Il problema non è lo statalismo, è il servilismo

11 dic
2006

Schiavi

Ho riletto i commenti degli utenti, che hanno arricchito il post: Tale padre, tale figlio, i quali mi hanno indotto a scrivere ulteriori riflessioni.

Nei commenti è riaffiorata la solita diatriba, tra l'altro rilanciata spesso e volentieri anche da personaggi molto popolari, come Beppe Grillo, che vede contrapposti i dipendenti statali, descritti come imboscati, mantenuti, fannulloni, e tutte le altre categorie di lavoratori: commercianti, piccoli imprenditori, Co.Co.Pro, lavoratori autonomi, lavoratori atipici.

Credo ci siano degli errori di fondo, e vi chiedo di seguirmi in quest'ulteriore analisi.

Consideriamo ad esempio il primo commento, di Marco, che vi riporto integralmente:

"che fatica elencare 4 nomi di “imprenditori” se così vogliamo chiamarli, meno faticoso che elencare le centinaia di migliaia di impegati pubblici che non fanno un cazzo da mattina a sera stipendianti con i soldi delle tasse."

Si, è vero, esistono sicuramente impiegati statali e parastatali che non svolgono il loro dovere, che si imboscano, che lavorano con superficialità, ma in realtà non credo siano la maggioranza, bensì la minoranza dei lavoratori pubblici.

Vi inviterei però a considerare che lo Stato non fa molto per "incentivare" la produttività, spesso negli uffici pubblici si opera con scarsità di mezzi e di attrezzature. In più provate ad immaginare quanto costi, da un punto di vista psicologico, lavorare per sopperire anche alle inconcludenze dello sfaticato di turno, che non fa niente o fa il minimo indispensabile, favorito magari dalla connivenza silensiosa di coloro che dovrebbero controllare (invitati a non farlo "dall'amico" dello sfaticato), persone imboscate, che magari, grazie alle "giuste amicizie" avanzano di grado prima degli altri, pur non avendo né titoli, né meriti.

Dev'essere davvero dura, probabilmente tali situazioni portano i "dipendenti per bene" a perdere l'entusiasmo per il compito che svolgono, non credete?

Ma a parte questo, e volendo avallare l'assioma secondo cui: "tutti gli impiegati pubblici sono sfaticati e mantenuti", è bene sottolineare che il danno economico apportato alla società da queste categorie di lavoratori è comunque di gran lunga inferiore a quello causato da alcuni degli pseudo-finanzieri da me elencati nel precedente post.

Proviamo ad esempio a considerare le implicazioni sociali causate dai fallimenti di Ixfin, Cirio, e della compagnia telefonica Blu, si tratta di migliaia di famiglie che da un giorno all'altro si sono ritrovate senza stipendio e di conseguenza sono improvvisamente piombate nella categoria di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà.

Oltre alle famiglie dei dipendenti di tali aziende, rimaste improvvisamente senza reddito e lavoro, bisogna considerare la larghissima schiera di coloro che, in buona fede ed ingannati da consulenti finanziari disonesti, hanno investito i loro risparmi in aziende come Parmalat, Cirio, Blu, oppure nei prodotti finanziari della Banca Popolare di Lodi, o di altre banche coinvolte in scandali economici.
Si tratta di persone che hanno investito tutto quello che avevano, e che si sono ritrovate improvvisamente con un pugno di mosche, costrette a volte a vendere i loro beni per sopperire al danno economico, con ulteriore impoverimento della società e conseguente contrazione dei consumi.

I dissesti finanziari causati da questi "grandi imprenditori" hanno aumentato il numero di famiglie insolventi, non più in grado di pagare i debiti contratti.
Questi debiti sono ricaduti quindi sulle tasche delle piccole aziende e sono diventati in sostanza "scoperti di capitale" difficilmente recuperabili, con conseguenze gravissime per l'equilibrio economico delle imprese, le quali, costrette a fronteggiare gravi insolvenze, hanno licenziato altri dipendenti, in uno circolo vizioso di proporzioni enormi e difficilmente arginabile.

La contrazione economica causata da questi "dissesti finanziari" ha cagionato anche una diminuzione delle entrate statali, fiscali e previdenziali, e quindi un conseguente aumento dei costi sociali, con ripercussioni gravi sull'intero ciclo economico del nostro paese.

Sono danni che nemmeno il peggiore dei dipendenti statali potrebbe riuscire a causare!

Inoltre gli impiegati pubblici servono, altrimenti non esisterebbe lo Stato, da intendersi non solo come entità nazionale, ma soprattutto come fornitore di servizi.
Se non ci fossero gli impiegati non ci sarebbero: mezzi pubblici, ospedali, scuole, catasti e conservatorie, servizi postali, servizi cimiteriali...

Tra l'altro, considerando anche la peggiore delle ipotesi, ovvero che questa schiera di dipendenti sia inutile e costi all'intera comunità senza restituire alcun servizio, bisogna rilevare che i dipendenti statali in media guadagnano uno stipendio "normale" e lo utilizzano per: pagare l'affitto di casa, il riscaldamento, la luce, per comprare cibo, scarpe, vestiti, auto, gioielli, e tutti quei beni che i commercianti vendono, si tratta quindi di soldi che in gran parte ritornano alla comunità e servono per far girare l'economia.

I migliori clienti dei commercianti e degli imprenditori sono proprio gli Statali, su questo non ci sono dubbi, infatti solo i lavoratori dipendenti hanno facile accesso al credito al consumo, solo i lavoratori dipendenti, sapendo di poter contare su uno stipendio sicuro, spendono più volentieri soldi a lungo termine, i lavoratori dipendenti sono inoltre più propensi, sempre per le stesse ragioni di stabilità, a metter su famiglia, e quindi ad aumentare considerevolmente le loro spese.

Oggigiorno la maggior parte dei lavoratori dipendenti sono statali e parastatali.

Se non esistessero gli impiegati statali (e la sempre più esigua schiera di dipendenti a tempo indeterminato) la FIAT venderebbe 3 auto all'anno perché le altre tipologie di lavoratori parasubordinati non potrebbero permettersi di ottenere un finanziamento, e di pagare bolli ed assicurazioni, equivalenti in costi a 2-3 mensilità dei loro miseri emolumenti.
I costruttori edili non venderebbero case, le banche non darebbero prestiti e non avrebbero soldi nelle loro casse, ed anche i piccoli imprenditori, invece dei SUV e dei Mercedes, dovrebbero accontentarsi di possedere una piccola utilitaria, perché la mancanza del cosiddetto "benessere diffuso" (oggi di esclusivo appannaggio dei dipendenti e degli imprenditori benestanti) penalizzerebbe le vendite dei loro prodotti, come già in parte sta avvenendo.

La verità è che il dipendente pubblico (ed in generale il lavoratore a tempo indeterminato) è il miglior amico "dell'imprenditore", ma paradossalmente molti imprenditori si lamentano dell'esistenza di tale tipologia di lavoratori!

Quest'ultima conclusione potrebbe essere lo spunto per altre discussioni, tipo: "Precariato, conviene davvero agli imprenditori?", ma l'obiettivo finale di questo post è un altro e, dopo un lungo preambolo, ci sono arrivato.

Infatti ormai quasi nessuno considera che in Italia negli Enti Pubblici, da anni, c'è il blocco delle assunzioni, blocco imposto dal precedente governo proprio per venire incontro all'istanza populista di "tagliare le spese".

La maggior parte dei giovani lavoratori che vedete muoversi all'interno delle Amministrazioni Pubbliche sono lavoratori a progetto, consulenti, lavoratori autonomi, spesso assunti, non direttamente dallo Stato, ma dalle cosiddette "società miste".

Si tratta quindi di precari tra i precari, non certo privilegiati fannulloni.

Le società miste sono una delle peggiori invenzioni politiche degli ultimi anni, si tratta di società a partecipazione mista, capitali pubblici e capitali privati, dirette il più delle volte da qualche ex politico caduto in disgrazia (e riciclatosi ad imprenditore), alle quali l'Ente Pubblico demanda la fornitura di beni e servizi.

Esistono società miste per la gestione dei rifiuti, società miste per la gestione dei parcheggi, per i servizi cimiteriali, e per servizi urbani di vario genere.

In realtà quindi, anche a causa di una martellante propaganda antisociale, ci si accanisce contro un problema, lo Statalismo, che non esiste più e che forse non è mai esistito, nel contempo si perde di vista quello che è il vero problema che da sempre affligge il nostro paese, e che negli ultimi anni è peggiorato tremendamente, ovvero il SERVILISMO.

Il servilismo è quella forma di accondiscendenza verso i potenti, alter ego moderni degli antichi nobili, ai quali si chiede, proprio come i baroni di un tempo, un favore per "sistemare" se stessi, un figlio o un nipote.

Il precariato diffuso, ormai tara endemica di questo paese, ha accresciuto il servilismo portandolo a livelli inaccettabili.

Intendiamoci, le "raccomandazioni" (pagate o "per amicizia"), sono sempre esistite, ma una volta riuscire a "sistemare" un proprio protetto era sicuramente più difficile, truccare un concorso comporta dei rischi e non sempre garantisce esiti certi.

L'invenzione delle società miste invece ha consegnato nelle mani dei politici un potere enorme, quello di poter "assumere" chi si vuole, quando si vuole e per quanto tempo si vuole, eliminando quasi del tutto complicazioni ed intermediari, e con il vantaggio di tenere sempre al guinzaglio il "servo" di turno.

La politica, consumato il residuo di "idealismo" ancora presente negli anni '80, si è ridotta a diventare "ufficio di collocamento", una versione dirigista di ciò che per alcune aree del mezzogiorno era (ed è) la Mafia.

L'impiego statale, una volta snobbato dagli abitanti di certe regioni d'Italia, i quali godevano di alternative economiche migliori e più vantaggiose, si è oggi ridotto a diventare per molti unica speranza di riscatto da una vita di schiavitù e precariato senza prospettive, agognata ed invidiata meta di tutte quelle tipologie di lavoratori che, già prima non godeva degli stessi vantaggi pensionistici, delle stesse ferie, delle stesse tutele, da sempre appannaggio dei dipendenti statali, ma che adesso ha perso anche il vantaggio economico, competitivo e di prestigio, che una volta era un incentivo a favore di alcune tipologie di "colletti bianchi" operanti nel settore privato.

Queste forme "alternative" di impiego statale sono, per il cittadino, un costo decisamente maggiore rispetto al classico dipendente pubblico.

Infatti, non più frenati dal "giogo" dei concorsi pubblici che costringevano a "numeri limitati", i politici hanno iniziato ad usare la cosa pubblica come mezzo di scambio per favori più o meno leciti: posti di lavoro in cambio di N tessere per il partito, posti di lavoro in cambio di N voti, posti di lavoro in cambio di "favori" all'interno dell'ente pubblico, oltre ovviamente alle "quote" riservate per figli e parenti di politici e dirigenti.

Il servilismo, non lo statalismo, ha slegato le mani e la fantasia di politici e dirigenti, come conseguenza abbiamo assistito, passivi, ad una crescita spaventosa di "consulenze" miliardarie, di nuove società miste con cui allargare la fila dei "servi", i quali tra l'altro hanno spesso competenze "speculari" a quelle di molti dipendenti pubblici "old style", assunti con regolare concorso, ma costretti spesso a ricoprire ruoli da gregari.
Qual'è ad esempio la necessità di affidare ad un architetto "esterno" un progetto per una nuova piazzetta quando il Comune possiede già, tra i suoi dipendenti, le competenze necessarie per la realizzazione del progetto?

I "servi" che si piegano a queste logiche, ovvero una grossa fetta della popolazione italiana, lo fanno spinti dalla necessità, dal desiderio (legittimo) di consegnare ai figli un futuro più decente, ma in realtà con i loro comportamenti fungono soltanto da carburante di un sistema mafioso sempre più potente e sempre èoù difficile da abbattere.

Accettare di entrare "nelle grazie" di un politico vuol dire alimentare coloro che stanno ammazzando il futuro di questo paese, vuol dire inoltre rendersi schiavi di persone senza scrupoli, le quali non esiteranno a chiedere favori molto più grandi di quello che hanno "gentilmente" concesso ai loro "amici".

Se davvero vogliamo prendercela con qualcosa, invece di inscenare la solita, e sempre più triste, litania della: "guerra tra poveri", combattiamo questo sistema, denunciandolo e standone alla larga.

Non voglio fare del moralismo fine a se stesso, ma sono certo di una cosa: ciò che incrina l'equità sociale prima o poi danneggia la comunità, con conseguenze che presto o tardi giungeranno a colpire anche coloro che hanno accettato passivamente di diventare ingranaggio di tale sistema, se questo castello di carte dovesse implodere sarebbero davvero pochi coloro che non ne rimarrebbero schiacciati.

Vorrei infine dire una parola anche a Giorgio, il quale scrive:

"dove sono gli italiani che hanno voglia di lavorare? oppure che hanno Bisogno di lavorare? fatevi un giro il giorno di natale nei magazzini della grande distribuzione soprattutto alimentare, troverete tanti ma tanti Filippini, Peruviani, Pakistani, Indiani che si spaccano le ossa a volte per 18 ore (diciotto) nel riempire containers che andranno a finire nella pancia del 50% di fannulloni a carico dell'altro 50.

Io conosco e vedo tantissimi italiani che hanno voglia di lavorare e che lavorano. Ci sono le tantissime commesse che in questi giorni di Natale lavorano nei negozi, spesso per pochi soldi, ci sono le tante persone che hanno preso i loro bagagli per andare a lavorare in altre città, non per un posto sicuro come una volta, ma per fare i precari, saltando da un lavoro all'altro. Alcuni di loro non hanno neanche le ferie per trascorrere il natale in famiglia, alcuni di loro lavorano in fabbrica con contratti interinali, altri fanno lavori più comodi ma comunque sempre con poche ferie e con stipendi che non bastano per pagare le spese, conosco persone che lavorano anche i giorni festivi, altri che ogni mattina prendono il loro camion per montare una nuova bancarella in un nuovo mercato, magari nei giorni di festa come questi. Potrei continuare l'elenco all'infinito, ma mi fermo qui.
Fannulloni? Non ne frequento, ne ho conosciuto qualcuno, ma di solito si trattava di persone che le spalle coperte, che di lavorare non hanno né l'interesse, né la necessità.

Ti è piaciuto questo articolo? Votalo su Ok Notizie!

Leggi anche:

  1. Il problema non è il porcellum, il problema siamo noi
  2. Riduzione in schiavitù e sfruttamento dei più poveri, un problema di sempre
  3. Un articolo sul problema immigrazione per Mentecritica.
  4. Problema tecnico con IE 6.
  5. I produttori di videogiochi si lamentano: le DirectX10 solo per Vista sono un problema

NOOK (PS. Che ne dici di dare un voto all'articolo?)
Loading ... Loading ...

    Articoli correlati


    Warning: Cannot use a scalar value as an array in /home/doxaliber/webapps/doxaliber/wp-content/plugins/yet-another-related-posts-plugin/related-functions.php on line 34


Articolo scritto da Doxaliber per Doxaliber, vuoi partecipare anche tu?

Creative Commons License

Se questo articolo ti è piaciuto aiutami a diffonderlo. Segnalalo sul tuo blog, invialo agli amici, segnalalo sugli aggregatori di news. Se vuoi seguire Doxaliber con maggiore tranquillità iscriviti ai feed, trovi i link in alto a destra. Intanto questo blog ha già:
Lettori feedburner
senza contare i lettori dei feed per categorie e gli abbonati alla newsletter!

6 Risposte to “Il problema non è lo statalismo, è il servilismo”

  1. Marco scrive:

    tutto molto bello eccetto alcuni punti
    cito:
    "consegunze gravissime per l’equilibrio economico delle imprese, le quali, costrette a fronteggiare gravi insolvenze, licenzieranno altri dipendenti, in uno circolo vizioso di proporzioni enormi e difficilmente arginabile."

    In Italia non si possono licenziare i dipendenti se lo fai devi avere un buon motivo (anzi spesso + di uno), se ti azzardi a farlo c'e' sempre un sindacalista che ti viene a denunciare dicendoti "tu hai costretto questo lavoratore a licenziarsi, adesso lo riassumi, gli dai lo stipendio dei giorni in cui e' stato a casa, danni morali e lo rimetti nel suo posto, tuttalpiu' gli si da qualcosa come un anno di stipendio e si spera che così se ne vada da solo, lo fanno quasi tutti perche' e' la strada + indolore.

    Inoltre si e' vero che fa + danni un solo di quegli "imprenditori" (se così li vogliamo chiamare) che 100 impiegati statali, ma ricorda: per ogni 100 euro che guadagna un lavoratore non statale, altri 80 ne versa il padrone (brutto e cattivo) allo stato per mantenerlo quindi il rapporto 1:2 che Montezemolo faceva non e' del tutto fuori luogo.

    Per venire a quanto dici tu e cioe' che l'impiegato statale e' "amico dell'imprenditore perche' spende soldi sui suoi prodotti" non sta in piedi, il problema secondo me e' che si sta meglio a fare il lavoratore statale che ad andarsi a spaccare la schiena con gli extracomunitari, che fanno i lavori che si dice "la gente non vuole + fare" ma in realta' lavorano perche' c'e' chi lascia il posto da "spaccaschiena" per andarsi a grattare la pancia alla scrivania, che non ci trovo nulla di male eh anzi mi sembra un ragionamento logico, chi me lo fa fare di spaccarmi la schiena quando di la mi offrono magari anche per un po' di soldi in meno, un lavoro molto meno faticoso?
    Ma questa e' una di quelle cose che proprio NON CONDIVIDO e lo voglio scrivere in grande perche' si capisca.

    Poi io voglio dire una cosa, ma tu (scusa se ti do del tu) ci vai negli uffici pubblici ? per farti un esempio ieri sono andato in posta su 9 sportelli 2 aperti il resto chiusi dietro gente che non si capiva cosa facesse e una discreta fila ad aspettare, ora io posso anche capire che ci sono importantissime pratiche burocratiche da sbrigare ma 2 sportelli su 9 ... ma a parte questo episodio io noto che e' la norma 3 persone a fare il lavoro di 1, gente che gioca a carte (si ho visto anche questo in comune da me), puo' anche essere che io sia sfigato (si qualcuno lo pensera' :) ) e che becchi accidentalmente tutte le volte il caso che mi fa pensare male di questi impiegati statali...

    cmq sul fatto che in Italia esista il servilismo e che questo sistema andrebbe spezzato sono pienamente d'accordo ma, mi sembra un discorso un po' distaccato da quello precedente.
    Vorrei anche spezzare una lancia a favore di Giorgio:
    si fa tanto parlare di crisi di gente che non arriva alla fine del mese ecc... ecc...
    ma poi io continuo a vedere code per andare al mare, code per andare in sciare (saranno tutti imprenditori quelli che riempiono le piste, ammazza quanti che ce ne sono di imprenditori :) ) code per andare in un qualsiasi posto dove si possa spendere dei soldi, e poi ci si viene a lamentare della fine del mese...

    va beh ce ne sarebbe da dire che stiamo qua fino all'infinito ma la chiudo qui

    p.s. scusate la punteggiatura

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  2. Vortexmind scrive:

    Bell'articolo, ora sono troppo stanco per aggiungere qualcosa però complimenti!

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  3. alexxx scrive:

    Io credo che ormai ci sia troppa confusione nei termini. Ormai la parola "imprenditore", dopo il berlusconismo degli ultimi anni, significa troppe cose. Se sei un artigiano, diventi automaticamente imprenditore, e hai diritto a lamentarti allo stesso modo di un Venetton o di un Solaninno. Se hai una bancarella al mercato non sei più un venditore ambulante, ma un "imprenditore". Questo fatto ormai ha avvelenato la società. Ieri ho visto una scena, che mostra come le parole e le denominazioni cambino la psicologia e la società. Un signore che ha una ditta di manutenzioni in basso, telefonino all'orecchio, operaio sulla scala che pitturava i pali (principiante, per via del modo assurdo di come operava). Mi sono avvicinato e ho raccontato un po' di balle per indagare. Risultato quello era l'unico operaio che aveva.
    Con questo che voglio dire? Che se fossi stato il committente del lavoro avrei detto a quello di andarsene e avrei pagato il ragazzo direttamente, perché non mi serve una persona che parla al telefonino. Dal lavoro di quel ragazzo sarebbe derivata la retribuzione del suo capo. Per chiarezza non vestiva panni da lavoro. Ciò che è accettato nel lavoro commissionato sarebbe improponibile nel lavoro subordinato. Vi immaginate in fabbrica se ad una macchina ci sono due operai e uno parla continuamente al cellulare? Arriva il padrone e gli dà un calcio nel cuculo.
    Conclusione, oggigiorno basta avere una partita i.v.a. per sentirsi imprenditori.

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  4. Drizzt scrive:

    uazzz... ho letto i due articoli (molto interessanti ed in buona parte perfettamente condivisibili...) , ed i commenti...
    il mio pensiero è che come al solito, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio... anche a me, è capitato di trovarmi in uffici pubblici all'interno dei quali la maggior parte delle persone era immersa nelle "proprie" faccende personali..., cosa che creava lungaggini burocratiche eterne..., senza contare la rabbia che montava agli utenti..., peraltro, ho trovato invece uffici pubblici con all'interno impiegati molto corretti, cordiali, veloci e capaci, con l'aiuto dei quali, si sbrigavano intrugli burocratici che altrimenti avrebbero richiesto l'intervento di qualche santo...

    credo che troppo spesso gli imprenditori, dimentichino che l'economia attuale, funziona solo se si produce in quantità "industriali" e si riesce a vendere il prodotto..., ma per poterlo vendere, occorre che la massa, abbia disponibilità finanziarie e una certezza quantomeno labile sul futuro...

    negli ultimi anni, il precariato l'ha fatta da padrone, vedi call-center e altre realtà simili, con conseguente aumento di coloro che fanno parte del popolo a rischio, persone che anche nei periodi nei quali lavorano, non si possono permettere di spendere, per timore di restare a piedi e sotto la soglia di povertà nel giro di un amen...

    per quanto riguarda il montezemolo..., beh, più di una volta ha dato prova di essere demagogo e populista, ricordate quando disse che 100€ per una maglietta erano un prezzo proletario...??? ad uno così, che si permette di dire certe immani uazzate, andrebbe data la "possibilità" di vivere con 1200€ al mese per un'pò di tempo, con tanto di affitto da pagare e di figli a scuola...

    mentre ai "veri" statali nullafacenti, che non fanno un tubo, dovrebbe essere dato un bel calcio nel sedere come sveglia e qualora perdurasse il dolce far niente, un saluto e via..., fuori dai piedi..., largo a chi ha desiderio e necessità di lavorare...

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  5. alexxx scrive:

    Allora, voglio portare acqua al mio mulino, e faccio l'esempio di Parmalat.
    Da wikipedia leggo che da essa dipendono attualmente 36000 lavoratori e 5000 fattorie italiane. E ha lasciato un buco di 8 miliardi di euro. In economia significa che quei soldi sono un mancato guadagno dei creditori, quindi in scala macroeconomica vanno a finire sulle spalle di tutti gli italiani. E vi lamentate che ci sono quelli che rubano lo stipendio? Quelli ci saranno sempre, anche se si mettono le guardie davanti agli uffici, che poi anche le guardie ruberebbero lo stipendio, non essendo di fatto produttive. Anzi, la gente che ruba lo stipendio si sposterebbe ai piani alti, e magari prende un salario più alto (il rischio è maggiore!)

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  6. Juspolo scrive:

    Bell'articolo :D , peccato che a parlare di economia e politica ( cose che io reputo separate e distunguibili ) non si giunge mai alla fine della matassa ;) perchè bene o male, tutti hanno ragione.

    Ti piace questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

Rispondi

top