La direttiva IPRED2 è stata approvata

26 apr
2007

Liberiamo le idee

UPDATE 25 APRILE - Strasburgo - Come temevano in molti e nonostante una mobilitazione che soprattutto nell'ultimo mese ha preso corpo la proposta di direttiva IPRED2 ora proposta non è più: nelle scorse ore il Parlamento Europeo l'ha votata (374 a favore, 278 contro), approvando alcuni emendamenti e di fatto dando via libera ad una normativa che tanti hanno definito frettolosa e che è destinata ad avere un forte impatto per l'intera Unione Europea. IPRED2, come noto, è una direttiva che prende di mira la contraffazione e la pirateria, tentando di armonizzare gli ordinamenti dei diversi paesi.

Su uno dei fronti più caldi di IPRED2, quello delle squadre investigative comuni di forze dell'ordine e detentori dei diritti, gli emendamenti approvati correggono di qualche grado il tiro. Se prima i detentori dei diritti potevano "contribuire" ora possono "cooperare", nell'ambito di un quadro che gli stati membri, nel recepire la direttiva, dovranno assicurarsi che "non comprometta i diritti dell'accusato, ad esempio pregiudicando l'accuratezza, l'integrità e l'imparzialità delle prove".

La direttiva poi mantiene una certa ambiguità nel testo, già denunciata anche dai provider italiani, che attribuisce agli ISP una generale responsabilità per le eventuali violazioni commesse sulle proprie reti dai propri utenti. Sebbene la direttiva escluda di colpire l'uso privato senza scopo di lucro di opere protette, di fatto per gli italiani cambia poco: la condivisione via peer-to-peer rimane un reato.

Tra i nuovi privilegi dei detentori dei diritti anche quello di essere informati dalle pubbliche autorità (articolo 7 bis): "Gli Stati membri provvedono a che, nel caso in cui sequestrino articoli in violazione dei diritti di proprietà intellettuale o ottengano altre prove di violazioni, le autorità di polizia (..) informino il titolare dei diritti interessato (...) del sequestro o delle prove in questione. Gli Stati membri hanno la facoltà di decidere che le prove siano messe a disposizione del titolare dei diritti con riserva di determinati requisiti in materia di accesso ragionevole, sicurezza o d'altro tipo, onde garantire l'integrità delle prove stesse ed evitare di compromettere l'eventuale azione penale che ne può scaturire".

Continua su Punto Informatico

Non resta molto da fare, se non firmare la petizione on line

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