Capitalismo naturale

25 feb
2007

Capitalismo Naturale

Questa splendida opera mi è capitata per le mani per caso, a casa di mio fratello e mi ha subito appassionato. Gli autori, senza senzazionalismi e con un linguaggio molto semplice spiegano come con azioni semplici e ragionevoli possiamo raggiungere quel Fattore 10 per il quale si propugna da anni l'omonimo club, e che consiste nel ridurre di dieci volte i consumi o, se si vuole, aumentare l'efficienza delle nostre attività di un fattore di dieci.

Immaginiamo che nel millesettecentocinquanta un membro del parlamento si alzasse dicendo che la produtività umana sarebbe cresciuta, nei successivi settanta anni, tanto che una sola persona avrebbe potuto fare il lavoro di duecento. L'avrebbero preso per scemo, o peggio. Immaginiamo la stessa scena oggi: un gruppo di esperti testimonia davanti al Congresso che nei prossimi settanta anni aumenteremo la produttività delle risorse di un fattore quattro, di un fattore sette, o perfino cento. La cosa risulta altrettanto impossibile da credere[...]

Eppure se seguiamo attentamente i ragionamenti di Paul Hawken e dei coniugi Lovins ci accorgiamo che la cosa è alla nostra portata, tanto che i governi di Austria, Olanda e Norvegia hanno dichiarato pubblicamente di adottare questi obiettivi, e l'Unione Europea ha scelto questo approccio come paradigma per lo sviluppo sostenibile. Il libro indica quattro concetti principali:

  • Produttività delle risorse
  • Bio imitazione
  • Economia di flusso
  • Investimenti nel capitale naturale

e li applica ai diversi campi dell'attività umana: nutrizione, commercio, costruzioni, mobilità, finanza ecc. Ne escono una serie di proposte per nulla rivoluzionarie ed alla portata di quelle organizzazioni o stati che veramente vogliono impegnarsi su questi temi.

[...]stime recenti quotano i servizi biologici forniti direttamente dalla natura ad almeno trentaseimila miliardi di dollari l'anno. È una cifra che si avvicina ai trentanovemila miliardi di dollari del prodotto lordo mondiale e una misura impressionante del valore del capitale naturale per l'economia. [...]Si tratterebbe comunque di una stima modesta poichè il valora di qualcosa di cui non possiamo fare a meno per vivere e che non siamo in grado di rimpiazzare a nessun prezzo è senz'altro infinito.

Purtroppo poche persone sembrano avere questa consapevolezza, specialmente quando sono chiamate a prendere decisioni che avranno un peso decisivo nella vita del nostro pianeta.

Scheda del libro su BOL

Autore: Jimmi

Leggi anche:

  1. Capitalismo a mano armata

NOOK (PS. Che ne dici di dare un voto all'articolo?)
Loading ... Loading ...

    Articoli correlati



Articolo scritto da Jimmi per Doxaliber, vuoi partecipare anche tu?

Creative Commons License

Se questo articolo ti è piaciuto aiutami a diffonderlo. Segnalalo sul tuo blog, invialo agli amici, segnalalo sugli aggregatori di news. Se vuoi seguire Doxaliber con maggiore tranquillità iscriviti ai feed, trovi i link in alto a destra. Intanto questo blog ha già:
Lettori feedburner
senza contare i lettori dei feed per categorie e gli abbonati alla newsletter!

2 Risposte to “Capitalismo naturale”

  1. alexxx scrive:

    Oggi ho letto qualcosa di simile, direi trasversale:
    http://ubuntista.wordpress.com/2007/02/25/il-costo-della-felicita/
    E ci potremmo mettere anche il Grillo-pensiero. Però sta di fatto che le persone che popolano la rete, non certo i passivi della rete, sono più avanti della media nazionale per quanto riguarda i temi dell'ambiente e dell'innovazione. Il restante dell'Italia, guarda caso "se ne *otte",
    Comunque, io ne ho visti di sprechi in quantità industriali, perché ci lavoro nell'industria!
    Sono d'accordo con te, però se il sistema produttivo è vetusto e il 90% degli impianti industriali risale a prima degli anni ottanta, dimmi come si può fare? Nel senso che gli impianti appartengono probabilmente a una parte degli italiani citata prima.
    Per non parlare dei trasporti! Le merci vengono portate avanti e indietro, le mele le compriamo in Australia, le impacchettiamo in Marocco, vanno ad Amsterdam, le compra un grossista tedesco e arrivano al mercato da noi. E dicono che costano di meno!!! Ma all'ambiente costano molto di più!!!
    Forse un mesetto fa ho visto una trasmissione che parlava dello tsunami. Uscì fuori che gli indonesiani compravano gli avanotti in Cina, li facevano crescere, poi li rivendevano in qualche altra parte dell'Asia, e questi li avrebbero rivenduti ai vivai occidentali. Il tutto distruggendo le mangrovie, cosa che ha esposto l'Indonesia alla furia dello tsunami. Ma siamo impazziti? Sto pesce viaggia più di me!!!
    Il tutto per dirti che la gente incolta, che non frequenta la rete, ha però in mano le leve economiche. Stiamo combattendo contro un esercito di zombie, stupidi e lenti, ma testardi e inesorabili.

    P.S. 420/700 dopo 24 ore!

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  2. Doxaliber scrive:

    P.S. 420/700 dopo 24 ore!

    Alexx, lo so, ci vuole tempo, è lento.. ;-)

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

Rispondi

top