Un vergognoso attacco gratuito contro Stallman

27 ott
2006

Richard Stallman

Girando su internet mi sono imbattuto in questo delirante articolo redatto da un certo Daniel Lyons, giornalista di Forbes.
L’articolo è un vero attacco a Richard Stallman, è scorretto, pieno di inesattezze, lascia intravedere un odio personale del giornalista verso il padre della FSF, si sofferma su “pettegolezzi” e “travisa” completamente le idee, le azioni ed i propositi che Richard Stallman ed il suo movimento cercano, da anni, di portare avanti.
Io non so se si tratta di FUD o se ci troviamo semplicemente davanti allo scritto delirante di una persona livorosa ed anche decisamente ignorante in materia, so però che si tratta di qualcosa che vale la pena leggere e diffondere, per cui ve l'ho tradotta.

Nell'articolo comunque qualcosa di vero c'è, ed è la battaglia interna tra Torvalds e Stallman, il pragmatico e l'idealista. I loro contrasti mi preoccupano, stiamo per giungere ad un momento "chiave" su quello che sarà il futuro del software, e le domande per me sono sempre le stesse:
Vivremo in un mondo schiacciato da sistemi di controllo? Linux sopravviverà, o invece perderà la natura libera per cui molti di noi lo hanno amato, diventando soltanto l'ombra di ciò che il sistema operativo è stato finora?

Vi lascio alla lettera.

Il radicale del software Richard Stallman ha aiutato a costruire la rivoluzione di Linux. Ora minaccia di sbatterlo fuori.

Linux, il sistema operativo libero, uscito 15 anni fa dalla tastiera di un giovane studente finlandese di nome Linus Torvalds. ha creato una delle più grandi rivoluzioni nella storia dell'informatica
Attualmente Linux produce circa 15 miliardi di dollari in vendite di hardware, software e servizi, questo meraviglioso pezzo di codice è stato migliorato da migliaia di programmatori indipendenti per essere utilizzato nel computer più potente del mondo, nei cellulari di nuova generazione, nei videoregistratori TiVo ed in migliaia di altri gadgets.

Ma mentre Torvalds è stato incoronato come il creatore del movimento nato intorno a Linux, un programmatore meno conosciuto - infamemente più ostinato e molto più eccentrico di Torvalds -gestisce un grosso potere di controllo in qualità di promotore di questa rivoluzione. Richard M. StallMan è un crociato anticorporazioni di 53 anni che da 20 anni sostiene un concetto per cui la maggior parte del software dovrebbe essere gratuito [ndr. non gratuito, libero, è diverso, ignorante!].
Lui ed una banda di accoliti anarchici hanno combattuto per lungo tempo una guerra contro l'industria commerciale del software, apostrofando i giganti della tecnologia come "maligni" e "nemici della libertà", perché guadagnano dalle vendite dei loro prodotti e difendono i brevetti ed il copyright, mentre secondo Stallman dovrebbero darli via gratuitamente.

A dispetto di questa utopica stortura anticapitalistica, Linux ed il movimento open source hanno attirato miliardi di dollari di investimenti da parte di IBM, Hewlett-Packard, Red Hat ed altri fornitori di tecnologia, oltre a clienti corporativi come le Banche di Wall Street, Google, Amazon ed i produttori di effetti speciali di Holliwood. IBM ha speso miliardi di dollari abbracciando Linux ed utilizzandolo come bilanciere contro il monopolio di Microsoft Windows e contro le soluzioni Unix di Sun Microsystem.

Ora Stallman ha lanciato una nuova crociata che potrebbe porre fine, rovesciandola, alla rivoluzione che lui stesso ha creato. Egli punta ad imporre nuove restrizioni alla IBM ed a qualsiasi altra azienda informatica che distribuisce software utilizzando finanche una singola linea del codice di Linux.
Sarebbe loro vietato utilizzare il software Linux per bloccare gli utenti che infrangono il copyright e la proprietà intellettuale ("digial rights management"); e sarebbe sbarrata loro la possibilità di citare in giudizio gli hacker per eventuali violazioni di brevetto su Linux.

Il controllo di Stallman su Linux gli proviene dal gruppo radicale che lui ha creato nel 1985: la Free Software Foundation. La fondazione, che lui ancora controlla, è ora guidata da un "manifesto", da lui pubblicato quest'anno, che spinge i programmatori (hacker) ad unirsi alla sua causa socialista. Il gruppo ha reso Stallman un eroe di culto tra gli hacker - ed alla fine ha fatto si che molti diritti di licenza di alcuni componenti software che costruiscono il sistema Linux finissero nelle sue mani.

Stallman spera di sfruttare il potere di queste licenze per schiaffeggiare le nuove restrizioni dei grandi fornitori di tecnologia che lui tanto vitupera.
Alla peggio potrebbe spaccare il movimento di Linux in due - un insieme dei fornitori e di clienti che diffondo una più vecchia versione di Linux secondo regole più semplici, ed un secondo mondo che utilizza una versione più recente di Linux governata dalle nuove restrizioni. Tutto questo potrebbe trasformarsi in una minaccia per i clienti ed i produttori che hanno investito miliardi su Linux.

Stallman non vuole rilasciare commentii perché è stato infastidito da un precedente articolo scritto da questo giornalista. Ma la sua scommessa imprudente sta già turbando il mondo degli hacker. Il suo colpo di stato "ha il potenziale di infliggere massicci danni collaterali sull’intero ecosistema e compromettere la vera utilità e la sopravvivenza dell’Open Source.", dice una lettera pubblicata in Settembre dagli sviluppatori del kernel, che "implorano" Stallman di tornare sulle sue posizioni.

"Questa non è un'esagerazione", dichiara Simon Lok, capo della Lok Technology, con sede a San Jose, California, un produttore di chip economici per accessori wireless.
Egli ha abbandonato Linux qualche anno fa, terrorizzato dalle minacce di Stallman, dichiarando: "Un giorno questi somari faranno qualcosa di estremo, e ci faranno fuori. Alcune di queste cose sono pura pazzia. Questa gente è fanatica, chi credono di essere?".

Persino il progenitore di Linux e suo omonimo, Linus Torvalds, ha rigettato le nuove pressioni di Stallman tese a forzare le società tecnologiche a realizzare software secondo la sua visione e ad abbandonare i brevetti sul software. Torvalds vota per rimanere con la vecchia licenza, minacciando così la spaccatura tanto temuta dai produttori. I nuovi termini di licenza che Stallman propone "stanno cercando di portarci verso una direzione più radicale ed attivista", ha dichiarato Torvalds via e-mail, "io penso che sia bello quando le persone hanno degli ideali - ma gli ideali (come la religione) sono donnatamente meglio quando rimangono cosa privata. I sono più pragmatico".

Ma dopotutto, Richard Stallman raramente è pragmatico - ed in qualche modo egli è categorigamente bizzarro. Egli è corpulento e negligente, con capelli lunghi e disordinati, in cui si incaglia tutto ciò che capita, che finisce poi per volare nella minestra che mangia. Il suo sito web (www.stallman.org) dice che Stallman si diverte con ciò che lui chiama "rhinophytophilia" - "sesso nasale" (sempre un suo termine) con fiori; Si vanta di aver offeso un gruppo di tecnici della Texas Instruments infilando il suo naso dentro un bouquet ad un pranzo ed invitando gli altri a fare come lui.

Il suo sito vanta una registrazione di lui mentre canta - a cappella e male - il suo anthem al free software. ("Gli avari possono accumulare pile di denaro / questo è vero, hackers, questo è vero. / Ma non possono aiutare i loro vicini, questo non è bene hackers, questo non è beeene," gorgheggia, ed il tutto culmina in educati applausi dei suoi seguaci.).
Stallman non ha realizzato nuovo codice da almeno dieci anni o più. Piuttosto viaggia in giro per il mondo per fare conferenze e pubblicizzare le sue prodezze, indossando un costume e un aureola per recitare un personaggio che lui chiama "San IGNUcius" ed offrendo benedizioni ai suoi seguaci. (GNU, termine coniato nel suo primo manifesto, si pronuncia "Ga-NEW" e sta per "Gnu's Not Unix"; La licenza principale di linux è conosciuta come licenza GNU).

E pensando di essere un crociato della tecnogia "libera", Stallman si impegna strenuamente a controllare il pensiero altrui, parla e agisce, arguisce, in una doppia parlata Orwelliana, che il suo ruolo è necessario per rendere le persone "libere". Non vuole parlare con i giornalisti, a meno che non siano d'accordo nell'usare il termine "GNU/Linux", e non semplicemente Linux. Invita i suoi aderenti a respingere termini come "proprietà intellettuale" e procaccia invece le "4 libertà" che ha promesso di difendere, numerandole come 0,1,2 e 3. In Giugno Stallman ha cercato di infilarsi nella residenza del primo ministro Francese per protestare contro le leggi sul copyright, poi ha srotolato una petizione in una via di Parigi mentre i suoi fan adoranti scattavano foto.

Molto tempo fa Stallman era un programmatore talentuoso. Laureato nel 1974 ad Harvard con una specializzazione in fisica, egli iniziò un corso alla Massachussets Institute of Technology ma abbandonò e prese lavoro presso i laboratori del MIT. Qui egli iniziò a diventare furioso perché le aziende non volevano lasciarlo ravanare nel codice dei loro prodotti. Una stampante laser della Xerox fu la causa scatenante. Nei primi anni '80 egli chiamò gli hackers a combattere contro gli oppressori aiutandolo a creare un clone libero di Unix, chiamato GNU.

Stallman ed i suoi alleati hanno "hackeggiato" per circa una decade senza riuscire a rendere GNU funzionante. Nel 1994 Torvalds, allora uno sconosciuto studente dei college Finlandesi, produsse in sei mesi ciò che il team di Stallman non era riuscito a creare in anni interi . un kernel funzionante per un sistema operativo. Torvalds inviò il suo codice lungo 230 kilobyte e contenente 10.000 righe di codice, in un server pubblico, chiamandolo "Linux" ed invitando chiunque ad usarlo.

Presto le persone iniziarono a combinare il kernel linux di Torvalds con i componenti GNU di Stallman, per creare un sistema operativo completo. Il programma fu un successo. Ma Stallman biasimò le persone che si riferivano a questo sistema come Linux e non GNU. Torvalds divenne famoso. Stallman fu messo all'angolo. L'ultimo insulto arrivò nel 1999 quando alla sua Free Software Foundation fu consegnato un "Linus Torvalds Award". Stallman accettò ma disse che era come "dare un premio Han Solo alla Rebel Alliance".

Mentre i programmatori scrivevano centinaia di blocchi di codice da aggiungere a Linux, la FSF di Stallman li persuadeva a consegnare i loro copyright al gruppo e a lasciare che fosse la FSF a licenziare il loro codice. Stallman scrisse una licenza centralizzata per Linux: la Gnu General Public License o GPL. Da parte sua, il creatore di Linux, non firmò mai la sua creazione al gruppo - ma adottò la licenza Gnu, garantendo a Stallman ulteriore autorità.

Negli anni recenti Stallman e la FSF hanno distrutto i grandi utenti di Linux, rafforzando i termini della licenza esistente e chiedendo che le grandi aziende di software aprissero il loro codice proprietario, anche se non avevano inserito nemmeno una riga di codice di Linux. Cisco e TiVo sono stati obbiettivi; Cisco si è piegata alle richieste di Stallman piuttosto che sopportare mesi di abusi dal suo rumoroso e mondiale culto jahadista on line. Anche Nvidia, che crea schede grafiche per Linux ma non vuole fornire abbastanza codice per soddisfare gli "Stallmanati", è stata messa sotto attacco. "E' una nemica della comunità del free software, quindi la chiameremo inVidiosa,", ha dichiarato Peter Brown, direttore esecutivo della FSF.

Ora i seguaci di Stallman stanno spingendo una nuova versione della licenza Liunx - Gplv3, con le sue restrizioni più dure ed il divieto di tutto ciò che potrebbe proteggere o difendere il copyright ed altri diritti digitali. Stallman sta vivendo il suo sogno anarchico: I giganti della tecnologia per cui lui ha speso la sua carriera, attaccandoli ed invitando i loro avvocati a sedere ai suoi piedi e a negoziare.
Stallman ha invitato le aziende a commentare la bozza di licenza da lui scritta, ma insiste che lui solo decide cosa ci sarà nella versione finale, che arriverà nel 2007.

Spesso non vuole sentire ragioni. HP ha suggerito cambiamenti nel termine "brevetto" della nuova licenza. A dimostrazione di quanta paura ispiri Stallman anche la più grande azienda tecnologica del mondo, HP, enfatizza tramite i suoi avvocati che non "chiede cambiamenti" - semplicemente "suggerisce modifiche". Ad ogni modo Stallman ha rigettato i loro "suggerimenti".

In Settembre, un comitato di aziende leader in soluzioni Linux hanno passato due giorni a Chicago discutento della GPLv3 con i rappresentati di Stallman - e se ne sono andate spaventate. L'accampamento di Stallman ha rifiutato di rispondere addirittura a semplici domande, sul modo in cui i sorgenti v2 e v3 potranno coesistere. "Abbiamo atteso per nove mesi, ed è tempo di chiarire. Tutti vogliamo essere sicuri che linux accelleri", ha dichiarato Stuart Cohen, direttore esecutivo di Open Source Development Labs, un consorzio di aziende di Beaverton, Oregon, in cui lavora Linus Torvalds e che supporta lo sviluppo di Linux.

La maggior parte dei produttori di tecnologia hanno declinato qualsiasi commento piuttosto che rischiare di entrare in conflitto con i sostenitori di Stallman, come ad esempio il suo amico e procuratore, Eben Moglen. professore alla Columbia Law School. Un portavoce della Novell, il secondo più grande distributore di Linux, ha dichiarato che la sua compagnia non vuole commentare perché le trattative sono in corso. Anche Red Hat ha declinato qualsiasi commento. Privatamente alcuni produttori di Linux hanno ammesso la speranza che Stallman allenti ed ammorbidisca i termini della GPLv3.

Una delle potenziali grandi vittime delle prodezze di Stallman è Red Hat, la compagnia leader tra i distributori di Linux, detentrice di una quota di mercato pari al 61%.
Red Hat include centinaia di programmi a cui hanno contribuito migliaia di programmatori esterni. Se Linus Torvalds mantenesse per il suo vecchio kernel la vecchia e meno restrittiva versione 2 della licenza, e se gli "Stallmanati" dovessero distribuire il loro codice con la versione 3, cosa farà Red Hat? Le due licenze sembrano essere incompatibili. Se Red Hat distribuisse codice GPL v3 sorgerebbe anche un problema di violazione di brevetto . Red Hat dovrebbe rimanere con un sistema Linux interamente "v2", prendendosi quindi il carico di sviluppare le sue versioni di qualsiasi programma che nel frattempo si è spostato alla v3. Ma non è chiaro se Red Hat ha personale per poter far questo.

"Red Hat prende molto codice da persone che non lavorano per Red Hat. Dovranno cambiare questo sistema e fare il lavoro in azienda", ha dichiarato Larry W. McVoy, capo esecutivo della software house Bitmover e collaboratore di lunga data di Torvalds. Anche in questo caso, comunque, Stallman ed i suoi fedeli potrebbero andare avanti nello sviluppo della loro Gplv3. Questo "forking" di multiple ed incompatibili versioni potrebbe portare ad una "balcanizzazione" ed al deragliamento di Linux, hanno avvertito dalle parti di Torvalds.

Red Hat ed altri promotori di Linux potrebbero anche trovarsi in difficoltà con i clienti. "i manager dell'IT vogliono comprare roba che li ponga in una situazione di rischio minimo. Se ci fosse stato il rischio che Stallman diventasse un cannonatore, questo è qualcosa che molti manager dell'IT avrebbero voluto sapere prima che la loro compagnia scommettesse in Linux", ha dichiarato McVoy.

Qualche cliente è cauto. ActiveGride, un produttore di software open source con sede in San Francisco, aveva originariamente pianificato di distribuire i suoi programmi sotto una licenza GPL, ma ha cambiato i suoi piani dopo che una grossa banca Europea ha dichiarato di non voler usare prodotti licenziati con la gpl, ha dichiarato Peter Yared, direttore generale di ActiveGrid.

I più grandi beneficiari della mossa suicida di Stallman potrebbero essere altre compagnie che Stallman odia: Microsoft, la vecchia guardia del software proprietario, la quale spaccia il suo sistema Windows come più "sicuro" di Linux, e Sun, che ha perso clienti a causa di Linux ma che adesso spera di riportarli indietro grazie alla versione open source del suo Solaris, che non usa la GPL.

Ed un grande perdente, potrebbe essere Stallman stesso. Se dovesse mollare adesso, sarebbe marchiato come un venduto dai suoi seguaci più sfegatati, che potrebbero abbandonarlo. Se pianta i piedi, clienti e aziende tecnologiche potrebbero soffrire qualche anno, ma alla fine potrebbero trovare un modo per aggirare il problema. Altra via, Stallman rischia di diventare irrilevante, una strana nota a margine nella storia dell'informatica: un hacker radicale che si è lanciato in una missione kamikaze contro i suoi stessi programmi e che finì bruciato, sebbene dopo aver causato grande scompiglio tra le persone intorno a lui.

Articolo (inglese) su Forbes

Senza parole!

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7 Risposte to “Un vergognoso attacco gratuito contro Stallman”

  1. Un vergognoso attacco gratuito contro Stallman...

    Girando su internet mi sono imbattuto in questo delirante articolo redatto da un certo Daniel Lyons, giornalista di Forbes....

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  2. NeCoSi scrive:

    Direi che per alcune cose l'articolo evidenzia cose che di solito si tendono a dare per "scontate."

    Per altri versi invece dice sciocchezze grossolane, davvero irritanti tra l'altro.

    Per esempio dell'astio fra stallman e linus, del carattere idealista di stallman ecc ecc... è vero... stallman è idealista, ma non è affatto vero che sono dieci anni che non scrive un pezzo di codice!

    se non sbaglio è stato lui a dire: "mai un giorno senza una riga di codice!"

    colui che ha scritto l'articolo è palesemente pro capitalista e questo è male dal mio punto di vista.

    se nvidia produce schede grafiche e chi le deve far funzionare non sa come sono fatte xkè nvidia oscura il funzionamento di ste cazzo di schede, allora il problema è dell'utente che compra una scheda nvidia... e dato che stallman combatte per noi utenti, mi pare giusto che si incazzi, come d'altronde lo siamo molti di noi.

    usare software il cui codice non è "aperto" è potenzialmente pericoloso in quanto non sai mai cosa diamine sta elaborando quel programma, potrebbe fare cose che tu non sai e che non vorresti che lui faccia!

    il problema è che ci sono pochi stallman e troppi pigri.
    poi capitano pure giornalisti idioti come questo, ed ecco che siamo al punto di partenza.

    il problema della gplv3 è una forzatura che stallman sta provando ad attuare, non so come andra' a finire, ma nella peggiore dei casi il codice restera' aperto, si creera' un fork di linux e chi ci guadagnera' sarei noi utenti che potremo scegliere tra sistemi liberi by stallman e sistemi fuck-simile by torvalds.

    grande stallman: Happy Hacking!
    ciao!

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  3. Alex scrive:

    Se non fosse stato per la lunghezza spropositata, più che un articolo di un giornalista, l'avrei preso per uno dei tanti commenti trollosi dei forum di Punto Informatico.
    Solo in quei forum (e tra le pagine di qualche testata giornalistica italiana) è possibile leggere la stessa quantità di assurdità, ma difficilmente le si riuscirà a leggere tutte così, messe assieme.

    Non è tanto una questione sull'attacco personale e gratuito sulla persona Stallman, ma sull'immane quantità di boiate. Chi fa il giornalista dovrebbe avere il fine ultimo di informare correttamente i propri lettori. Chi fa il giornalista in questa maniera, dovrebbe smettere, per il bene suo, e dei suoi lettori.

    La critica può anche starci, ma deve essere corretta nei modi e nella forma.

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  4. Zummolo scrive:

    Periodicamente saltano fuori questi assurdi personaggi i quali, senza avere nessuna competenza, si esibiscono in disquisizioni tecniche infarcite di inesattezze, errori grossolani, abbagli, pressapochismo e improvvisazione!

    Non dico che non si debba criticare Linus Torvalds o Richard Stallman, ma almeno lo si faccia dall'alto di un minimo di competenza; altrimenti non è possibile intavolare uno straccio di discussione.

    A mio avviso dietro questi ridicoli comportamenti (come quello di Daniel Lyons), c'è un evidente complesso di inferiorità culturale nei confronti di personaggi, come Linus Torvalds e Richard Stallman, che hanno rivoluzionato il mondo solamente con la forza delle loro idee!

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  5. Doxaliber scrive:

    Quello che preoccupa me è che molte persone sono ignoranti in materia e magari credono alle cose scritte da questi giornalisti!

    Leggete ad esempio le fesserie scritte in quest'altro articolo, che vorrebbe accusare Grillo di essere demagogico e qualunquista, ma che in reatlà è scritto da uno che non ha la minima idea di cosa stia parlando:
    LaMiaNotizia

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  6. jeneregretterien scrive:

    purtroppo avviene in ogni campo che i giornalisti ignoranti parlino di ciò che non sanno. Ricordo a mo' di esempio la famosa "appendicite del Papa". Sul corriere della sera il Papa fu operato di "appendicite". E via di questo passo.
    Il campo informatico si presta maggiormente alle bufale e spesso al tg dicono delle cazzate colossali tipo quella che è andata in giro per un bel po' a proposito del fatto che gli hacker entravano nei nostri pc anche se erano spenti. Mai capito da dove nascono bufale così.
    Stallman l'anno scorso è stato ospite per 3 giorni alla Facoltà di Ingegneria della Federico II, invitato dagli stessi studenti. Mio figlio è rimasto sbalordito dalle cose che ha detto. Ne ha parlato a casa per due giorni.

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  7. Doxaliber scrive:

    Jenè, tuo figlio è già un piccolo mito per quella battuta sul bollino della laurea.... ma se poi, oltre a questo, segue e apprezza anche Stallman, a questo punto chapeaux! ;-)

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