Note Sparse sul Cloud Computing

22 gen
2010

Cloud Computing, in quest'ultimo anno questo termine è sulla bocca di tutti, questo soprattutto grazie alle voci sul sistema operativo di Google, ovvero Google Chrome OS, sistema operativo che, come ribadito su questo blog, sarà in primis un altro sistema operativo basato su kernel Linux.

In questi giorni il termine cloud computing mi è tornato alla mente, insieme a tutto il bagaglio di diffidenze che nutro nei confronti di soluzioni tecnologiche che spostano i dati degli utenti dai loro computer a server remoti. Di recente ho aiutato Massimo (dotcoma) a spostare il suo blog dalla piattaforma Movable Type a Wordpress, l'operazione è stata tutt'altro che banale, non solo a causa dell'enorme quantità di post scritti da Massimo sul suo blog (a proposito, potrebbe interessarvi un how-to su come trasferire un blog da Movable Type a Wordpress?), ma anche a causa delle enormi differenze tra le due piattaforme. Alla fine (quasi) tutti i problemi causati dal "trasloco" sono stati risolti. Tutti tranne uno, per il quale non è stato possibile trovare una soluzione (almeno gestibile in tempi ragionevoli), ovvero IntenseDebate.

IntenseDebate è un servizio (SaaS) nato per migliorare le funzionalità dei commenti dei blog introducendo commenti nidificati, voto ai commenti, utility di moderazione più potenti. Queste funzionalità hanno un "costo", i commenti del vostro blog non risiederanno più fisicamente sul server del vostro blog ma "anche" sui server esterni di IntenseDebate. Tutto ottimo, ma cosa succederebbe se un utente (in questo caso Massimo) decidesse di non voler utilizzare IntenseDebate e contemporaneamente stabilisse di voler anche cambiare piattaforma? Il risultato nel caso di Massimo, come descritto perfettamente da lui stesso in un post nel suo blog, è che non riesce più a recuperare i suoi commenti. Gli amministratori di IntenseDebate hanno risposto al suo post nei commenti e spero vivamente che il problema possa essere risolto, tuttavia l'esperienza di Massimo può esserci d'aiuto per fare osservazioni su quali siano i rischi nel demandare a terzi la gestione dei propri dati.

Prima era il "software come servizio.

Chiunque navighi sul web ha utilizzato o utilizza (software come) servizi sul web. Abbiamo iniziato con la posta elettronica (Yahoo Mail e Google Mail) e continuato con la gestione delle immagini (Flickr, ImageShack), dei video (Youtube, Vimeo), dei links (Delicious, Segnalo), del database dei nostri libri (Anobii) o film (IMDB). Ma cosa sucederebbe se decidessimo di riappropiarci delle nostre email, dei nostri video, dei nostri links? Semplice dirà qualcuno: la posta la scarichiamo sul nostro computer ed in quanto alle immagini ed ai video si spera che l'utente ne abbia conservata una copia in locale (altrimenti peggio per lui e comunque esiste qualche servizio per scaricare foto e video e quindi l'utente in qualche modo può riappropiarsi dei suoi dati); quest'operazione però sarebbe meno semplice con i database di libri, film o musica, di solito puoi scaricare qualche RSS, un file XML, ma quanti utenti sanno gestire questi formati?

Ancora più complicato gestire l'intercambio dei dati. Parliamo della cosiddetta interoperabilità, termine quest'ultimo molto in voga nel mondo dei computer, soprattutto a causa delle diatribe sull'uso di standard aperti, in particolar modo nelle pubbliche amministrazioni (anche in Italia grazie alla Legge Stanca). Senza divagare (per approfondimenti potete sempre cercare su questo blog) il principio è: i dati sono dell'utente ed egli ha diritto ad accedervi indipendentemente dalla piattaforma o dal software utilizzato, la pubblica amministrazione deve a tal scopo utilizzare standard aperti e documentati affinché l'utente abbia libero accesso ai dati senza preoccuparsi del sistema operativo o del software utilizzato.

Tutto molto bello, peccato che tale diatriba non sia sviluppata anche per quanto riguarda i servizi web. Complicatissimo spostare i dati di Massimo da IntenseDebate a Wordpress, complicatissimo spostarli ad altro servizio sul web. Se io volessi abbandonare Gmail e passare a Yahoo che fine farebbero le mie vecchie mail? Dovrei usare soluzioni eterodosse. Se decidessi un giorno che youtube mi è antipatico come potrei spostare i miei video su Vimeo o altra piattaforma? Nada, dovrei sperare nella bontà dell'autore del servizio che mi offra un utility ad hoc, idem per le fotografie o qualsiasi altra cosa. O ricomincio l'operazione da zero usando il mio computer oppure non esiste soluzione.

Il web non ha codificato degli standard per lo scambio dei dati, ovvero li ha codificati ma sono talmente flessibili ed eterogenei da richiedere competenze al di fuori delle portata dell'utente medio. L'utente quindi, ancor più che con i computer stessi, deve affidarsi ciecamente a ciò che il servizio stesso offre all'utente. Se il servizio web non offre certe funzionalità l'utente si attacca al tram.

Cloud computing

Con queste premesse non possiamo che guardare con diffidenza al cloud computing. Se nell'internet attuale i dati vengono ancora originati dal computer dell'utente, che può ancora memorizzarli sui suoi hard disk o chiavette usb o cd, nel mondo del cloud computing tutti i dati saranno immagazzinati in server esterni a cui l'utente avrà accesso esclusivamente attraverso la piattaforma di cloud computing. Le applicazioni saranno online su server internet ed anche i dati saranno immagazzinati sul server stesso. Nel cloud computing perfetto addirittura le capacità di calcolo sarebbero demandate al server esterno.
Possiamo immaginare le implicazioni di sicurezza. Siamo davvero sicuri di volere che i nostri dati personali siano su server esterni dai quali si accede via internet? Le nostre foto (anche più ridicole), le nostre lettere, i nostri dati bancari, la nostra musica, tutto.
Io no, non ne sono affatto sicuro, preferisco tenere i miei dati in posti dove posso ancora toccarli (anche fisicamente). Ma diciamo che la maggior parte degli utenti non sia dello stesso avviso e sia ben felice di utilizzare il cloud computing. Mettiamo che all'uscita di Google Chrome OS migliaia di persone acquistino i netbook dotati di tale sistema operativo e li utilizzino, entusiasti, per anni. Poi, dopo un po' decidano che Google Chrome OS fa schifo, non gli piace, vogliono tornare ai vecchi pc tradizionali o cambiare piattaforma e passare magari a Microsoft Azure o a Jolicloud. Riuscirebbero questi utenti a spostare facilmente i loro dati dai server di Google ai server Microsoft o Jolicloud?

Non è detto che la risposta sia si. Il cloud computing può essere interessante ma solamente se basato su sistemi e standard aperti e documentati perché la possibilità di interscambio ed interoperabilità dei dati in questo caso sarà davvero essenziale per l'utente, si tratterà dei suoi dati, delle sue cose. Se così non fosse vivremmo in un sistema in cui i monopoli sarebbero ancora più castranti che non nell'attuale panorama informatico. Il monopolio Microsoft sui sistemi operativi sarà uno scherzo in confronto al monopolio del Cloud Computing, soprattutto se questa tecnologia dovesse diventare diffusa e molto utilizzata.

Il cloud computing sarebbe interessante se l'utente potesse creare una piattaforma cloud utilizzando suoi server, macchine alle quale può accedere fisicamente. Poter creare una rete di cloud computing per la famiglia, uno spazio di dati personali accessibile in maniera trasparente ovunque ci si trovi, è sicuramente una prospettiva interessante. Demandare a terzi la gestione delle proprie cose lo è molto meno.

Leggi anche:

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13 Risposte to “Note Sparse sul Cloud Computing”

  1. Matteo scrive:

    (Quasi) tutto vero, ma per quanto riguarda GMail (e la posta elettronica in generale), passare da un provider che supporta IMAP a un'altro che supporta IMAP è poco più che un gioco. In realtà basta che il provider di arrivo supporti IMAP, ma era per semplificare. :-P

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    • Doxaliber scrive:

      Si, era per semplificare, la posta elettronica in un modo o nell'altro si recupera. Comunque IMAP è uno standard vecchissimo (come la posta elettronica) che ha poco a che fare con i nuovi servizi web.

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  2. Matteo scrive:

    Il mio commento era per dire che spesso gli standard già esistono, semplicemente i servizi webduepuntozero non li utilizzano. Nel caso specifico, per fare un esempio scemo, basterebbe che Intense Debate mettesse a disposizione un file XML da scaricare con i propri commenti.

    Delicious, per fare un esempio virtuoso, permette l'export degli indirizzi salvati in un formato HTML piuttosto comodo.

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    • Doxaliber scrive:

      ID mette a disposizione un file xml da scaricare. Il problema è che per importare i dati con un xml generico sono richieste competenze da programmatore.
      Ho scritto nel pezzo:
      Il web non ha codificato degli standard per lo scambio dei dati, ovvero li ha codificati ma sono talmente flessibili ed eterogenei da richiedere competenze al di fuori delle portata dell'utente medio.

      Nello specifico cosa vuoi che se ne faccia l'utente medio di un file xml che non sa come aprire e che non ha la minima idea su come importarlo? Niente. La soluzione di Delicious invece è più intelligente, alla peggio apre la pagina html con il browser ed utilizza i link così come sono. C'è da dire che però i dati di delicious sono decisamente più semplici di quelli di ID.

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  3. [...] Note sparse sul cloud computing [...]

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  4. Fabrix scrive:

    Hai mai visto Tonido?
    http://www.tonido.com/

    Praticamente un 'application server' che ti gira in locale, con la possibilità di creare una rete di amici con cui condividere i dati. E' anche possibile installarlo su una chiavetta usb (magari non in maniera proprio imemdiata) ed è multipiattaforma.

    I dati (se non sbaglio) sono salvati in un file sqlite, per cui accessibili in varie maniere.

    Uniche pecche, per quanto l'ho provato, sono il fatto che il programma è closed source, e che le applicazioni si scrivono in C++ :)

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  5. Matteo scrive:

    Ok, avevo inteso che ID non permettesse di esportare i dati, scusa. In questo caso, semplicemente non sono d'accordo con te: ti fornisco un servizio, ti lascio esportare i dati (possibilmente in un formato documentato), ma non puoi pretendere che ti scriva il software per importarli dove pare a te, no?

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    • Doxaliber scrive:

      In realtà la critica a ID, come spiegato da Massimo nel suo post, deriva dal fatto che nel loro sito parlano di "two way integration" e promettono la "sincronizzazione" automatica dei commenti tra ID e WP. Se parli di two way integration e di sincronizzazione tu lasci intendere che i commenti possano essere sincronizzati da WP a ID e viceversa, invece non è così. Il pezzo comunque prende spunto dalla questione ID per parlare di Cloud Computing e di mancanza di standard sul web (in merito all'interoperabilità tra servizi naturalmente), per approfondire i problemi di ID c'è il post di Massimo (a cui gli autori di ID hanno anche risposto, ma non so ancora come sia finita la cosa).

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  6. Matteo scrive:

    Certo, per quanto riguarda ID è il loro plugin a non aver funzionato come promesso ("Full comment and account data sync between Intense Debate and WordPress ensures that you will always have your comments stored locally on your own server"), se i commenti non erano ANCHE sul server che ospita il blog.

    Per quanto riguarda l'interoperabilità, penso che chiunque fornisca la possibilità di esportare in un formato standard e documentato faccia il suo dovere. Non è importante fornire anche il software per trattare i dati esportati, lasciarli esportare e fornire documentazione (secondo me) è già più che sufficiente. Tutto il resto (secondo me) è un "di più".

    Non tutti lo fanno? Vero, probabilmente lo fanno in pochi.

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    • Massimo Moruzzi scrive:

      per ID, onestamente: per il breve periodo in cui ho tenuto su ID attivo, ho ricevuto 1 solo commento (al post dotcoma night) via ID ed è su su wp anche se ho disattivato ID.

      quindi, fra ID e wp probabilmente è ok. Non mi copiano invece in modo definitivo su wordpress i commenti che avevo raccolto solo su ID sul vecchio blog fatto con MT.

      per i vecchi commenti, li vedo solo se continuo a usare ID attivo; se lo disattivo, non sono stati copiati su wp.

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  7. [...] po’ in ritardo. Un grazie a Salvatore, che mi ha portato quasi perfettamente in salvo su Wordpress. Grazie a Gianluca, per anni e anni di ospitalità e [...]

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