L'autorità egiziana pronta a bloccare Facebook, 'tana'' di troppi attivisti politici

3 giu
2008

Il governo del Presidente Egiziano Hosni Mubarak sta valutando la possibilità di bloccare l'accesso a Facebook, il famoso social network, perché tale sito sembra essere diventato il punto d'incontro di molti giovani insoddisfatti dall'attività del governo. In Aprile infatti, proprio grazie alla rete di contatti organizzata su Facebook, gli organizzatori di una protesta contro l'aumento dei prezzi del cibo sono riusciti a portare in piazza ben 80.000 persone.

Il governo, che detiene il potere da 25 anni grazie allo "stato d'emergenza" proclamato subito dopo l'assassinio del Presidente Anwar al-Sadat, ha risposto duramente alle proteste, arrestando i giovani dissidenti e torturando Ahmed Maher, un giovane dissidente che aveva cercato, senza successo, di organizzare una seconda dimostrazione di protesta per i primi di Maggio.

Manette, arresti, torture

Flickr

Nonostante la risposta "dura" del Governo, il movimento che gira intorno al servizio Facebook continua ad essere molto importante, per svariate ragioni. La prima è che contrasta la percezione comune che non ci sia nessuna prospettiva per coloro che intendono opporsi all'attuale stato di cose. La maggioranza degli Egiziani hanno meno di 30 anni e non hanno mai visto un governo diverso da quello di Mubarak. Non conoscono inoltre il funzionamento dei partiti perché il governo ha da tempo messo la museruola sia ai partiti che alla stampa libera. In pratica, in questa situazione, Facebook è diventato una specie di "organizzazione politica", un punto d'incontro per tutti coloro che intendono opporsi all'attuale stato di cose.

Grazie a Facebook le persone possono incontrarsi, comunicare, costruire relazioni ed esprimere liberamente la propria opinione. Facebook al momento dovrebbe contare su 100.000 iscritti provenienti dall'Egitto, ed ognuno di questi iscritti in qualche modo partecipa attivamente alle idee politiche sviluppate all'interno della comunità, ma soprattutto si "attiva" anche nella vita reale per organizzare proteste ed opporsi all'attuale politica portata avanti da Mubarak e dai suoi accoliti.

uomo ammanettato, manette

Flickr

Per questo motivo gli "attivisti di Facebook" sono ora sotto il mirino del Governo, che ha organizzato una campagna diffamatoria contro il sito e contro gli attivisti che lo utilizzano. Il governo egiziano ha anche imposto alle televisioni di non parlare del fenomeno. La registrazione di uno show televisivo in cui si stava intervistando Maher, il giovane che stava organizzando la protesta di maggio, poi catturato e torturato dalle autorità, fu interrotta da un'irruzione della polizia, che minacciò il manager della stazione televisiva ed allontanò l'ospite dagli studi televisivi.

Ora, come riporta il Los Angeles Times, alcune organizzazioni per la tutela dei diritti umani stanno cercando di organizzare pressioni internazionali per costringere il governo Egiziano a rinunciare a qualsiasi tentativo di bloccare l'accesso a Facebook.

Manette rosa

Leggendo queste storie, che purtroppo raramente interessano il pubblico occidentale, ma che in qualche modo in realtà dovrebbero riguardarci, mi convinco sempre più di quanto internet sia diventato un media importantissimo e di quanto sia necessario lottare affinché la rete rimanga libera, a dispetto di tutti i politici che vorrebbero poter controllare anche il web, come già fanno con molti giornali e televisioni. Nello contempo provo anche un profondo fastidio per il pessimo uso che noi occidentali facciamo di questo potente mezzo, sprecandone l'enorme potenzialità per questioni veramente stupide e superficiali.

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