Non avete una connessione a banda larga? Sappiate che è tutta colpa del titanic II

17 set
2009

Seconda parte, per leggere la prima parte clicca qui.

Le frequenze e le radio, dagli USA all'Italia

New York, 1924, per la prima volta le trasmissioni via etere di una radio vengono definite "fuorilegge". La radio WHN balza agli onori delle cronache perché messa sotto accusa dal colosso americano AT&T. La sua colpa: utilizzare illecitamente e senza permesso i trasmettitori della AT&T (che in talse settore deteneva sostanzialmente il monopolio del mercato). A quei tempi la radio newyorkese ebbe un inaspettato sostenitore nell'allora Segretario al Commercio Herbert Hoover (poi Presidente degli Stati Uniti) ma questo non bastò a salvare WHN, una delle più antiche radio della storia, dalla condanna. I giudici dettero ragione ad AT&T, stabilendo il primo pilastro legislativo che poi portò alla nascita di tutto il sistema radiofonico commerciale degli Stati Uniti. Da quel momento tutte le radio degli Stati Uniti furono costrette a pagare la costosissima licenza di trasmissione ad AT&T, chi non era in grado di sostenere tali costi fu costretto a chiudere i battenti.

Ma perché AT&T decise di denunciare le centinaia di radio che in quegli anni trasmettevano sul suolo statunitense? Di certo perché queste radio occupavano ed utilizzavano i ripetitori della AT&T per trasmettere il segnale ma soprattutto perché AT&T voleva guadagnare soldi attraverso la pubblicità. L'idea era quella di farsi pagare dai commercianti per trasmettere segnali pubblicitari attraverso le radio che utilizzavano i ripetitori di AT&T, che tra l'altro era monopolista del mercato. Un fatto normalissimo ai giorni nostri, eppure l'idea di AT&T incontrò moltissime resistenze: quella dei commercianti che non erano affatto convinti dall'uso dalla pubblicità via radio; quella dei cittadini che non concepivano jingle nelle loro case; ma soprattutto quella delle radio, che si rifiutavano di trasmettere pubblicità per far guadagnare soldi ad AT&T. Grazie alla sentenza contro WHN AT&T ottene due vantaggi: il primo era che le radio furono costrette a pagare la suddetta licenza di trasmissione, portando nelle casse di AT&T moltissima liquidità; il secondo era che il costo per gestire una radio diventava altissimo, di conseguenza le radio dovettero cercare nuove fonti di approvvigionamento economico; la vendita di spazi pubblicitari divenne una scelta obbligata, era il 1924, anno "ufficioso" della morte delle radio libere.

Abbiamo analizzato i cambiamenti e gli sviluppi delle radio commerciali negli Stati Uniti, ma cosa avvenne in Europa? Anche in Europa la radio conosce, a partire dagli anni '20, un'enorme crescita; ma a differenza degli Stati Uniti, dove le frequenze sono in mano allo Stato ma vengono comunque concesse in licenza al libero mercato, nella vecchia Europa si sviluppa un modello monopolistico. Nel Vecchio Continente lo Stato non controlla semplicemente le frequenze ma è anche l'unica figura giuridica che ha il diritto di trasmettere i segnali radio. Questo è il modello legislativo scelto dalla Gran Bretagna ma che poi si diffonderà praticamente in tutta Europa.

Ma dove sono più massicce le restrizioni sono anche più forti gli oppositori. Ed è proprio in Europa che, qualche anno dopo la Seconda Guerra Mondiale, nascono le prime radio pirata. Difficile stimare quale sia stata la prima radio a trasmettere senza avere il permesso dello Stato, tuttavia la storia ha assegnato questo "merito" a Radio Mercur, una radio danese che iniziò a diffondere musica via etere a partire dal 2 agosto 1958. I "pirati" di Radio Mercur applicarono l'antico principio secondo cui fatta una legge basta trovare "l'inganno". Nello specifico Peer Jansen e Ib Fogh decisero di trasmettere i loro programmi da un vascello posto al largo delle acque danesi, precisamente in acque internazionali, dove quindi la legge danese non aveva giurisdizione. L'esempio fu seguito da moltissime altre radio, alcune delle quali divennero anche decisamente famose, come ad esempio Radio Caroline, creata dal discografico irlandese Ronan O'Rahilly, il quale non riusciva ad ottenere la trasmissione dei suoi gruppi dalla BBC, perché ritenuti troppo trasgressivi, e quindi decise di piazzare una nave al largo delle coste inglesi per trasmettere tutta la musica che voleva. Oppure Wonderful Radio London, che fu attiva dal 16 Dicembre 1964 al 14 Agosto 1967, sempre al largo delle coste inglesi. O Radio Luxemburg, che invece trasmetteva dal Lussemburgo ma che in realtà realizzava programmi diretti al pubblico inglese. Formalmente, secondo il Wireless Telegraphy Act, queste radio agivano in una zona grigia, ma gli ascoltatori invece violavano palesemente la legge. Questo non impediva ai giornali inglesi di pubblicare gli orari delle trasmissioni ed i programmi di queste radio pirata, che spesso divennero le piattaforme di lancio per moltissimi gruppi rock alternativi destinati a diventare leggenda, gruppi che non avrebbero mai trovato spazio nelle "ingessate" radio istituzionali.

In Italia, esattamente come in Inghilterra, si svilupperà un modello monopolistico. Nel nostro paese la diffusione della radio, strumento nato anche grazie all'enorme contributo dell'italiano Guglielmo Marconi, fu piuttosto lenta e conobbe un vero boom solamente dopo la fine delle seconda guerra mondiale. Fu comunque durante la guerra che gli italiani impararono ad utilizzare tale strumento per mantenersi aggiornati sugli eventi bellici. Esattamente come in Inghilterra le frequenze erano controllate dalla Stato, unica figura giuridica autorizzata a trasmettere segnali in radiofrequenza. Paradossalmente la legittimazione delle cosidette "radio libere" avvenne dopo quella delle "televisioni private", ancora nel 1960 la Corte Costituzionale stabiliva la legittimità del monopolio radiofonico motivandolo con la limitata disponibilità di "frequenze"[5], soltanto nel 1976 (due anni dopo la sentenza che diede il via libera alle televisioni private) le radio libere riuscirono ad uscire dal loro stato di clandestinità. [6]
Però, per una serie di ragioni tra le quali bisogna addurre costi di gestione più contenuti e normative sulla gestione dei diritti di copyright meno folli, il mercato delle radio private nazionale sarà altamente concorrenziale, ricco di palinsesti diversi fra loro e qualitativamente molto più accettabile della sua controparte via etere, ancora oggi al centro della discussione politica e sociale.

[5]Sentenza della Corte Costituzionale n. 59/1960
[6]Corte Costituzionale: Sentenza n 202 del 1976

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