
Ora tutto è diverso per il Presidente Bush. L'era del solo partito Repubblicano dominatore assoluto a Washington è finita, ed è finita con un gran botto: le "midterm elections" di ieri.
L'orgoglioso ed inflessibile Presidente è stato messo davanti al fatto incontrovertibile che gli elettori vogliono cambiamenti, soprattutto sulla guerra in Iraq.
Bush, dopo 12 anni di dominio assoluto dei Repubblicani, dovrà confrontarsi con una maggioranza Democratica alla Camera ed un significativo aumento dei rappresentanti democratici anche al Senato; Si tratta di rappresentanti eletti con il preciso impegno di fare da "cani da guardia" contro il suo modo di amministrare il paese. In questi ultimi due anni di mandato presidenziale la maggior parte delle iniziative politiche dovranno essere, che a Bush piaccia oppure no, "biipartisan".
Per sei anni Bush ha spesso governato, e quasi sempre fatto campagna elettorale, con l'attenzione rivolta solamente alla sua base di elettori conservatori. Ma ieri il risultato delle elezioni ha dimostrato i limiti di questo modo di fare politica, adottato e, secondo molti, perfezionato da Bush e dal suo portavoce, Karl Rove.
In Ohio e Pennsylvania, due senatori Repubblicani, entrambi membri della leggendaria classe di "uomini nuovi" del 1994, sono stati battuti con largo margine. Attraverso il Nord-est, i moderati Repubblicani sopravvivono a fatica oppure perdono, come il Senatore Lincoln Chafee di Rhode Island, il quale ha dovuto cedere il suo seggio a favore di Sheldon Whitehouse dei Democratici, per vincere è bastato fare affermazioni sull'eccessiva vicinanza tra Chafee ed il Presidente Conservatore.
Ma il punto critico è che i Repubblicani hanno perso a causa della loro politica interamente incentrata sulla guerra in Iraq, lo dimostrano gli exit polls. Gli elettori che si identificano come indipendenti hanno votato in massa per i Democratici, e lo stesso hanno fatto coloro che si descrivono come "moderati".
La Senatrice Olympia J. Snow, una Repubblicana del Maine, rieletta ieri, ha dichiarato che i risultati delle elezioni dimostrano che l'amministrazione politica dell'Iraq: "deve cambiare".
"Deve assolutamente cambiare", ha dichiarato la Snow. "E questo messaggio deve essere accolto dall'amministrazione al più presto".
4 elettori su 10 hanno dichiarato di ritenere la loro scelta un voto contro Mr. Bush, quasi il doppio rispetto a quelli che hanno dichiarato di aver votato per lui. Si tratta di un passo indietro notevole per un presidente che appena due anni fa era emerso trionfante dalla sua campagna per la rielezione.
A quel tempo Bush dichiarò di aver guadagnato un capitale politico e di volerlo spendere al meglio. Questo capitale è lentamente svanito: con una malaugurata battaglia sulla Sicurezza Sociale, un furore assurdo rispetto alle critiche al governo sull'uragano Katrina, interventi aggressivi a favore di cause "conservatrici" come il caso di Terri Schiavo, e, più di ogni altra cosa, la guerra in Iraq. Negli ultimi giorni di campagna elettorale i viaggi di Bush attraverso le regioni più "repubblicane" ed allo stesso tempo meno competitive della nazione, sono stati il ritratto del suo isolamento politico.
Probabilmente una delle prime teste a cadere sarà quella di Donal Rumsfeld, difeso strenuamente da Bush anche durante questa campagna elettorale, ma sottoposto a severe critiche da parte dell'opinione pubblica.
Sarà dura per Bush, persona poco disposta al compromesso ed alla diplomazia, riuscire a gestire questa situazione di minoranza. La speranza è che con il tempo la sua posizione e quella dei Repubblicani diventi sempre più precaria e che alle prossime elezioni Presidenziali trionfino i Democratici e con essi, si spera, anche se con poca fiducia, che trionfi un nuovo modo di fare politica da parte degli USA.
Per maggiori approfondimenti si legga l'articolo del NY Times a cui mi sono liberamente ispirato.
Aggiornamento: L'ansa alle 19:02 ha annunciato le dimissioni di Donald Rumsfeld!
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Un chiaro messaggio per Bush...
Ora tutto è diverso per il Presidente Bush. L’era del solo partito Repubblicano dominatore assoluto a Washington è finita, ed è finita con un gran botto: le “midterm elections” di ieri....
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c'è una certa simmetria tra la condanna di Saddam e quella (perlomeno politica) di Busce
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Xarface, mah, secondo me la condanna a morte di Saddam è stata invece considerato un evento a favore di Bush. Pensa che in tal senso ci sono state polemiche perché qualcuno ha lasciato intendere che gli americani abbiano fatto pressione sul governo iracheno affinché la condanna di Saddam arrivasse prima delle elezioni di medio termine.
Tieni presente che in USA la condanna a morte è applicata in molti stati ed è considerata una cosa normale.
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