Note Sparse sul Cloud Computing

Cloud Computing, in quest'ultimo anno questo termine è sulla bocca di tutti, questo soprattutto grazie alle voci sul sistema operativo di Google, ovvero Google Chrome OS, sistema operativo che, come ribadito su questo blog, sarà in primis un altro sistema operativo basato su kernel Linux.

In questi giorni il termine cloud computing mi è tornato alla mente, insieme a tutto il bagaglio di diffidenze che nutro nei confronti di soluzioni tecnologiche che spostano i dati degli utenti dai loro computer a server remoti. Di recente ho aiutato Massimo (dotcoma) a spostare il suo blog dalla piattaforma Movable Type a WordPress, l'operazione è stata tutt'altro che banale, non solo a causa dell'enorme quantità di post scritti da Massimo sul suo blog (a proposito, potrebbe interessarvi un how-to su come trasferire un blog da Movable Type a WordPress?), ma anche a causa delle enormi differenze tra le due piattaforme. Alla fine (quasi) tutti i problemi causati dal "trasloco" sono stati risolti. Tutti tranne uno, per il quale non è stato possibile trovare una soluzione (almeno gestibile in tempi ragionevoli), ovvero IntenseDebate.

IntenseDebate è un servizio (SaaS) nato per migliorare le funzionalità dei commenti dei blog introducendo commenti nidificati, voto ai commenti, utility di moderazione più potenti. Queste funzionalità hanno un "costo", i commenti del vostro blog non risiederanno più fisicamente sul server del vostro blog ma "anche" sui server esterni di IntenseDebate. Tutto ottimo, ma cosa succederebbe se un utente (in questo caso Massimo) decidesse di non voler utilizzare IntenseDebate e contemporaneamente stabilisse di voler anche cambiare piattaforma? Il risultato nel caso di Massimo, come descritto perfettamente da lui stesso in un post nel suo blog, è che non riesce più a recuperare i suoi commenti. Gli amministratori di IntenseDebate hanno risposto al suo post nei commenti e spero vivamente che il problema possa essere risolto, tuttavia l'esperienza di Massimo può esserci d'aiuto per fare osservazioni su quali siano i rischi nel demandare a terzi la gestione dei propri dati.

Prima era il "software come servizio.

Chiunque navighi sul web ha utilizzato o utilizza (software come) servizi sul web. Abbiamo iniziato con la posta elettronica (Yahoo Mail e Google Mail) e continuato con la gestione delle immagini (Flickr, ImageShack), dei video (Youtube, Vimeo), dei links (Delicious, Segnalo), del database dei nostri libri (Anobii) o film (IMDB). Ma cosa sucederebbe se decidessimo di riappropiarci delle nostre email, dei nostri video, dei nostri links? Semplice dirà qualcuno: la posta la scarichiamo sul nostro computer ed in quanto alle immagini ed ai video si spera che l'utente ne abbia conservata una copia in locale (altrimenti peggio per lui e comunque esiste qualche servizio per scaricare foto e video e quindi l'utente in qualche modo può riappropiarsi dei suoi dati); quest'operazione però sarebbe meno semplice con i database di libri, film o musica, di solito puoi scaricare qualche RSS, un file XML, ma quanti utenti sanno gestire questi formati?

Ancora più complicato gestire l'intercambio dei dati. Parliamo della cosiddetta interoperabilità, termine quest'ultimo molto in voga nel mondo dei computer, soprattutto a causa delle diatribe sull'uso di standard aperti, in particolar modo nelle pubbliche amministrazioni (anche in Italia grazie alla Legge Stanca). Senza divagare (per approfondimenti potete sempre cercare su questo blog) il principio è: i dati sono dell'utente ed egli ha diritto ad accedervi indipendentemente dalla piattaforma o dal software utilizzato, la pubblica amministrazione deve a tal scopo utilizzare standard aperti e documentati affinché l'utente abbia libero accesso ai dati senza preoccuparsi del sistema operativo o del software utilizzato.

Tutto molto bello, peccato che tale diatriba non sia sviluppata anche per quanto riguarda i servizi web. Complicatissimo spostare i dati di Massimo da IntenseDebate a WordPress, complicatissimo spostarli ad altro servizio sul web. Se io volessi abbandonare Gmail e passare a Yahoo che fine farebbero le mie vecchie mail? Dovrei usare soluzioni eterodosse. Se decidessi un giorno che youtube mi è antipatico come potrei spostare i miei video su Vimeo o altra piattaforma? Nada, dovrei sperare nella bontà dell'autore del servizio che mi offra un utility ad hoc, idem per le fotografie o qualsiasi altra cosa. O ricomincio l'operazione da zero usando il mio computer oppure non esiste soluzione.

Il web non ha codificato degli standard per lo scambio dei dati, ovvero li ha codificati ma sono talmente flessibili ed eterogenei da richiedere competenze al di fuori delle portata dell'utente medio. L'utente quindi, ancor più che con i computer stessi, deve affidarsi ciecamente a ciò che il servizio stesso offre all'utente. Se il servizio web non offre certe funzionalità l'utente si attacca al tram.

Cloud computing

Con queste premesse non possiamo che guardare con diffidenza al cloud computing. Se nell'internet attuale i dati vengono ancora originati dal computer dell'utente, che può ancora memorizzarli sui suoi hard disk o chiavette usb o cd, nel mondo del cloud computing tutti i dati saranno immagazzinati in server esterni a cui l'utente avrà accesso esclusivamente attraverso la piattaforma di cloud computing. Le applicazioni saranno online su server internet ed anche i dati saranno immagazzinati sul server stesso. Nel cloud computing perfetto addirittura le capacità di calcolo sarebbero demandate al server esterno.
Possiamo immaginare le implicazioni di sicurezza. Siamo davvero sicuri di volere che i nostri dati personali siano su server esterni dai quali si accede via internet? Le nostre foto (anche più ridicole), le nostre lettere, i nostri dati bancari, la nostra musica, tutto.
Io no, non ne sono affatto sicuro, preferisco tenere i miei dati in posti dove posso ancora toccarli (anche fisicamente). Ma diciamo che la maggior parte degli utenti non sia dello stesso avviso e sia ben felice di utilizzare il cloud computing. Mettiamo che all'uscita di Google Chrome OS migliaia di persone acquistino i netbook dotati di tale sistema operativo e li utilizzino, entusiasti, per anni. Poi, dopo un po' decidano che Google Chrome OS fa schifo, non gli piace, vogliono tornare ai vecchi pc tradizionali o cambiare piattaforma e passare magari a Microsoft Azure o a Jolicloud. Riuscirebbero questi utenti a spostare facilmente i loro dati dai server di Google ai server Microsoft o Jolicloud?

Non è detto che la risposta sia si. Il cloud computing può essere interessante ma solamente se basato su sistemi e standard aperti e documentati perché la possibilità di interscambio ed interoperabilità dei dati in questo caso sarà davvero essenziale per l'utente, si tratterà dei suoi dati, delle sue cose. Se così non fosse vivremmo in un sistema in cui i monopoli sarebbero ancora più castranti che non nell'attuale panorama informatico. Il monopolio Microsoft sui sistemi operativi sarà uno scherzo in confronto al monopolio del Cloud Computing, soprattutto se questa tecnologia dovesse diventare diffusa e molto utilizzata.

Il cloud computing sarebbe interessante se l'utente potesse creare una piattaforma cloud utilizzando suoi server, macchine alle quale può accedere fisicamente. Poter creare una rete di cloud computing per la famiglia, uno spazio di dati personali accessibile in maniera trasparente ovunque ci si trovi, è sicuramente una prospettiva interessante. Demandare a terzi la gestione delle proprie cose lo è molto meno.

Ti è piaciuto questo pezzo? Condividilo!

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS
  • FriendFeed
  • Google
  • Google Reader