Non avete una connessione a banda larga? Sappiate che è tutta colpa del Titanic

14 set
2009

Nota dell'autore: quello che segue è un lungo pezzo, scritto parecchio tempo fa ed ancora non terminato, che, attraverso un'analisi storica, cercherà di rispondere ad una domanda: è ancora legittimo e necessario che lo spettro radiofonico sia gestito dallo Stato? Vista l'eccessiva lunghezza sono costretto a ridurre quest'articolo in più parti, spero comunque che lo troviate interessante, lo spezzettamento dovrebbe inoltre consentirmi di completare il lavoro in ogni sua parte.

Lo "spettro radiofonico" è quel fascio di radiofrequenze elettromagnetiche utilizzate dalle radio, dalle televisioni, dai telefoni cellulari, dai dispositivi wireless e bluetooth, in buona sostanza da qualsiasi apparecchio che utilizzi onde radio per trasmettere dati o informazioni. Lo spettro radiofonico comprende frequenze che vanno dai 3 kilohertz ai 300 gigahertz.
Come tutti ben sappiamo questo spettro è regolato. Siamo tutti abituati all'idea che per ottenere il permesso di utilizzare una determinata frequenza sia necessario acquistare un "diritto di trasmissione" da parte dello Stato. Tutti voi ricorderete la mega asta fallimentare per ottenere il permesso di utilizzare le frequenze per i telefonini UMTS, inoltre vi è stata raccontata più volte la vicenda di Europa 7, che non può trasmettere perché Rete 4 occupa abusivamente le sue frequenze.

Andando ancora più a ritroso nel tempo, molti di voi ricorderanno le polemiche che seguirono all'approvazione della Legge Mammì, che diede "de facto" il via libera in Italia alle(a) TV private nazionali, le quali, prima dell'approvazione di tale legge, trasmettevano in stato di semiclandestinità. Ebbene, tutti questi eventi sono collegati da un unico filo conduttore: l'affondamento del Titanic.

Vi starete chiedendo come sia possibile collegare l'affondamento del più famoso transatlantico della storia con le televisioni, le radio, il wireless ed i celluari; la riposta è semplice: fu l'affondamento del Titanic a sdoganare l'idea che le frequenze radio dovessero essere regolate e controllate. Così, anche se vi sembrerà un paradosso, sappiate che la responsabilità del digital divide, che impedisce a milioni di persone di disporre di una connessione a banda larga, non è di Telecom, di altre compagnie telefoniche, o del governo, se cercate un colpevole puntate il dito direttamente sul gigantesco Iceberg che si rese responsabile dell'affondamento del transatlantico più famoso al mondo.

Fu infatti dopo l'affondamento del Titanic che analisti della Marina sostennero la tesi secondo cui, se lo spettro radiofonico non fosse stato così confuso e disordinato, molte delle navi che si trovavano nelle vicinanze del transatlantico non avrebbero mancato il segnale di aiuto, la conseguenza logica portò a concludere che il disordine delle radiofrequenze avesse causato la morte di migliaia di persone. Naturalmente il governò americano usò quell'evento tragico come pretesto per iniziare a regolare l'uso e l'accesso dello spettro radiofonico. Nacque così, nel 1912, il Radio Act, la prima legge al mondo che si occupava di controllare e gestire le frequenze radio.

Gli effetti del Radio Act sulle trasmissioni radiofoniche

Il Radio Act, ed il suo successivo omologo del 1927, ebbero un effetto tellurico nella programmazione delle radio americane. Oggi tutto ciò sembra difficile da credere, perché ci siamo assuefatti a questo stato di cose, ma prima degli anni '30 le radio americane somigliavano molto alla internet odierna, non c'erano talk-show e trasmissioni commerciali e le frequenze erano occupate da radio amatoriali che offrivano servizi non commerciali, di tipo religioso ed educativo. Ma nel momento stesso in cui il Governo iniziò la sua azione legislativa e di controllo il mondo delle radio cambiò radicalmente, i radioamatori furono costretti a richiedere licenze per poter utilizzare le frequenze, ma i costi per ottenere le licenze erano altissimi, inoltre ottenere il permesso non era facile, i criteri di selezione erano piuttosto arbitrari, così molti di loro cessarono le trasmissioni. L'aumento spropositato dei costi fece si che i permessi per l'uso delle frequenze fossero acquisiti da grosse società di capitali, che disponevano della liquidità necessaria a coprire tutti gli oneri, nonché delle giuste conoscenze atte ad ottenere le frequenze. La radio, da quel momento in poi, divenne un vero e proprio business. I magnati delle finanza si lanciarono in questo nuovo e succulento settore, nacquero i primi colossi radio (NBC e CBS) che riuscirono a far si che il governo allocasse lo spettro secondo i loro interessi, e da quel momento le radio divennero un coacervo di jngle, pubblicità, tormentoni e slogan e, naturalmente, spazi politici ad hoc per i propri "sponsor". La pubblicità irruppe prepotentemente nelle case dei cittadini americani, ed il 98% delle trasmissioni serali furono occupate da talk-show e trasmissioni di intrattenimento di NBC e CBS.

All'inizio questo radicale cambiamento provocò scandalo e proteste, levate di scudi simili a quelle che oggi muovono le tante persone che protestano a favore della neutralità di internet. Per dare un'idea dello "scandalo" provocato da questa "trasformazione" radicale del sistema radiotelevisivo si tenga presente che anche l'allora Presidente degli Stati Uniti Herbert Hoover ebbe a dire: "E' inconcepibile che si debba lasciare che una così grande possibilità di servizi affoghi nella chiacchiera pubblicitaria".[1], mentre i giornali più volte si schierarono contro la pubblicità nelle radio appoggiando così le proteste dell'opinione pubblica, ferocemente avversa all'idea di subire interruzioni pubblicitarie all'interno dei programmi radiofonici. [2][3][4]

Ma alla fine i soldi e gli interessi economici ebbero la meglio, e ciò che allora era inconcepibile divenne pian piano una consuetudine, tanto che ormai nessuno ricorda più quegli anni e quelle proteste.

Obiettivamente, vista la rudimentale tecnologia a disposizione in quell'epoca, oggi potremmo dire che negli anni '30 la scelta di gestire le frequenze aveva una sua ragion d'essere. Infatti le frequenze, con le tecnologie allora conosciute, erano limitate e quindi era abbastanza logico che si sentisse la necessità di controllarle. Ma se già negli anni '20 ed in quelli successivi l'idea che lo Stato dovesse controllare le frequenze ebbe fin da subito feroci oppositori, tra i quali l'economista e premio nobel Ronald Coase, quanto illogiche dovrebbero apparire agli analisti queste leggi tese a "regolamentare ed a controllare" lo spettro oggi che le tecnologie per le trasmissioni in radiofrequenza sono cambiate radicalmente ed in meglio?

Quello che potrete leggere negli articoli che seguiranno è proprio un'analisi delle conseguenze politiche e sociali derivanti dalla scelta di "accatastare" le frequenze, con l'aggiunta di qualche serena "speculazione" su quale sarebbe stato il risultato finale se si fossero operate scelte diverse.

[1] - Lawrence Lessig, Il futuro delle idee, pagina 78
[2] - New York Times, 13 Agosto 1922
[3] - Radio News, Agosto 1922
[4] - New York Times, 6 Maggio 1923

Vai alla seconda parte di questo articolo.

Leggi anche:

  1. Non avete una connessione a banda larga? Sappiate che è tutta colpa del titanic II
  2. La nuova politica antipirateria? Togliere la connessione a chi viola la legge.
  3. Toh, una ricerca afferma che la copia dei DVD è meno diffusa del file-sharing, ma allora...
  4. L'antica Roma ed i terroristi del mediterraneo una storia che potrebbe insegnarci qualcosa
  5. Mi trasferisco, e non sono ancora abbastanza ricco da permettermi una connessione UMTS! :-D

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7 Risposte to “Non avete una connessione a banda larga? Sappiate che è tutta colpa del Titanic”

  1. nino scrive:

    Sono un po perplesso in merito a questo argomento, tuttavia prima di scrivere le mie perplessità aspetto gli altri post...

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  2. nino scrive:

    Preferirei vedere le conclusioni del tuo post.. comunque visto che mi tenti :-D

    Quello che mi rende perplesso, è che uno spettro radio completamente libero indubbiamente permetterebbe il nascere di innumerevoli possibilità tecnologiche, sia per una deburocratizzazione dell'accesso alle frequenze, ma sopratutto alla vasta possibilità di sperimentazione che si avrebbe in una condizione del genere...

    Tuttavia cosa mi impedisce di occupare le frequenze in uso da un altro "operatore" funzionerebbe a "chi arriva primo?" se io volessi oscurare una trasmissione televisiva sovrapponendo il mio segnale, essendo che la frequenza è libera non sarei soggetto a sanzioni di alcun tipo, pensiamo alle frequenze destinate alle forze dell'ordine, se fossero completamente libere, sarebbero accessibili a tutti (non che adesso non lo siano :-) ) ma in questo modo sarebbe legale, e cosa succederebbe se andassi ad interferire con una frequenza di estrema importanza mi viene da pensare ad un segnale gps (anche se non so se può fare) in poche parole come viene stabilito l'accesso alle frequenze se queste non sono regolamentate? e su quali basi si potrebbe intervenire nel caso in cui ci sia una violazione (di cosa?)

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    • Doxaliber scrive:

      Il limite di frequenza ed i disturbi erano strettamente legati al segnale analogico. Oggi, con la trasmissione digitale questo limite, pur se non infinito, è comunque enorme. Le tecnologie si sono evolute moltissimo, pensa ai cellulari: milioni di apparecchi che trasmettono segnali senza entrare mai in conflitto. Il cellulare manda impacchetta un segnale che poi viene spezzettato in più parti e rimbalza su più ricevitori. Grazie alle tecnologie ora conosciute tale segnale viene riassemblato e giunge al destinatario. Anche il wi-fi funziona in maniera più o meno simile, in alcune zone si sovrappongono parecchi segnali wi-fi di diverse abitazioni, senza che questo comporti (eccessivi) problemi. Inoltre qui non si sostiene la tesi dell'anarchia totale, ovviamente ci devono essere delle regole. Intanto ci sono le tabelle di Radiofrequenza che assegnano le varie frequenze ai vari dispositivi, poi sarei sepre favorevole ad un controllo da parte dello Stato. Bisogna stabilire delle regole su cosa si può fare e cosa no, su quali strumenti usare e quali no, ma alla fine è un dato di fatto che molti impedimenti legislativi, non ultimo il controllo delle radiofrequenze, sono solo espedienti utili a far incamerare soldi a pochi ed a limitare la libertà del cittadino.

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      • nino scrive:

        Ha.. quindi più che una completa liberalizzazione delle frequenze aspiri (se così si può dire) ad una deburocratizzazione-deregolamentazione, considerato anche il fatto che i progressi tecnologici hanno eliminato in qualche modo certi inconvenienti tecnici che avrebbero richiesto una regolamentazione apposita...
        effettivamente devo convenire con te a questo non ci avevo pensato...

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  3. [...] Non avete una connessione a banda larga? Sappiate che è tutta colpa del Titanic lunedì 14 settembre 2009 | Tratto da: http://www.doxaliber.it/ Nessun commento [...]

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  4. [...] Preferirei vedere le conclusioni del... nino su Non avete una connessione a banda larga? Sappiate che è tutta colpa del Titanic [...]

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