Sicuramente molti di voi ricorderanno lo spot le tue marche, la tua storia che, opportunamente travestito da "pubblicità progresso", ci ha tormentato per l'intero inverno scorso.
Ovviamente tale pubblicità non aveva lo scopo di promuovere turisticamente l'omonima regione italiana. bensì quello di valorizzare i grandi gruppi industriali titolari di marchi registrati.
Il marchio dovrebbe servire ad identificare univocamente un produttore e garantire il consumatore che, attraverso il marchio, dovrebbe poter acquistare un prodotto nella certezza che sia stato realizzato dal suo "fornitore" di fiducia.
Dal sito dei produttori di marca leggo: - La marca - "E' un contratto, perché comporta per l'industria l'assunzione di impegni e responsabilità rispetto al consumatore, sui fronti della qualità, della trasparenza e dell'innovazione."
In parole povere la famosa "casalinga di Voghera" quando si reca a fare la spesa è certa che acquistando un formaggio con il marchio "Parmigiano Reggiano" sta acquistando un particolare tipo di formaggio prodotto nella pianura padana, lo stesso dicasi per il "Prosciutto di Parma".
Le aziende si fanno in quattro per tutelare i loro marchi, lo fanno soprattutto per noi: i consumatori, o almeno così dicono.
I poveri produttori del "Parmacotto" da anni combattono i produttori americani che, sfruttando la mancata registrazione del marchio da parte del consorzio italiano oppure storpiandone il nome, vendono ai poveri ignari consumatori "volgari imitazioni" che non garantiscono una qualità adeguata sul prodotto finale.
Ho citato volutamente i famosissimi consorzi emiliani, non perché ce l'abbia particolarmente con loro, semplicemente perché durante queste ultime vacanze passate in casa dei parenti mi è capitato di imbattermi in questo:
Clicca sull'immagine per vederne la versione integrale
Il Matese, per chi non lo sapesse, è una catena montuosa compresa tra le provincie di Caserta, Benevento, Isernia e Campobasso, esiste anche un Parco creato a tutela di questo territorio.
In questa zona vi è da sempre una ricca produzione di latte, mozzarelle e formaggi, ed il "marchio" Matese è molto conosciuto.
Si suppone che il consumatore intento ad acquistare il "Latte Matese" intenda rifornirsi di un prodotto frutto del lavoro di allevatori che abitano la catena montuosa del Matese, così ben rappresentata nel disegno della confezione del latte in questione.
In realtà stanno acquistando il latte prodotto da un'azienda reggiana che ,fino a qualche tempo fa, era controllata direttamente dal colosso Parmalat.
La Parmalat tra l'altro, proprio a causa della Newlat Srl, aveva subito dall'antitrust una multa di oltre 11 milioni di euro per abuso di posizione dominante, ovvero: troppe aziende produttrici di latte sotto il diretto controllo del gigante di Parma.
Cattivo questo antitrust, e pensare che la Parmalat, una volta proprietà di quel brav'uomo di Callisto Tanzi, aveva anche fatto finta di vendere l'azienda in questione, ma in quest'occasione l'ente di garanzia (?) non ha chiuso gli occhi facendo finta di credere al bluff opportunamente confezionato dall'azienda emiliana.
Ma torniamo a noi, i consumatori, coloro che comprano un prodotto di "marca" ma in realtà acquistano un falso, se oltre ad essere consumatori fossimo anche produttori di latte che vivono proprio nel Matese guai a noi se provassimo ad usare la dicitura "matese" per vendere il frutto del nostro lavoro, potremmo incorrere in denuncie penali da parte della Newlat Srl.
Ovvero: i falsari potrebbero denunciarci per "imitazione", schizofrenico ma vero!
Com'era quella storia?
La marca - "E' un contratto, perché comporta per l'industria l'assunzione di impegni e responsabilità rispetto al consumatore, sui fronti della qualità, della trasparenza e dell'innovazione."
Attendiamo con ansia il tipico "Pecorino Sardo" di Belluno, la tipica Soppressa Veneta di Puglia, il tipico tartufo di Alba del Gargano.....
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sono un po' pazzesche 'ste cose. avevo studiato qualcosa in diritto comunitario, ora ricordo molto poco, però è chiaro che è una mezza verità quella della tutela del consumatore.
Carolina
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Si tratta solo di una leggera e visibile deformazione della realtà provocata dal mortale concetto di 'proprietà intellettuale'. Perché mortale? Perché invece di favorire lo sviluppo, distrugge qualunque possibilità di vita delle scoperte.
Ma questo è un discorso lungo.
Questo è comunque uno degli aspetti ancora 'viventi' dell'assurdità dell'organizzazione della Parmalat Finanziaria S.p.A. (prima dell'amministrazione controllata) di Collecchio. La Newlat s.r.l. (non garantisco veridicità piena, non so se adesso hanno cambiato l'organizzazione...) altro non è che una 'prestanome'. La Parmalat, il cui ramo 'latte fresco' è sotto il nome di Eurolat s.p.a., controllata con sede a Roma, ha dovuto scorporare la Giglio, altro grande nome del latte italiano, per applicare la sentenza di 'abuso di posizione dominante'. Ha quindi creato questa Newlat, con sede allo stesso civico della reggiana Giglio. Che però, come chiunque può appurare, produce ancora latte per la Parmalat S.p.A. aka Eurolat, e produce anche per la Matese, marchio controllato da Parmalat (www.parmalat.net)
La Newlat risultava infatti, al dicembre 2004, proprietà di Parmalat Finanziaria attraverso vari prestanome o controllate.
Con questo vi prego però di fare una distinzione tra la Parmalat risanata da Bondi, azienda sanissima ed all'avanguardia, di cui mi fido (credetemi, ci abito peraltro a 5/6 km...) e l'organizzazione di TaTo (Tanzi e Tonna), ovvero di san Calisto, e delle Banche, colpevoli di sapere da decenni e non aver mai parlato (sì, decenni. da decenni infatti Parmalat pagava in ritardo, da decenni le banche facevano prestiti a Parmalat, da decenni Parmalat affondava).
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Damidalla,
Le tue informazioni sono più o meno simili a quelle in mio possesso, grazie per l'approfondimento.
Per il resto spero vivamente che la situazione della Parmalat sia finalmente più chiara e che l'azienda riesca a sanare i suoi bilanci ma tieni presente che le mie critiche erano relative alle "storture" delle cosiddette "proprietà intellettuali" e solo marginalmente alla gestione finanziaria dell'azienda Emiliana.
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L'intenzione era chiara, ho voluto solo riportare le notizie... Anche perché a suo tempo ci ero cascato anch'io in queste trame di Tanzi, e MOLTO prima del crack (almeno 2 anni prima).
Era girata nei negozi una pubblicità di una raccolta punti Parmalat, che permetteva di ottenere piatti da pizza in cambio dei punti. Indicato era però solo un indirizzo al quale inviare la scheda, e non, come tradizione dell'azienda, anche un indirizzo al quale ritirare direttamente i premi a Parma. Ebbene, nessun numero di telefono era indicato per ricevere informazioni. Allora consulto la bottiglia del latte e noto che la ditta produttrice è appunto Eurolat (cito a memoria: via fondi di monastero, Roma). Peraltro, la stessa ditta che indiceva concorso a premi. Ebbene, trovato numero di telefono via web, chiamo. E quasi mi ridono in faccia: qui a Roma non abbiamo mai visto latte fresco Parmalat, figurarsi se lo produciamo! Quasi quasi mi prendevano per pazzo. Ho poi risolto telefonando a Collecchio. Ma già allora qualcosa si poteva capire...
Tutto questo per dire: ci comandano i soliti 4 gatti, e neppure lo sappiamo! Crediamo di essere liberi, pluralisti, indipendenti. Poi scopriamo che i CdA delle principali ditte quotate in borsa condividono numerosi loro consiglieri... allora, tra le due una: o sono veramente così amici, o ci stanno prendendo tutti per il culo (e senza vaselina...).
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Damidalla, purtroppo propendo per l'ultima ipotesi! :-/
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1) i lavoratori della newlat (che sono 310) sono le prime vittime dei raggiri della vecchia gestione parmalat.
2)scorporando il marchio matese da newlat newlat(si chiama ancora cosi)
newlat non avrebbe la possiblita di continuare ad esistere.
3)il marchio matese e un marchio come un altro e la qualita del prodotto e alta sicura e affidabile
4)una parte della produzione avviene in campania
5)prima del ingresso in newlat molti prodotti oggi commerccializzati con il marchio matese non esistevano (il marchio e stato valorizzato dal lavoro fatto da newlat)
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6) con il duro lavoro di tutti oggi newlat e una azienda risanata con le quote societarie sotto sequestro e in attesa di un a prorieta vera
avete preso un granchio colossale
7) non si puo essere a favore del lavoro fatto da bondi e poi trattare cosi un azienda (newlat)che con le sue sole forze e senza nessun aiuto di stato senza i riflettori puntati su,ha fatto lo stesso duro lavoro di risanamento che ha fatto laparmalat di bondi e dei lavoratori (senza i lavoratori bondi non avrebbe fatto un cazzo)
distinti saluti
un operaio di newlat
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il marchio matese non e controllato da parmalat ma da newlat srl appena uscita dalle procedure di amm. controllata e con le quote societarie sotto sequestro.
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Mimmoprimo chi ce l'ha con i lavoratori della newlat, figurati!
Per quanto riguarda il latte Matese io lo compravo quand'ero piccolo ed era un latte veramente buono, di certo non voglio il fallimento della Newlat ma la produzione scritta nello scatolo indica come stabilimento di produzione Reggio Emilia.
Al di la delle necessità dei lavoratori, e tanto poi questa segnalazione non servirà a molto, rimane il fatto che in questo caso il marchio inganna il consumatore, lo scatolo di latte fotografato ad esempio l'aveva comprato mia madre ed era convinta che si trattasse di latte del Matese, sono stato io a fargli notare (e l'ho notato per puro caso) che si trattava di latte prodotto a Reggio Emilia.
Non capisco poi perché la Newlat chiuderebbe se perdesse il marchio "Matese", potrebbe depositare un nuovo marchio e chiamarlo ad esempio: "Fattorie Reggiane" e potrebbe vendere lo stesso senza danni economici.
In ogni caso questa polemica non era contro la NewLat Srl ma contro le incoerenze dei cosiddetti "marchi" che spesso si vogliono far passare per qualcosa che tutela il consumatore (ed è per questo che all'inizio del post ho citato la pubblicità di AssoMarca) mentre spesso non lo sono affatto.
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Mi dispiace mimmoprimo, solidarietà ai lavoratori della Newlat, non è colpa loro se la società era stata gestita male, ma non ho preso nessun granchio, questo post parla delle bugie ed incoerenze dei "marchi", la Newlat in quanto azienda è trattata solo marginalmente, io non mi sono soffermato sulle vicende societarie della parmalat, mi sono preoccupato dell'inganno in cui possono cadere i consumatori fidandosi del semplice marchio.
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un marchio di latte non lo inventi dal oggi al domani ,matese rappresenta oggi una quota vitale del fatturato di newlat e viene commercializzato anche in aree dove prima non veniva venduto
a reggio emilia viene commerccializzato del latte a marchio latte reggiano
prodotto in puglia .
se acqisti un marchio lo puoi produrre dove vuoi.
la qualita del latte matese prodotto oggi e quantomeno uguale (se non superipre ) a quello che bevevi da piccolo
non capisco dove vuoi arrivare se un marchio si chiama matese deve essere prodotto nel matese ma se si chiama gilglio parmalat o pinco pallino pui produrlo anche sulla luna?
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se non fosse di propieta della newlat il marchio matese probabilmente non esisterebbe neanche piu
ti ripeto una parte della produzione avviene ancora in campania (latte fresco)
il mercato del latte ha subito negli ultimi 10 anni contine ristrutturazioni e acqisizioni e molti marchi che prima venivano prodotti in alcune zone oggi vengono prodotte in altre.
non capisco dove stia il tuo problema
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Ho fatto un esempio chiaro, Parmiggiano Reggiano e Prosciutto di Parma da anni fanno "battaglie" per tutelare i loro prodotti copiati negli USA perché, dicono, sono dei falsi che sfruttano il loro nome.
Come per il Latte Matese suppongo che qualcuno potrebbe trovare disappunto nel comprare un prodotto "Parmiggiano Reggiano" e poi scoprire solo dopo che in realtà ciò che ha acquistato è un formaggio prodotto, chessò, a Foggia, oppure un formaggio di Fossa che in realtà arriva dal Perù.
Per evitare questi tipi di "inganni", se così vogliamo chiamarli, sono stati inventati i marchi DOC, DOCG, IGT, DOP, più recentemente la tracciatura del prodotto, l'obbligo di scrivere la provenienza e l'imbottigliamento, ma non in tutti i settori tali tutele vengono applicate e non sempre il tutto avviene con trasparenza.
Alla fine il latte prodotto dalla Newlat può essere anche di qualità eccezionale (io quello dello scatolo non l'ho bevuto perché era latte a lunga conservazione ed è anche per questo che ho notato la provenienza), ma lo ripeto qui non sto discutendo dell'ìazienda NewLat o della qualità del prodotto, ma solo dell'inganno che c'è dietro il "marchio" e l'inganno c'è.
Poi non ci piove che la newlat non è l'unica, stesso biasimo per l'azienda che vende "latte reggiano" prodotto in Puglia, in entrambi i casi sempre di mucche si tratta, e magari sono entrambi ottimi prodotti, ma questi due marchi sono ingannevoli, tradiscono le aspettative del consumatore, inoltre non è assurdo che un produttore Reggiano non possa usare la dicitura "Latte Reggiano" perché un'azienda pugliese ha registrato il marchio?
Per me si.
Tra l'altro tu per certi versi mi confermi che l'azienda senza il marchio Matese venderebbe di meno, perché? Perché probabilmente esiste una fascia di consumatori inconsapevolmente convinta di comprare un certo tipo di prodotto ed in realtà ne sta acquistando un altro.
Latte Giglio invece non richiama nessuna provenienza geografica nel nome, potrebbe essere anche prodotto sulla luna.
PS Ricordo anche un vecchio caso clamoroso, quello del: "galletto AMBURGHESE Vallespluga", l'azienda ingannava i consumatori facendo credere che si trattasse di una razza denominata "Galletto Amburghese", in realtà erano semplici pulcini..
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"molti marchi che prima venivano prodotti in alcune zone oggi vengono prodotte in altre."
Come da titolo, è pura schizofrenia che il latte di Reggio Emilia si chiami "Matese" ed il latte pugliese si chiami: "Latte Reggiano", veramente non riesci a cogliere tale dissonanza?
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l'inganno c'e nella tua mente, il marchio matese non ha nessuna doc dop ecc e puo essre confezionato i tutti gli stabilimenti in cui la societa che lo detiene lo vuole fare .
il marchio matese come tutti i prodtti di newlat sono venduti tanto perche buoni ,la gente riconosce la qualita e matese viene venduto piu oggi che in passato
la truffa e dare false informazioni
ed e quello che stai facendo tu.
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Come da titolo, è pura schizofrenia che il latte di Reggio Emilia si chiami “Matese” ed il latte pugliese si chiami: “Latte Reggiano”, veramente non riesci a cogliere tale dissonanza?
mai sentito parlare di libero mercato???????????
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mimmo primo scrive:
15 Settembre 2006 alle 18:11 (
Lo so che lo può fare e non sta violando la legge, pur sempre di marchio ingannevole si tratta, come ingannevole è il Latte Reggiano.
"mai sentito parlare di libero mercato???????????"
Questo sarebbe il libero mercato secondo te eh?
Vabbè, contento te, che vuoi che ti dica.
Io NON sto dando false informazioni, non c'è nessuna bugia in quello che ho scritto, se c'è segnalami il rigo e dammi le controprove che correggo.
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guarda che io non c'e lo con te ,semplicemente mi e sembrato tentenzioso l'impostazione che hai dato all pezzo.
1)dai del falsario a chi detiene regolarmente un marchio (e ha fatto un duro lavoro di rilancio in un mercato molto competitivo
2)fai un confronto tra consorzio di tutela e un marchio di latte,se newlat producesse mozzarelle di bufala campana a reggio avresti ragione ma un marchio e un marchio anche se il nome richiama un area geografica
3)dici :La Parmalat tra l’altro, proprio a causa della Newlat Srl, aveva subito dall’antitrust una multa di oltre 11 milioni di EURO
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E PROPRIO L'ANTITRUST CHE CON UNA DELIBERA DEL 2000 INPOSE A PARMALAT DI FAR CONFLUIRE UNA SERIE DI MARCHI NELLA SOCIETA POI DENOMINATA NEWLAT(C'E TUTTO SUL SITO DEL AGCM) TRA CUI IL NOSTRO MATESE) CHE POI DOVEVA ESSERE OGGETTO DI UNA VENDITA CHE SUCCESIVAMENTE SI RIVELO AD UN PRESTANOME.
L'AGCM AL POSTO DI IMPEDIRE LA FUSIONE TRA PARMALAT ED EUROLAT
DISSE CHE TALE OPERAZIONE LA SI POTEVA FARE A CONDIZIONE CHE ALCUNI MARCHI USCISSERO DAL ORBITA PARMALAT INDICANTO ANCHE LA SEDE E LO STABILIMENTO
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QUINDI SE PARMALAT E STATA MULTATA NON E A CAUSA DI NEWLAT MA DEL COMPORTAMENTO DELLA VECCHIA GIESTIONE TANZI (BANDA DI MANIGOLDI), E DEL FATTO CHE L'ANTITRUST (AGCM) NON FECE LE VERIFICHE NECCESSARIE PER STABILIRE CHE NEWLAT FOSSE STATA CEDUTA AD UN CONCORRENTE EFFETTIVO, (E FORSE IL TUO TITOLO SI ADDICEVA BENE A QUESTO PEZZO DELLA VICENDA)
SE OGGI IL MATESE VIENE PRODOTTO A REGGIO EMILIA E PROPRIO A SEGUITO DI UNA DECISIONE DEL ANTITRUST (DETTA ANCHE AUTORITA GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO)
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SENTIRSI DIRE CHE A SEGUITO DELLE VICENDE CHE TI HO RIPORTATO IN MANIERA SINTETICA,(E PUOI IMMAGINARE ANCHE TU COSA ABBIAMO VISSUTO IN QUESTI ANNI) CHE SIAMO DEI FALSARI LEGALI, A ME E SEMBRATO INGIUSTO E SUPERFICIALE
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OGGI NEWLAT E UN AZIENDA RISANATA DAL DURO LLAVORO DI TUTTI ,DA UNA MIRIADE DI SACRIFICI E CHE STA SUL MERCATO IN MANIERA TRASPARENTE DA TUTTI I PUNTI DI VISTA E SE PROPRIO VUOI ANALIZZARE LE SCHIZZOFRENIE DEL MERCATO SAREBBE PIU GIUSTO SECONDO ME (MA SEI LIBERO OVVIAMENTE DI SCRIVERE CIO CHE VUOI)DI PRENDETERLA CON I COLOSSI MULTINAZIONALI E NON UNA PICCOLA AZIENDA CHE VIVE SOLO GRAZIE ALLA QUALITA E ALLA SERIETA DI CIO CHE PRODUCE
A PRESTO
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Tra l’altro tu per certi versi mi confermi che l’azienda senza il marchio Matese venderebbe di meno, perché? Perché probabilmente esiste una fascia di consumatori inconsapevolmente convinta di comprare un certo tipo di prodotto ed in realtà ne sta acquistando un altro.
Latte Giglio invece non richiama nessuna provenienza geografica nel nome, potrebbe essere anche prodotto sulla luna.
IL GIGLIO E IL SIMBOLO DELLA CITTA DI REGGIO EMILIA MA HAI RAGIONE POTREBBE ESSERE PRODOTO OVUNQUE ANCHE NEL MATESE COME IL MATESE VIENE PRODOTTO A REGGIO EMILIA
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i marchi di latte spesso richiamano delle localita o i simboli di alcune citta (parmalat,granarolo(paese vicino a bologna) ala (trentino) ecc.le centrali che producevano questo latte o non esistono piu o si sono ingranditeper cui vengono in parte prodotte in zone diverse da qelle dove venivano prodotte una volta.
le schizofrenie del mercato sono un altra cosa.
i falsari sono un altra cosa
le truffe sono un altra cosa
truffare un consumatore significa vendere del burro che non e burro del olio di oliva che non e olio di oliva del latte che non e latte ecc.
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spero che tu abbia capito il mio punto di vista
ciao
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per dammidalla un ultima informazione:il cda di newlat e stato nominato dal tribunale di parma e si tratta di persone oneste che fanno onestamente il loro mestiere
newlat non e quotata in borsa
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Vorrei chiarire un paio di appunti. Intanto, chiederei a mimmoprimo di unificare i suoi pensieri il più possibile e di non usare il maiuscolo... Non voglio incolpare nessuno, sono solo piccoli rilievi di forma (il maiuscolo sul web altro non è che un urlo a squarciagola...).
Detto questo non volevo affatto essere completo. Però assicuro che il latte Parmalat è tuttora prodotto negli stabilimenti Newlat di Reggio nell'Emilia (almeno il fresco). Sono convinto che il cda sia affidabile e imparziale, so solo che fino al crack, la Parmalat S.p.A. vantava tra i suoi marchi pubblicizzati sul web anche il nome Matese. Quindi, qualche problema si pone.
Se leggi il mio primo commento, vedrai che: 1. non volevo essere completo né aggiornato, perché non seguo ormai da tempo le vicende societarie. 2. parlavo di prestanome, e lo confermi anche tu. Se è tornata in piedi, ne vado FIERO, perché credo che la Giglio e le controllate Newlat debbano ritornare alla grande. 3. ciò detto, questi continui sfruttamenti di marchio geografico possono in effetti creare problemi... pensate che a suo tempo di pensava di chiedere, qui a Parma, il cambio di nome della Parmalat, per non trascinare la città nel vortice del crack. 4. sono PROFONDAMENTE contento di sapere che i dipendenti newlat sono così attaccati alla loro azienda. Se la Parmalat è andata avanti e si è salvata, non è tanto merito di Bondi, quanto merito dei dipendenti che non hanno mai scioperato, che hanno continuato a lavorare credendo in ciò che vedevano, credendo che questo mondo malato di borsa, investimenti e bond (che se le chiamassero cambiali, quali veramente sono, col cavolo che le prenderemmo!) sia solo una realtà deformata, mentre le macchine in funzione, i litri di latte e gli jogurt siano l'unica cosa da vendere e comprare...
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Mimmoprimo, hai espresso la tua opinione, chiunque leggerà questo articolo ne leggerà i commenti con le tue aggiunte ed osservazioni, con quelle mie e con quelle di Damidalla
Tengo a ribadire, e mi sembra che Damidalla sia sulla mia stessa lunghezza d'onda, che nella registrazione di un marchio geografico ci sia più di qualche "stortura".
Il marchio DOP è stato creato apposta per tutelare i produttori locali, in linea di principio se partiamo dalla considerazione che tutto il latte è latte, chiunque ed in qualsiasi zona del mondo si potrebbe produrre un formaggio perfettamente uguale al Parmiggiano Reggiano, basterebbe seguirne la stessa lavorazione.
Però il marchio DOP, che tra le altre cose restringe la zona geografica di produzione del formaggio, serve proprio a tutelare i produttori da eventuali "copie" ed i consumatori che, comprando Parmiggiano Reggiano, sanno di comprare un formaggio con determinate caratteristiche, sia produttive che geografiche.
Lo stesso dicasi per i vini, qualcuno ha stabilito che alcuni tipi di uve sono caratteristiche di alcune zone e solo i vini prodotti in quelle zone e con quel tipo di uva possono considerarsi DOC.
Un "Primitivo di Manduria" sarà un vino prodotto in una determinata zona del salento che va da Manduria a Sava, solo quel vino sarà un DOC Primitivo di Manduria..., in linea di massimo l'uva primitivo potrebbe essere coltivata anche a Reggio Emilia, ma qualcuno ha stabilito che l'uva primitivo di Reggio Emilia non sarà mai DOC, Reggio Emilia in compenso avrà i suoi vitigni DOC e potrà produrre quel tipo di vitigni.
Che lo stesso principio non sia stato adottato per il latte questo non sta a significare che per un consumatore che un latte con scritto "Latte Matese con tanto di montagne disegnate" non sia ingannevole, come lo è un Latte Reggiano con magari il disegno della pianura padana che però viene prodotto in Puglia.
Questi concetti non sono "contro" la NewLat ed i suoi dipendenti, a me è capitato di comprare un latte prodotto da NewLat, ma se avessi comprato il Latte Reggiano di cui hai scritto tu avrei fatto ugualmente l'articolo, è il principio che non va, non l'azienda.
Poi vorrei precisare un'altra cosa, quando ho scritto che Parmalat è stata multata a causa di NewLat, non intendevo dire che la colpa è di NewLat, volevo solo sottolineare il comportamento disonesto della Parmalat che aveva fatto una "finta vendita" di quell'azienda pur mantenendone ugualmente la proprietà.
Della Parmalat gestita da Tanzi infatti non si può dire che tutto il male possibile perché è stata quest'azienda che ha iniziato la "mercificazione" del latte, il latte con il merluzzo dentro, quello con il cioccolato, quello che si digerisce, quello con poco colesterolo.
Inoltre ha distrutto il mercato delle centrali del latte tradizionali, il latte Matese ad esempio era diffusissimo nelle mie zone, dava fastidio alla Parmalat che acquistò il marchio e lo fece letteralmente sparire dal mercato. Per molti anni il Latte Matese non è esistito più, almeno dalle mie parti.
La stessa cosa ha fatto con tanti altri marchi e tanti altri prodotti di molte zone d'Italia.
Ma, ripeto, il post parlava di marchi, non parlava della Parmalat.
Io sono dell'idea che anche il mercato del latte sia diventato ipertrofico e distorto.
Che ci sia un "Latte Reggiano" prodotto in Puglia ed un "Latte Matese" prodotto in Emilia, per me è il segno di qualcosa di "distorto", questo è ovviamente un punto di vista e come tale deve essere preso.
Forse bisognerebbe tornare alle centrali del latte, alle produzioni localizzate, il latte più naturale e più sano è il latte fresco ed il latte per essere fresco deve essere prodotto non troppo lontano da casa.
In fondo le "produzioni di qualità" hanno giovato al Vino e all'Olio, perché non dovrebbe essere lo stesso per il latte?
Per il resto quoto Damidalla, l'impegno dei lavoratori Parmalat e Newlat è sicuramente da lodare e da rispettare.
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trovo discutibile il fatto che dai dei falsari ad un azienda che oggi e tra le piu trasparenti in italia e ignori che parmalat granarolo danone galbani nestle possegono centinaia di marchi locali e li producono dove vogliono
semplicemente se questo per te e un problema dovevi fare una ricerca piu attenta e non prendertela con chi si e trovata a gestire suo malgrado non un marchio che lei ha registrato ma un marchio che le e stato affidato dall autorita garante della concorenza e del mercato,che era in precedenza proprieta del eurolat di cragnotti che piu di produrre latte come e arcinoto si occupava di truffare assieme al suo compare tanzi i risparmiatori
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poi voglio ricodarti che esistono delle tutele (latte di alta qualita) non tanto geografiche ma di prodotto che proviene da stalle con determinate caratteristiche,il giorno in cui il legislatore decidera che il latte deve essere confezionato nella zona di origine del marchio i problemi piu grossi li avranno sicuramente i grossi leder nazionali e non una realta come newlat.ciao a tutti
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Mimmo Primo ha scritto:
"trovo discutibile il fatto che dai dei falsari ad un azienda che oggi e tra le piu trasparenti in italia e ignori che parmalat granarolo danone galbani nestle possegono centinaia di marchi locali e li producono dove vogliono"
Mimmo Primo, io ho acquistato quel prodotto, ho notato la cosa, l'ho fotografato e ci ho fatto un articolo, ben sapendo che non era l'unico prodotto con quelle caratteristiche, ma io quel prodotto ho usato e di quel prodotto ho parlato.
Se vuoi, puoi farmi un elenco dei prodotti che usano marchi locali prodotti in realtà in altre zone d'Italia o del mondo, stai certo che lo pubblicherò molto volentieri, anzi ne farò una pagine informativa fissa e facilmente reperibile.
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non ci penso neanche per sogno .
hai posto un problema .pensa se la parmalat (traduco latte di parma dovesse produrre tutto il suo latte a parma)secondo me leggittimamente lo produce dove ha i sitti idonei per farlo e lo fa rispettanto le leggi
lo stesso vale per granarolo
la parmalat possiede almeno 90 marchi e ha l'obligo di indicare correttamente il sito dove e stato prodotto lo stesso fa newlat e tutti gli altri
hai posto un problema dando dei falsari legali a chi non lo e
per me continui ad aver torto e mi aspetto una tua rettifica ciao
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Beh, questione di punti di vista, non farò alcuna rettifica ed ho già ampiamente spiegato il perché, tu hai avuto tutto il modo di spiegare le tue ragioni ed il tuo punto di vista (anzi, scusa se gli ultimi commenti non sono apparsi subito, per qualche strana ragione sono finiti nello spam e li ho dovuti riabilitare), ogni lettore di questo post trarrà le sue conclusioni sull'argomento e non è detto che dia ragione a me, ognuno ha diritto di esprimere liberamente la sua opinione avendo magari una piccola parte di ragione, la mia opinione è nel post ed è nei commenti, così come la tua.
Vuoi una rettifica? Non l'avrai, perché per me non c'è alcunchè da rettificare, se vuoi puoi scrivere un tuo post con la tua opinione ed inviarmelo con il form Doxaliber Writers, lo pubblicherò, la sezione Doxaliber Writers è li per questo.
Ovviamente, dev'essere scritto in minuscolo e non contenere insulti a nessuno.
Altrimenti la questione per me finisce qui.
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Intanto, noto che mimmo primo non ha ancora acquistato capacità di unità nel discorso. Peccato.
Sui marchi: penso che tutti sappiate che un particolare marchio si può basare, molto più di altri, su sentimenti particolari, su un attaccamento al territorio. Si chiama marketing.
Personalmente, non ritengo sia ERRATO usare flessibilmente dei marchi. Una volta garantita qualità e trasparenza, ben venga il latte Parmalat fatto dalla Newlat di Reggio nell'Emilia.
Però se il marchio è basato sul territorio, è una questione diversa. Se vedo 'aceto balsamico di modena', anche se non è marchiato, fatto anche solo a Reggio nell'Emilia (da bravo parmigiano, tirerei sempre e comunque in ballo i vicini reggiani). Così come non comprerei mai e poi mai i Wurstel Senfter Sudtirol fatti a Cesena (!!!). So benissimo che l'obbligo di legge non è quello. Ma sono convinto che se un giudice fosse in vena di colpevolizzare, potrebbe benissimo multare Senfter, in questo caso, per pubblicità ingannevole. Poiché la pubblicità è, a norma di legge, un CONTRATTO fatto con l'utente-consumatore.
Ciò detto, il latte di alta qualità non è proveniente da ottime stalle, ma 'ottimo' da un punto di vista nutrizionale, batteriologico e di conservazione. Garantisce solo caratteristiche abbastanza superiori all'obbligo del legislatore.
Parmalat (latte di Parma, ovvero latte confezionato dalla ditta di salumi e conserve di Tanzi e figli... vedi vecchia targa) ha un logo che non da' adito a equivoci, si basa su una idea di 'vitalità' (i due swoosh di NIKEiana memoria). Il vecchio logo si basava su di un 'fiore' di goccie. Non sul nostro ottagonale battistero, né sulle torri d'i Pavlòt, né sulla sagoma del nostro Teatro Regio. Ha studiato una tecnica di marketing differente.
Se uno si affida al territorio, si assume responsabilità.
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la parmalat ( latte di parma che viene confezionato anche in sicilia a prescindere dal logo) confeziona anche decine di marche locali e lo fa dove ha i siti lo stesso fanno gli altri
newlat si e trovata a lavorare con dei marchi che sono confluiti nella medesima societa per una decisione di un autority (AGCM)
se la cosa da fastidio a qualcuno se la deve prendere con il legislatore e
citare una sola azienda (per di piu piccola e con un vissuto complicato come quello di newlat ) lo trovo scorretto come trovo scorretto dare del falsario a chi non lo e
ma evidentemente non ce peggior sordo di chi non vuol sentire
ripeto la questione delle aziende di trasformazione che non si rapportano piu con i terittori di origine E una questione seria,ma porre sulla gogna qualcuno senza informarsi e documentarsi e solo scandalistico inutile e dannoso
mi scuso per la mancanza di organicita o di stile ,secondo me di informazioni supplementari ve ne ho date a sufficenza e una rettifica al taglio offensivo che hai dato al tuo pezzo sarebbe doverosa
ciao
p.s .a me del campanilismo reggio emilia parma non me ne frega niente io sono siciliano.
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ultimo commento, poi abbandono il campo di questo post: eviterò di citare ulteriormente newlat, e ti indico solo altri casi di errata informazione e, secondo la legge, pubblicità scorretta.
Senfter Wurstel prodotti a Cesena. Ora, non penso sia un reato per una ditta trentina produrre wurstel a Cesena, ma... guardate sugli scaffali la confezione: tante belle montagne, un campanaccio da mucca, stelle alpine. Non riesco a comprendere perché sia necessario 'inventare' tali caratteristiche per un prodotto: se è buono e di qualità, è solo superfluo, e mira solo ad ingannare la credulità del cliente...
Altro stupido esempio: tempo fa ho comprato un salume tipico del nostro territorio, ma NON TUTELATO, lo strolghino di culatello. Ora, non essendo tutelato, può anche essere prodotto in nuova zelanda, nessuno lo vieta. Il pezzo in questione era prodotto, se non ricordo male, a Mantova, poco oltre il Po. Ebbene, oltre ad essere ai miei occhi una truffa (quando me ne sono accorto era tardi), una truffa MORALE, non penale, non reato, era anche pessimo.
Sono due esempi di produzioni non legate al territorio, probabilmente hanno la stessa qualità di ciò che potrebbero sostituire. Ma ingannano la clientela, almeno sul piano emozionale, con contenuti ed idee non necessarie al prodotto in sé ma impegnative.
Fine. Penso che Salvatore sia liberissimo di scrivere gli articoli che vuole, anche in questo caso. La libertà di stampa è ancor più presente in un blog, dove vengono esposte opinioni spesso personalISSIME. E chi voglia essere informato ha i commenti e le testate giornalistiche, non i blog.
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per damidalla:ultimo commento anche per me
la senfter e un marchio serio con la quale si produce speck trentino prodotto in trentino.Se la ditta che detiene il marchio decide di produrre wustel e non ha la tecnologia ma una buona idea lo puo fare altrove,se si ha rispetto per la qualita del prodotto finale,
il problema delle aziende di trasformazione che spesso non si rapportano piu con il territorio non sta tanto nei campanacci o le stelle alpine presenti nel logo (solo un pazzo modificherebbe un logo solo perche si cambia stabilimento),ma sul fatto che speeso le materie prime si reperiscono dove disponibili o peggio dove costano meno, e la cosa provoca diversi danni
perche senza citare impropriamente marchi(dietro i marchi ci stanno delle persone che spessp lavorano duramente e onestamente) se un pastificio rinnomatissimo insidiato in un area magari vocata si usa una materia prima proveniente dal argentina o dal ucrania fa un operazione di pe se leggittima ma fa diversi danni
1)un danno all'agricoltura locale e all'ambiente(mancato presidio del territorio con relativo disesto idrogeologico ed economico
2)un ulteriore danno ambietale e non e roba da poco il trasporto e relativo inquinamento (spesso per migliaia di km da una parte all'altra del paese del europa e qualche volta del globo
lo stesso succede per i macelli che macellano (leggitimamente ma facendo danni)capi dopo interminabili (con relativo suplemeto inutile di sofferenza per gli animali) viaggi.
per non citare le passate di pomodoro (con pomodori cinesi ) i succhi di frutta ecc
orail problema non e tanto se la senfter produce spek trentino in uno stabilimento in trentino e da dove arriva la materia prima, se non ce un disciplinare che prevede per quel prodotto aree di provenienza ?
ammesso che la materia prima sia buona( come probabilmente e)che impatto ha avuto sul econmia del posto e sul ambiente?
se il latte uht parmalat (per non citare per l'ennesima volta il marchio e la ditta che ha provocato l'impropria indignazione di salvatore) fosse proddotto solo a collecchio (e non e cosi) con latte proveniente dall'austria (ottimo latte)otterrebbe il vostro plauso (perche un marchio che richiama nel proprio nome un area o una citta confeziona nella stessa una materia prima proveniente da migliaia di km di distanza?
se citiamo il latte uht(prodotto povero con margini bassisimi) la ditta che detiene un marchio di un area di pregio avrebbe anche la difficolta (inrisolvibile) di chiedere a chi produce la materia prima in loco a venderla a prezzi piu bassi rispetto al guadagno che ne avrebbero trasformandoli il mozzarelle di bufale piutosto che parmiggiano reggion ecc
oppure dovrebbero chiedere al consumatore finale di pagare il doppio o il tripo un prodotto di massa?
discorso in parte diverso per fortuna(e per ora) e per il latte pastorizzato
salvatore e libero (per quello che mi riguarda)di scrivere cio che vuole (sono per la liberta di espressione in tutte le forme)pero dice probabilmente in assoluta buona fede alcune cose FALSE!
1)cita un azienda dandogli del falsario e le cose non stanno cosi
2)cita corretamente una definizione di marca e accusa una ditta che rispetta questa definizione:qualita (materia prima di buona qualita)trasparenza(lo stabilimento di produzione e scritto in grassetto ben visibile enon tutti fanno cosi)innovazione (la confezione della foto e costruito con una tecnologia innovativa per meglio preservare la bonta del prodotto ed e anche piu pratica del vecchio brik)
salvatore e liberISSIMO DI FARE QUEL CHE VUOLE. sarebbbe giusto ed etico pero una rettifica del tono e dei contenuti del suo pezzo senza rancore capita a tutti di sbagliarsi
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