. Chiaramente saranno le grandi aziende multinazionali produttrici di software a decidere tutto, dato che ora hanno la possibilità di schiacciare chiunque non sia pronto ad allinearsi (sia materialmente che mentalmente) al loro controllo totale sul mercato. Chi ha bisogno di qualcosa di diverso probabilmente ci dovrà rinunciare e non gli rimane che allinearsi a quel che passa il convento. Pazienza.

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  23. Doxaliber scrive:

    @Michael Saliba, auguri per il tuo lavoro. Per quanto riguarda il futuro chi vivrà vedrà. Di sicuro tra le grandi aziende ci sono state quelle che hanno cercato di schiacciare il software libero, ma vista la natura del progetto non ci sono riuscite. Altre con il software libero si sono alleate, ed oggi la proporzione tra aziende che producono software proprietario e che in qualche modo sono scese a patti e aziende che invece mantengono un approccio "duro e puro" è decisamente a favore delle prime.

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  24. Iniquo scrive:

    Molto azzeccate le metafore, ottima analisi dei benefici.

    Per quanto riguarda la presunta standardizzazione verso il basso invocata da Saliba anche un profano come me capisce che più è largo il contributo più è probabile che lo standard si alzi.

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  25. xx scrive:

    Iniquo dice: Maggio 15th, 2008 at 21:26 "più è largo il contributo più è probabile che lo standard si alzi"

    non credo, in realtà è più probabile che...

    ...laddove non c'è uno studio dei requisiti e un progetto funzionale centrato su quei requisiti...

    ...laddove il progetto diventa più complesso per le change dovute alle carenze di studio e progettazione delle funzioni...

    ...laddove il numero di sviluppatori cresce ed essi si alternano, senza sapere esattamente cosa stanno facendo, sempre a causa della mancanza del primo punto...

    ...allora lì è più probabile che si perdano di vista i requisiti essenziali (le cosiddette garanzie)

    come esempio mi viene in mente il buco di debian sulle chiavi ssl di poche settimane fa:

    prima di qualsiasi rilascio il controllo di qualità, assieme con la progettazione, fa la spunta alla checklist delle garanzie, e se sbaglia paga (caro)

    forse la connessione https alla base della fiducia dei navigatori non fa parte delle garanzie?

    un altro problema è che la crescita esponenziale del codice espone al rischio che la stessa funzione venga implementata decine di volte in modi diversi, con uno spreco di forze enorme, e con la garanzia scritta e firmata che chi usa il programma non troverà l'implementazione migliore

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  26. [...] Probabilmente ora risulterà più chiaro cosa sia il codice sorgente (che nel caso dell’ opensource è pienamente modificabile!), ma risulterà altrettanto chiaro non tutti “sanno mettere mano” ai meccanismi della cassa dell’ orologio… quindi cosa può farsene un utente medio di questo codice aperto?? Vi consigliamo la lettura del seguente articolo su Doxilander. [...]

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  27. letizia scrive:

    belli sti orologi ma dove si comprano???

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